AAA cercasi architetto per mulino a vento
Questo pezzo è apparso originariamente su Babel 009 nell’ottobre del 2008. Lo riproponiamo per meriti contenutistici.
I cinesi l’han sempre saputa lunga. C’è un detto che fa: “Quando il vento del cambiamento inizia a soffiare, alcuni costruiscono ripari, altri mulini a vento”.
I videogiochi stanno mutando, e chi segue il mercato sa che non stiamo parlando dello stesso passatempo di dieci anni fa. Bilance, multiplayer online, marketplace e store, Imagine: Dream Weddings che vende milioni di copie, telecomandi, demo da scaricare, achievement e trofei, scena indie, freaking magic window da centrare se si vuol far parte della community (cfr. Il Vangelo su Babel 002), giochi console che escono incompleti tanto c’è la patch, touchscreen, campagne aggiuntive, tornei settimanali, titoli che dopo un’anno dall’uscita sono un gioco completamente diverso. Da una parte abbiamo soggetti di studio che cambiano velocemente, dall’altra degli strumenti di valutazione che ci mettono anni ad adeguarsi. Chi si occupa di discutere di videogiochi per lavoro o per passione, si trova attualmente nella stessa situazione di un falegname a cui viene chiesto un consiglio sull’efficienza strutturale di una centrale nucleare.
Abbiamo già discusso in questo spazio della necessità di trovare un metro di valutazione più preciso del voto numerico. Ci sono state alcune proposte, alcune pessime, altre buone. Nessuna ha però incontrato il favore collettivo, lasciando a Babel l’unica opzione di rifugiarsi nei grandi classici e perpetrare lo status quo. Il salmo di oggi non vuole ritornare sulla questione voto, anche se il 10 di EDGE a un titolo controverso e anomalo come Little Big Planet potrebbe essere un buono spunto per riaccendere la discussione. Quel 10, è per l’editor o per il gioco? Per quello che c’è nel disco o per quello che arriverà – forse – online? Per quello che possiamo toccare con mano o per il potenziale? Lascio l’onere della risposta al mio collega che deciderà di giudicare il gioco sul prossimo numero di Babel.
In questa puntata mi preme fare il punto della situazione sulla critica e sollevare un paio di questioni che mi stanno dando qualche grattacapo. Come dovremmo approcciare titoli come Burnout Paradise, che non la smette di aggiornarsi e che non è più il gioco che a gennaio 2008 totalizzò una valutazione media di 88/100 su Gamerankings.com? E se adesso l’opera Criterion fosse un gioco migliore, o peggiore? Quali sono gli strumenti che abbiamo per comunicarlo efficacemente? Penso alla struttura delle recensioni, e mi sembra di essere il falegname di cui sopra, mentre osserva stordito la sua cassetta degli attrezzi di fronte a un esercito di barre di plutonio. Martello in una mano, chiodi nell’altra, di fronte a lui c’è un problema talmente complesso che non sa nemmeno bene da che parte iniziare.
Little Big Planet e Fable 2, usciranno – e saranno recensiti – senza alcune importanti feature abbondantemente sbandierate in passato, che arriveranno successivamente tramite PlayStation Network o LIVE. Ha senso dare un voto a un gioco che esce incompleto? O meglio, ha senso dare un voto a un gioco che forse non smetterà mai di aggiornarsi, e il cui valore dipenderà molto dai contributi della community, in primo luogo, e dal supporto futuro dello sviluppatore in seconda istanza? Se mi avete seguito fino ad adesso, vi apparirà chiaro che il modello-rivista a cui siamo abituati è destinato a morire, il nostro assieme a tutti i filistei. Persino i siti web, che teoricamente potrebbero seguire un gioco durante tutto il suo ciclo vitale, faticano a stabilire una formula efficace con cui farlo. Articoli sporadici focalizzati sui cambiamenti? Recensione preliminare accompagnata da una serie di comunicazioni neutre sui nuovi add-on? Oppure gli aggiornamenti di un gioco meritano un voto a parte? Perchè non riproporre la recensione a cadenza periodica, aggiornandola a seconda degli sviluppi?
Ci sono i forum, direte voi. Ma parliamoci chiaro, sui forum ci sto io e ci state voi, gli altri – e nemmeno tutti – vogliono solo sapere se un gioco vale i 60€ che costa.
È un mondo difficile, come dicevano sia i cinesi che Tonino Carotone. Mi guardo, vi guardo. Sembriamo gli amministratori della RAI, che danno l’OK a trasmettere una serie televisiva due anni dopo che tutti se la sono già vista scaricandola dal web. Costruiamo rifugi mentre dovremmo costruire mulini a vento. C’è qualcuno là fuori con a portata di mano una nuova cassetta degli attrezzi e una vaga idea di come iniziare?





















