Bioshock 2: Sea of Dreams

Bioshock 2: Sea of Dreams

Il ritorno nella Rapture di cartapesta

L’inizio dell’anno videoludico, fatto di mediocrità eccezionali, vede un altro rappresentate in lizza per il premio “conformismo 2010” che non verrà mai assegnato perché farlo sarebbe troppo anticonformista: BioShock 2. L’idea è quella di prendere un esperto di marketing, fargli studiare cosa è piaciuto di più nel primo titolo, estrarre il risultato con una siringa dopo averlo reso liquido con una passatina in forno, riprendere quindi il titolo originale, ucciderlo, comporre con cura il cadavere, asportare gli organi uno a uno, iniettare il liquido di cui sopra nella carcassa, ridarle una parvenza di vita aggiungendo luci e colori et voilà, il seguito è servito e apparentemente è bello come il padre.

I fan, troppo presi dalla voglia di ripetizione, che nasconde sempre una certa pigrizia mentale, deprecata quanto celebrata da ogni società in decadenza, non si accorgeranno dello stato di morte in cui versa l’oggetto del loro desiderio e sdraiati sul divano (il posto giusto per il videogioco giusto, parola di Remedy) asseconderanno il rito rinunciando a dare espressione a quel vago senso di disagio provato durante l’esperienza ludica. Il problema non è il gioco, ma il divano, verrebbe da dire.

BioShock 2 inizia con il giocatore che guarda la cara e vecchia Rapture dagli occhi di un Big Daddy. Costretto al suicidio da una dottoressa nazisteggiante, il ragazzone rinascerà dieci anni dopo per andare alla ricerca della Sorellina tanto amata che è stata sottratta alle sue cure. Per raggiungerla dovrà ovviamente attraversare la città sommersa pensata e creata da Pino Ryan, il grande assente che però si è prodigato nel lasciare diari audio qua e là, dei podcast ante-litteram.

Presi in mano i controlli si notano subito le differenze con il primo BioShock: il Big Daddy non è un poveraccio indifeso sopravvissuto a un incidente aereo, ma una macchina da guerra che di default può arrotare i nemici con un trivellone formato minchia di ippopotamo che per girare per una decina di secondi consuma più benzina di un aereo a reazione con il serbatoio in fiamme. L’incontro con i primi nemici, i soliti ricombinanti, non avviene quindi in modo sospettoso e furtivo come accadeva in passato. Soprattutto non c’è alcuna tensione, dato che non fanno molta paura se visti da dentro uno scafandro corazzato.

Ridotti a ciambelle sanguinanti alcuni tipacci bocconcellosi, si fa quindi la conoscenza di uno dei nuovi cattivi: la Big Sister, ovvero la versione femminile del Big Daddy, ma molto più veloce e potente. Nel corso del gioco la si incontrerà all’incirca una volta per livello, sempre annunciata dai suoi versacci irritanti. Ovviamente, oltre alla trivella, il nostro Big Daddy avrà a sua disposizione altre armi… che sono più o meno identiche a quelle del primo episodio, solo di taglia più grossa. Potevano mancare i plasmidi e i tonici? Assolutamente no e infatti ci sono… e sono identici a quelli del primo episodio (meglio copiare sta frase nella clipboard, così la rincollo dove serve).

Insomma, BioShock 2 è BioShock senza tensione, senza Ryan (assente sia a livello di personaggio sia di chiave di lettura dello spazio di gioco) e con una trama banale che tenta di approfondire il rapporto tra il gigante e la bambina, ma senza andare a fondo e senza mai riuscire a sconvolgere. Mancano inoltre molti di quei personaggi secondari che tanto davano in termini di narratività intrinseca al primo episodio, qui sostituiti da delle brutte copie o da alcune comparse inutili e senza peso. Insomma, più che a Rapture sembra di essere in un parco a tema dedicato al primo BioShock, pura riproduzione effimera della superficie di quanto è già stato vissuto dal giocatore, nella speranza che quest’ultimo chiuda un occhio e confonda la copia con l’originale. In conclusione, BioShock 2 è la bambola gonfiabile di BioShock, divertente finché dura ma trascurabile per mancanza d’ispirazione e di coraggio. [7]

console: pc, 360, ps3
sviluppatore: t2 marin
produttore: t2
versione: pal
provenienza: usa

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  • Giovanni
    Sono d'accordissimo con la rece. Apprezzo anche il fatto che hai evitato accuratamente di parlare del multiplayer...imbarazzante davvero. Dovresti però far notare che le sue 20 ore di rapture te le fa rivivere alla grande!!! E poi che figata è essere un Big Daddy?
  • simonetagliaferri
    L'ho finito in 13 ore (contate da Steam)...
  • giocattolamer
    Oh, gran lettura, Simone. Scritta come Dio comanda e piu' descrittiva di mille partenze false da "la grafica... il sonoro...". Grazie.

    Ma dovevi dargli 6. Suvvia.
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