Dante’s Inferno
Dante’s Inferno, nella mia testa, doveva essere una cagata pazzesca. Innanzitutto perché il truzzo protagonista era una abominio, incrocio perfetto tra Kratos e il Rambo senza rughe sulla faccia, poi perché esponente di un genere a me poco congeniale. Eh sì, gli action pigia pigia non mi vogliono bene, nonostante abbia provato più volte a farci l’amore. Ma lasciamo perdere, questa l’ho già sentita. Fatto sta che, solo per il professionale scopo di ricoprirlo di insulti, ci faccio un giretto e mi accorgo che no, Fantozzi stavolta sarebbe in errore.
Recensire un action avendo giocato solo i primi due/tre livelli di ogni videogioco che Dante’s Inferno si sforza di scopiazzare non è esattamente quello che comunemente verrebbe considerato un sano modus operandi. Ma visto che conosco pure il latino e me ne fotto di ciò che è sano, petto in fuori mi occupo lo stesso di questo gioco. Perché è riuscito a catturare la mia attenzione, a farsi giocare e a mostrarsi qualcosa di più di una pessima, discutibile e probabilmente vincente mossa commerciale.
Ci sono due modi per dedicare un videogioco ad un’opera esistente: cerchi di cartacarbonare l’originale, e spesso sbagli perché un melograno non è una mela, oppure copi l’indispensabile e ti lasci andare alla creatività. Dante’s Inferno non è una Divina Commedia con pixel e salvataggi, che pure avrebbero fatto comodo alla professoressa Lo Russo, ma un modo malato e tossico di sfruttare un’idea vecchia di qualche secolo. L’ambiente non è familiare, solo di tanto in tanto intravedi barlumi di carta stampata, eppure ne riconosci la puzza. Tra un combattimento e l’altro ti guardi intorno e puoi ascoltare le anime condannate all’eterna sofferenza, in lontananza assaggi il gusto di un luogo senza forma e consistenza e sai di esserci già stato. Non t’importa che Dante sia in grado di giustiziare o risparmiare anime di personaggi famosi, non t’importa che Beatrice somigli a una battona sempre pronta a mettere la lingua in bocca a tutti, non t’importa perché sei all’inferno, lo vedi e lo tocchi ogni santo secondo di un videogioco comune e mai geniale, e ti basta.
I boss sono piuttosto insipidi. Anche quelli mastodontici si possono battere con l’uso sistematico di un paio di mosse.
La ferma decisione di far incazzare il maggior numero possibile di persone, con tette alte sei piani, neonati maledetti con le accette e sangue come se non ci fosse un domani, per una volta non appare qui fuori contesto e del tutto gratuita. Più calchi la mano, più ti lasci andare alla violenza e al cattivo gusto, più trasformi l’inferno in una tappa da scartare per le crociere. Lo stesso Dante, proprio quello con la croce tatuata sulle budella, è un uomo colpevole che questo viaggio negli abissi lo eviterebbe volentieri. I cartoni animati a raccontare la storia, alternati ad ottima computer grafica, non fanno altro che calcare la mano sulla crudeltà delle crociate e sui peccati degli uomini guidati da Dio. Tutto in pochi secondi, tutto ad alta velocità, tra un colpo di fioretto e un demone risparmiato, tutto maledettamente ben confezionato.
Al fianco di questa visione scarrugata della Commedia, viaggia un onesto videogioco fatto di idee altrui e difficoltà modesta. Mai troppo impegnativo, mai troppo facile, almeno per chi non è il re di maestrine gommate, Dei sbiancati e ninja epilettici. Tutto come da copione, con tanto di upgrade gustosi e collezionabili ben nascosti. Eppure corre Dante’s Inferno, grazie agli ottimi checkpoint e alla progressione sbarazzina fatta di salti, combattimenti e mostri giganti. C’è sicuramente di meglio oltre il cortile, anche di molto meglio, ma la giostra vale la candela e, nel mezzo della vostra fottuta vita, una passeggiata all’inferno non la dovreste rifiutare. [7]
piattaforma: 360, PS3
sviluppatore: visceral games
produttore: electronic arts
versione: usa
provenienza: usa






















