Vive la discodance!
Il nazismo di The Saboteur ha la stessa forma incolore dello spielberghiano Schindler’s List. Il bianco e nero non è solo espressione ludica di un mondo da riconquistare, ma anche il ritratto fedele di una Parigi inginocchiatasi alla presenza tedesca. Nell’oscurità i soldati deportano e uccidono civili, agiscono indisturbati sotto i riflettori dell’indifferenza e della paura. Solo il coraggio della resistenza, l’eco delle sue imprese e il clamore dei suoi successi può allentare il cappio che stringe il collo dei francesi. Così il colore esplode in mille direzioni e si guadagna la fiducia e la speranza di un altro pezzo di città. Sulla carta è pura poesia, peccato che il videogame sia stato affidato alla sensibilità di un Calderoli qualsiasi.
Il primo corto circuito è nella trama. Sean Devlin, versione riveduta e corretta di un vero eroe di guerra, è un promettente pilota di Grand Prix. Neanche il tempo di salire in macchina, però, che un biondino tutto pepe e arianità gli spara alle gomme e gli fischia un rigore contro al novantunesimo. Sean, che è un povero meccanico, non un cattivone, decide di vendicarsi con una simpatica e innocua burletta che, permaloso di un tedesco, lo lascia senza un amico e quasi senza pellaccia. Allora Sean, che è distrutto dai rimorsi, si dedica a mignotte e bibite gassate finché qualcuno non gli offre un lavoro da terrorista. E lì Sean vacilla, per tre secondi, ma poi sticazzi e diventa uno spietato serial killer che ruba le auto prendendo a pugni i civili. Eh, è la poesia di Calderoli.
Qualche tetta la si vede comunque, ma per lo spettacolino privato è necessario, almeno su console, un codice monouso presente nella confezione del gioco. Chi compra usato potrà recuperare a pagamento, chi gioca si PC avrà tutto a costo zero. Anche agli adolescenti bolliti, però, consiglio il più sano porno di internet.
Il secondo corto circuito lo provoca un gioco che ce la mette tutta per rovinare più generi possibili in un colpo solo. Abbiamo un po’ di Assassin’s Creed, ma senza le belle città e con controlli esilaranti. Abbiamo uno stealth in costume primordiale alla Hitman, senza possibilità di preparare missioni o di gestire gli imprevisti. Infine abbiamo un clonazzo di GTA, con una trama decente pure, ma con grattugiato via gran parte del progresso compiuto negli ultimi due anni dalla serie Rockstar.
È solo quando capisci che il nulla cosmico può trasformarsi in un vantaggio che The Saboteur la smette di essere pura imitazione spicciola al 100%. La missione cominciata in punta di piedi si trasforma in un massacro appena vieni avvistato, perché sei certo che capiterà e proprio non vale la pena di tentare il perfect dell’imboscata. La fuga sui tetti va assaggiata solo in prossimità dei punti di ristoro (buche, baracche, zoccolai e telefoni pubblici), altrimenti è una sagra del movimento imperfetto, dell’animazione ridicola e dell’arrampicata casual. Meglio un giro in auto, due sterzate di qua, due sterzate di là e si è di nuovo liberi come il vento. Meglio ancora in campagna, dove un secondo di fuoristrada può mettere fine all’inseguimento del secolo. Perché The Saboteur è il fessacchiotto di quartiere e ci vuole poco a sbeffeggiare la sua dignità con qualche trucco, troppi bug e piccoli fuori programma. Il beta testing, inutile dirlo, è stato affidato proprio a Calderoli.
Il terzo circuito è quello che non va in corto. Tutta questa pagliacciata di banalità e carta carbone, infatti, finisce con il sembrare un gioco vero, dopo tutto. Sparare è quasi divertente, la trama si segue senza patire, la colonna sonora merita applausi ed ovazioni, le missioni principali sono ben evidenziate e la noia facilmente scongiurata (le missioni secondarie, le armi extra e i perk possono essere ignorate, per arrivare a vedere il finale senza grossi spargimenti di palle). Magari non è vero per tutti i livelli di difficoltà, ma ascoltate un cretino e fermatevi alla normalità. Poca sfida, poco patire, poco ringhiare.
The Saboteur, senza Calderoli, sarebbe probabilmente un gioco con la voce per dire qualcosa. Così come si mostra, si riempie la bocca di una classe che non sa vestire e resta soffocato dalla presunzione pseudo artistica di un regista alle prime armi. [6]
console: 360
sviluppatore: Pandemic Studios
produttore: Electronic Arts
versione: PAL
provenienza: USA
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