La Scappatoia
Come già saprete, Babel ospita da diverso tempo Italia Top Games, una sorta di Gamerankings italiano con le medie delle votazioni affibbiate da diversi siti nostrani ai giochi usciti sul mercato. Se Babel fa parte di questo gruppo, è perché abbiamo scelto fin dall’inizio di affidarci anche noi alle classiche votazioni numeriche. Nonostante questo, non abbiamo smesso di chiederci se non sia il caso di rivedere l’attuale metodo di valutazione, vista la sempre più frequente impossibilità del voto numerico di definire l’opinione espressa nella recensione.
Di metodi alternativi, più o meno funzionali, ne sono stati proposti a bizzeffe. Se il vecchio Ring si affidava alla scala “S,A,B,C,D,E” di derivazione Mikami-ana, c’è chi preferisce fare la lista dei pro/contro, chi invece propone cose più originali come “Buy”, “Do not Buy”, “Rent”. In quest’ultimo caso, però, tradiremmo gli insegnamenti del buon vecchio Fabio Rossi che eoni fa, rispondendo a un distributore parecchio incacchiato, dovette far notare che “le riviste di videogiochi non devono essere considerate delle guide all’acquisto!”. Nel frattempo, l’intero settore sembra rimanere ancorato al modello “Grafica, Sonoro, Giocabilità, Longevità” con annesso voto finale: fino a 10, fino a 100, in decimi, in mezzi voti, o in vena di revival, in centesimi sul modello Kappa.
E non si dica che altri medium con una maggiore tradizione, come cinema e letteratura, non utilizzino valutazioni numeriche, poiché basta sfogliare una qualunque rivista o giornale per trovare anche lì stelline, pallini, cuoricini and so on, quasi come se il recensore, in tacito accordo con il lettore, ponesse le mani avanti dichiarando che quello è l’unico metro di paragone di cui si debba tenere conto per valutare il prodotto.
Un retaggio, quello del voto globale, che ci si porta appresso forse da fin troppo tempo. La stessa categoria dei recensori dovrebbe in qualche modo sentirsi svilita nel dovere pesare il proprio giudizio e doverlo poi confrontare con quello del pubblico attraverso un numero che spesso non significa nulla. Perché se “il voto non è una media”, come si usava dire una volta, il cosa sia non l’ha capito ancora nessuno.
All’interno di una vecchia rivista, un insospettabile lettore scrive lamentandosi dei voti. Chi sarà mai? Scoprivatelo sul numero 21 di Babel!
Personalmente sono contrario a qualunque tipo di valutazione, dovesse anche essere la più efficace che mente umana possa elaborare. Ho l’impressione che il voto a fine articolo sia per il recensore una sorta di scappatoia, che trova nel voto l’ultima ancora di salvezza quando la recensione non è in grado di espletare la propria funzione come dovrebbe. Il lettore, che fatica a capire le ragioni del recensore, finisce per trovare nel voto un ultimo appiglio al quale aggrapparsi per valutare la bontà di un prodotto. Una recensione non necessariamente didascalica, che chiarisca al lettore i criteri adottati per arrivare a una determinata conclusione, renderebbe inutile qualsiasi tipo di ulteriore valutazione al di fuori del corpo della recensione.
Intanto però i voti sono ancora la norma e prestano il fianco al classico lettore svogliato che non è d’accordo con le scala di valori attribuita (quando magari una linea editoriale non esiste nemmeno), che si fionda direttamente verso il voto senza leggere la recensione, che linka i voti sui forum estrapolandoli dal loro contesto, che si lamenta con il recensore di turno perché la sua valutazione non corrisponde alla massa della critica. Tutto questo, come fa notare il nostro Vincenzo Aversa nel blog Single Player Coop (www.singleplayercoop.com) con un “je accuse” diretto al mondo dell’editoria, sta portando a una pericolosa standardizzazione delle opinioni, laddove la valutazione migliore sembra dover essere anche quella comune perché altrimenti, in barba a tutti gli sforzi per argomentare la propria tesi, si finisce per fare la figura del povero imbecille che non sa fare il proprio mestiere.
A questo punto non è più solo una questione di voti da attribuire, bisognerebbe piuttosto iniziare a pensare di istruire il lettore a leggere le recensioni in maniera più approfondita, lasciandosi alle spalle trent’anni di editoria scriteriata.
Recensioni scritte come si conviene, lettori abituati a leggere e capire le recensioni. Un’utopia che servirebbe a mandare in pensione qualunque altro metodo valutativo. Con buona pace di molti Publisher, che non saranno più costretti a mandarti la letterina chiedendo spiegazioni sul numerino a fondo pagina.






















