L’idea che un giorno qualcosa possa cambiare – 2
VVVVVV
di Terry Cavanagh
reperibile su: http://thelettervsixtim.es/
Inizi a giocare. La grafica sembra uscita da un Atari 2600. Un platform bidimensionale. Il primo ostacolo ti chiarisce tutto: tu vuoi saltare, ma il protagonista si ribalta e si attacca al soffitto con i piedi. Scendi. Dai, scendi. Non fare così. Non ne vuole sapere di saltare. Fa su e giù, giù e su. I primi schemi sono piuttosto facili. Quasi noiosetti. Poi gli spuntoni prendono piede, le piattaforme iniziano a muoversi, lo spazio si apre e tu inizi a chiederti perché continui a giocare, visto che muori in continuazione. Eppure vai avanti e lo finisci anche. Quante volte sei morto? Tante, tantissime, ma non troppe. Probabilmente potevi fare molto peggio. La voglia di mollare ti è salita spesso lungo la spina dorsale arrivando fino al cervello. Invece hai continuato. Anche quando, appena entrato in una schermata particolarmente complessa, ti sei lasciato andare allo scoramento. Quante volte morirò qui dentro? Ce la farò a passare? Quante volte ti sei detto: “è impossibile, questo è pazzo”. Fortunatamente, pur dopo molti tentativi, ce l’hai sempre fatta e dopo anni passati davanti a titoli che si finiscono da soli, ti ha fatto piacere riuscire a finirne uno tu.
Il minimalismo retrò che Cavanagh ti sputa in faccia, come fosse una firma, non ti spaventa. Anzi, a dirla tutta è difficile trovare qualcosa di più bello graficamente in questo inizio 2010… e non parlo soltanto della scena indie. Dopo Don’t Look Back, in cui aveva raccontato l’inferno con una manciata di pixel e colori molto meglio di quanto fatto dalla EA e dal suo miliardario Dante-trash per adolescenti della YouPorn-generation, Cavanagh gioca con la voglia di saltare e la ribalta, letteralmente. Prende le regole di un genere e le scuote, creando un titolo eccezionale che fa scempio delle convenzioni. La sua abilità maggiore sta nel saper “inquadrare” il gioco, ovvero nella sapiente gestione di cosa inserire e, soprattutto, cosa non inserire nel paesaggio, evitando il più possibile ridondanze, barocchismi e la modernità in quanto tale, pur non rinunciando a essere originale. Essenziale.
503 Eco Shooter
di Intelligent Systems
reperibile su: WiiWare
Passi tutto, ma un rail shooter di Intelligent Systems no. Voglio dire, come li avranno convinti? Oltretutto è brutto. Ma brutto nel senso più profondo del termine. La pretesa è quella di essere un videogioco ecologico. Ehi, sono un videogioco ecologico e voglio sensibilizzarvi alle tematiche ambientaliste. E fin qui siamo nella bruttezza media. Poi si comincia a giocare e… viene voglia di inquinare. Ma sì, dai, viene voglia di andare a recuperare i vecchi deodoranti che tanto hanno fatto per l’allargamento del buco dell’ozono o di aprire una fabbrica e mettersi a produrre amianto.
Nei panni di un operaio obeso e con una paresi che non lascia scampo, bisogna sparare alle latte sparse per i livelli. Per la precisione bisogna distruggerle e riciclare l’energia che producono, energia che andrà ad alimentare l’arma principale. L’unica arma. Le latte però non staranno ferme a guardare e risponderanno al fuoco dello sfigato cercando di eliminarlo… e se il gioco non lo avessi pagato le avrei anche lasciate fare senza oppormi. Invece sono andato avanti e ho perseverano nel massacro indiscriminato dei barattoli omicidi, chiedendomi il perché di tanta crudeltà nei confronti dei videogiocatori. Fortunatamente 503 Eco Shooter dura poco: tre livelli, quaranta minuti totali circa e la pena finisce. Pena accresciuta da livelli privi di ogni logica di design e realizzati con uno stile tanto svogliato e anonimo da essere fastidioso.
Il fatto che si tratti di un titolo realizzato senza convinzione viene confermato dal sistema di controllo. In sostanza si mira con il telecomando, si spara con il tasto B e si raccolgono le sfere con il tasto Z. Sinceramente non capisco perché sia stato tirato in mezzo il Nunchuk, visto che la funzione del tasto Z poteva essere tranquillamente svolta dal tasto A, con il vantaggio di rendere il gioco compatibile con tutte le maledette pistole di plastica che opprimono il mercato. Ecco, forse è un gioco ecologico perché vuole evitare l’uso smodato di periferiche di plastica? Vado a bruciare un po’ di pistole di plastica del Wii per festeggiare l’uscita del gioco, va.





















