Dante’s Inferno

19 feb 2010 di

La Dipinta Commedia

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Dante’s Inferno, nella mia testa, doveva essere una cagata pazzesca. Innanzitutto perché il truzzo protagonista era una abominio, incrocio perfetto tra Kratos e il Rambo senza rughe sulla faccia, poi perché esponente di un genere a me poco congeniale. Eh sì, gli action pigia pigia non mi vogliono bene, nonostante abbia provato più volte a farci l’amore. Ma lasciamo perdere, questa l’ho già sentita. Fatto sta che, solo per il professionale scopo di ricoprirlo di insulti, ci faccio un giretto e mi accorgo che no, Fantozzi stavolta sarebbe in errore.

Recensire un action avendo giocato solo i primi due/tre livelli di ogni videogioco che Dante’s Inferno si sforza di scopiazzare non è esattamente quello che comunemente verrebbe considerato un sano modus operandi. Ma visto che conosco pure il latino e me ne fotto di ciò che è sano, petto in fuori mi occupo lo stesso di questo gioco. Perché è riuscito a catturare la mia attenzione, a farsi giocare e a mostrarsi qualcosa di più di una pessima, discutibile e probabilmente vincente mossa commerciale.

Ci sono due modi per dedicare un videogioco ad un’opera esistente: cerchi di cartacarbonare l’originale, e spesso sbagli perché un melograno non è una mela, oppure copi l’indispensabile e ti lasci andare alla creatività. Dante’s Inferno non è una Divina Commedia con pixel e salvataggi, che pure avrebbero fatto comodo alla professoressa Lo Russo, ma un modo malato e tossico di sfruttare un’idea vecchia di qualche secolo. L’ambiente non è familiare, solo di tanto in tanto intravedi barlumi di carta stampata, eppure ne riconosci la puzza. Tra un combattimento e l’altro ti guardi intorno e puoi ascoltare le anime condannate all’eterna sofferenza, in lontananza assaggi il gusto di un luogo senza forma e consistenza e sai di esserci già stato. Non t’importa che Dante sia in grado di giustiziare o risparmiare anime di personaggi famosi, non t’importa che Beatrice somigli a una battona sempre pronta a mettere la lingua in bocca a tutti, non t’importa perché sei all’inferno, lo vedi e lo tocchi ogni santo secondo di un videogioco comune e mai geniale, e ti basta.

I boss sono piuttosto insipidi. Anche quelli mastodontici si possono battere con l’uso sistematico di un paio di mosse.

La ferma decisione di far incazzare il maggior numero possibile di persone, con tette alte sei piani, neonati maledetti con le accette e sangue come se non ci fosse un domani, per una volta non appare qui fuori contesto e del tutto gratuita. Più calchi la mano, più ti lasci andare alla violenza e al cattivo gusto, più trasformi l’inferno in una tappa da scartare per le crociere. Lo stesso Dante, proprio quello con la croce tatuata sulle budella, è un uomo colpevole che questo viaggio negli abissi lo eviterebbe volentieri. I cartoni animati a raccontare la storia, alternati ad ottima computer grafica, non fanno altro che calcare la mano sulla crudeltà delle crociate e sui peccati degli uomini guidati da Dio. Tutto in pochi secondi, tutto ad alta velocità, tra un colpo di fioretto e un demone risparmiato, tutto maledettamente ben confezionato.

Al fianco di questa visione scarrugata della Commedia, viaggia un onesto videogioco fatto di idee altrui e difficoltà modesta. Mai troppo impegnativo, mai troppo facile, almeno per chi non è il re di maestrine gommate, Dei sbiancati e ninja epilettici. Tutto come da copione, con tanto di upgrade gustosi e collezionabili ben nascosti. Eppure corre Dante’s Inferno, grazie agli ottimi checkpoint e alla progressione sbarazzina fatta di salti, combattimenti e mostri giganti. C’è sicuramente di meglio oltre il cortile, anche di molto meglio, ma la giostra vale la candela e, nel mezzo della vostra fottuta vita, una passeggiata all’inferno non la dovreste rifiutare. [7]

piattaforma: 360, PS3
sviluppatore: visceral games
produttore: electronic arts
versione: usa
provenienza: usa

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  • Arthas

    Dunque…il gioco è un vero e proprio hack and slash e mi viene da dire tendeziosamente simile al beneamato mondo di Kratos di mamma Sony; da un punto di vista di storia, escludendo il lieve “colpo di scena” finale ha una trama abbastanza scontatasemrpe senza considerare che chi ha una vaga idea di che cosa sia la discesa agli inferi dantesca poteva comunque aspettarsi uno storyboard simile.
    C'è però da dire che la visceral games ci ha messo del suo per ricreare dei mob e degli ambienti in linea col girone in cui il personaggio si trova; carina l'idea del doppio percorso, santità o empietà, anche se non originale ed interessante la presenza delle voci dell archivio che danno una maggiore contestualizzazione storica del gioco. Il gameplay a mia avviso risulta buono nel complesso anche se al primo impatto è un po inusuale l'impiego dell'analogico destro; le combo non sono affatto complesse e le special moves sbaloccabili sono di facile esecuzione; graficamente il risultato è buono e direi praticamente perfetto nei filmati in cg presenti in games, soprattutto quello finale. La lonevità è scarsa, appena 9 ore di gioco per la prima volta ma alla fine credo che un eccessiva lunghezza lo avrebbe reso sfinenete. In conclusione credo che gli sviluppatori abbiano raggiunto un ottimo risultato in un genere in cui la console microsoft non aveva grandi rappresentanti, ma quello che piu mi viene da chidermi è: se il titolo è ovviamente una trilogia e gli enemies di questo titolo sono ovviamente i demoni, nel capitolo finale che sarà ambientato nel paradiso gli enemies saranno gli angeli?….niente di più facile visto quello che è accaduto nel titolo Bayonetta ma dato che questo vuole avere un contesto più storico e letterario non vorrei che al posto di lucifero, come boss finale, ci fosse San Pietro; una dmanda forse un po blasfema ma direi curiosamente legittima.