La biblioteca dimenticata
Questo articolo è apparso originariamente su Babel 011 nel Gennaio del 2009. Ve lo riproponiamo per meriti contenutistici.
Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una discussione piuttosto accesa riguardante la legittimità nel consultare scansioni di vecchie riviste di videogiochi al di fuori del sito che le stava proponendo. Da una parte gli utenti pretendevano di poter scaricare i contenuti per rileggerseli comodamente offline, dall’altra gli admin rivendicavano il duro lavoro mantenendoli online tramite alcuni stratagemmi. L’assurdità della vicenda mi ha fatto riflettere su come si tenda ad ignorare le riviste di videogiochi come possibile fonte storica e come le stesse persone che ne tentano il recupero non ne colgano il vero valore, limitandosi a far leva sull’effetto nostalgia.
Generalmente si è propensi a considerare come ‘primarie’ fonti indirette come libri o saggi, mentre le testimonianze dirette, quelle visive e materiali, sono costituite in gran parte dai giochi stessi. Wikipedia e YouTube aiutano a custodire la memoria storica grazie a numerose pagine sull’argomento (la prima), e ai contributi video (la seconda). Un database storico di proporzioni notevoli è invece rappresentato dal MAME, il cui scopo non è – come erroneamente credono in molti – riuscire a far girare vecchi arcade, piuttosto quello di ricostruire virtualmente il funzionamento di ogni chip stampato sulla scheda logica nella maniera più fedele possibile.
Eppure, chi coltiva la passione da più di 20 anni fa, può affermare di aver accumulato un notevole background, soprattutto grazie alle riviste di videogiochi. Le stesse che un tempo si attendevano con trepidazione ogni fine mese e che oggi sono affiancate – per non dire sostituite – dalla Grande Rete. Abituati all’informazione in real-time, si fatica persino a concepire che per due decadi abbiano rappresentato l’unica finestra tra noi e il mondo dei videogiochi. Sebbene in passato ben poco professionali, le riviste di videogiochi hanno raccolto in tutti questi anni una notevole mole di informazioni tra recensioni, news, preview e articoli. Di fatto, un tempo erano l’unica fonte di informazioni in un settore che spesso latitava di pubblicazioni di valore. È strano, dunque, che alle riviste di videogiochi non venga data nessuna rilevanza come fonte da cui attingere. Si potrebbe pensare che il tono scanzonato, o in certi casi la professionalità dei redattori, abbiano reso i contenuti poco affidabili. Ancora più strano è che nessun organismo legato in qualche modo al settore ne tenti la conservazione, catalogazione o in alcuni casi il recupero, anche perché nei casi peggiori si parla di riviste di 30 anni fa oramai praticamente introvabili.
In Italia un primo passo verso la conservazione (digitale) è stato fatto da The Games Machine, che attraverso gli allegati della rivista ha reso disponibili i numeri di TGM in formato PDF a partire dal 100. In generale, però, il grosso del lavoro resta a carico dei siti amatoriali, che scansionando pagine su pagine tentano di recuperare materiale di una o più riviste. Il primo a proporsi nell’impresa fu Emuguide, sebbene – a differenza dei successori – non contenesse scansioni delle recensioni (improponibili da scaricare all’epoca del 56k), ma trascrizioni di esse, bisognerà infatti aspettare il Progetto Zzap Italia per le prime pagine scansionate (dell’omonima rivista, in questo caso). Altri siti come Museo Computer e Old Computer Magazine hanno intrapreso strade diverse, preferendo pubblicare più riviste contemporaneamente.
Sebbene lodevole come iniziativa, il materiale presente è spesso proposto in maniera poco ordinata e limitata alla pubblicazione delle scannerizzazioni. Dubito che i siti che pubblicano questi scan abbiano ben chiare le potenzialità che progetti del genere comportino. Insomma, leggere riviste di 10-20 anni fa sa essere interessante, ma limitarsi a renderle disponibili è decisamente poco utile sul lungo periodo: giusto i nostalgici potrebbero voler consultare il sito, mentre altri potrebbero preferire altre soluzioni decisamente più comode (raccolte su emule, programmi in grado di scaricare in una volta sola tutti gli scan) o addirittura cercare le riviste su forum o eBay. La maggior parte perderebbe interesse dopo poco tempo.
La scansione fine a se stessa serve fino ad un certo punto. Per offrire qualcosa di davvero utile alla comunità sarebbe necessario estrapolare dalle pagine tutte le informazioni possibili per poi catalogarle in maniera efficiente e renderle facilmente consultabili a chiunque ne voglia prendere visione (giornalisti, studiosi del medium, appassionati). E di informazioni da ricavare ce ne sarebbero davvero moltissime, basti pensare al numero di articoli, recensioni, trafiletti/colonne presenti in un’unica rivista e moltiplicarlo per numeri e pubblicazioni. Si costituirebbe un archivio davvero enorme, utile sia a chi cerca info su un gioco sia a chi voglia semplicemente consultare una vecchia recensione. Un lavoro che richiederebbe tempo, ma nemmeno Roma è stata costruita in un giorno.




















