Chime

Chime

Si può giocare per più…

Chime non lo giochi per i bambini a cui è destinato parte dell’incasso. Magari lo compri per loro, che puoi immaginarti schede con Microsoft Point sui camion degli aiuti umanitari, ma poi lo giochi perché è meglio di tanta immondizia che vedi su iPhone o negli elenchi torrent di PSP e DS.Chime è facile da descrivere, pure troppo per essere un puzzle. Per metà è Tetris con i pezzi stravolti da una guerra nucleare, per metà è Lumines che ha smesso di doparsi e la terza metà è Elettroplankton senza quella faccia da artista incompreso. Quello che ti chiede Chime è di riempire lo schermo al cento per cento, come in un test per non fare il militare. Prendi i pezzi a disposizione, posizioni i pezzi a disposizione. Quando non c’è il tempo a correrti su per il culo, è persino un’attività rilassante.

Come in un puzzle vecchia maniera, quelli con il paesaggio di montagna o le barche a vela, ricomponi l’immagine sulla scatola. In questo caso l’immagine è un rettangolo a tinta unita, ma è davvero la stessa cosa. Mentre lo fai, però, siccome sei un videogiocatore e passi da quelle parti, componi musica e figure partendo da piccoli quadrati tre per tre. Il quadrato comincia a colorarsi e tu hai il tempo per renderlo più maschio. Quando cresce ricomincia a colorarsi di nuovo e tu puoi ancora fare di lui un uomo migliore. Finché ti riesce, all’infinito e oltre sulla carta, al massimo fino a ricoprire tutto lo schermo nella realtà.

Chime è solo il primo di (si spera) una serie di giochi prodotti a scopo benefico.

Mentre ti ingarbugli il cervello con figure e colori psichedelici, però, una barra verticale ti si strofina di fianco e si mette a suonare quello che le passa per la testa. Ad ogni figura corrisponde un suono diverso, ad ogni figura più grande un altro ancora. Neanche te ne accorgi, ma nel giro di quattro partite, che due non ti bastano per capire come funziona esattamente il giocattolo, sei alla Scala dei videogiochi a suonare il tamburello. Probabilmente Verdi non ci scriverebbe un’opera e Muti non porterebbe la sua fiera spocchia a dirigerla, ma è roba che ti fermeresti ad ascoltare per strada.

Quando corrono le lancette, invece, Chime non è affatto rilassante. Ma è pure quando lo giochi da professionista che sbatti il grugno contro i suoi limiti da prodotto semplice semplice. Perché la crocetta del pad 360 deve morire soffrendo tantissimo e senza la possibilità di chiedere aiuto, e perché lo schermo tanto grande è lì solo per ricordarti che stai giocando con la crocetta del pad 360.

Chime non lo giochi per i bambini, ma non puoi non giudicarlo tenendo in considerazione il suo buon cuore e lo scopo per cui vive. Fosse un puzzle game qualunque, non sarebbe ugualmente da buttare, ma vorresti avere la seconda parte. Una sorta di lato b con scenari a tempo e incastri ragionati. Perché il lato a, quando non vuoi solo passare un po’ di tempo ascoltando musica, è una cantilena che può annoiare presto. Ma Chime è quello che è, un prodotto realizzato per un buon motivo e venduto ad un prezzo miserabile. Un buon prodotto, che speri un giorno di vedere al completo su qualche portatile e senza la crocetta del pad 360. Perché deve morire, la crocetta, a testa in giù nell’olio bollente e con Pupo, Emanuele Filiberto e Toto Cotugno che gli cantano Italia Amore Mio, ma hai visto mai che a te riesce di salvare o migliorare la vita di qualcuno. [7]

piattaforma: 360
sviluppatore: zoe mode
produttore: one big game
versione: pal
provenienza: UK

blog comments powered by Disqus


    Ascolta RingCast in streaming

    Podtrac Player



  • expandBabel
  • expandCorso per Videogiocatori Professionisti
  • expandParliamo di Videogiochi
  • expandRing
  • expandRingCast