Rule of Rose + Haunting Ground
Avrei voluto scrivere di Rule Of Rose tanto tempo fa, e se finora non l’ho fatto è perché le mie opinioni sul gioco sono sempre state molto contrastanti. Gioco di merda prima, poi sottovalutato, poi merda ludica, poi ‘understimato’ di nuovo. Chiariamo subito: dal punto di vista ludico RoR è nulla di che, non brutto, ma nemmeno una perla. Protagonista indifesa e cane da accompagnamento, utile per risolvere semplici enigmi, accomunano RoR al pessimo Haunting Ground, titolo che solo per una dimenticanza non è finito nella rubrica Giochi di Merda (e non è detto che non ci finisca in futuro!).
Chissà in quanti si sarebbero cagati RoR se non fosse stato per le polemice alimentate da mensili e politici italioti. Chissà quanti recensori hanno azzoppato il gioco considerando questo elemento, quasi per farne un dispetto. Storie già viste, ma in fondo RoR molte delle critiche se le era meritate. Tenendo però conto che il titolo non avrebbe dovuto varcare il suolo giapponese, forse non tutto il male viene per nuocere.
Dimenticato per anni, riscopro RoR per caso in un forum, leggendo un thread con uno stranamente ragguardevole numero di pagine. “Sarà scoppiata una nuova moda per il gusto dell’orrido” ho pensato in un primo momento. Forum e siti che analizzano accuratamente parti di un’avventura a prima vista banale e ripetitiva manco si stesse parlando di Neon Genesis Evangelion. Davvero strano, tant’è che a fine lettura corro a comprare il gioco che oramai si trova a prezzi stra-budget, e mi si apre un mondo. Ancora adesso mi chiedo se sia giusto valutare un gioco con il senno di poi. Inizio a pensare che se avessi recensito il titolo all’epoca dell’uscita, il mio parere forse non sarebbe stato dissimile da quello dei miei colleghi.
Rule Of Rose è il mondo di Jennifer, un universo contorto e dalle sfumature particolari, velato di erotismo, cupo, pieno di simbolismo, dove il male residente si rivela apparentemente invincibile perché celato dietro una maschera d’innocenza, quella dei bambini protagonisti. Un’avventura non facile da analizzare, sicuramente non con le normali regole della recensione classica, che altrimenti ne decreterebbero il fallimento, come di fatto è successo.
Jennifer è debole ma non priva di attacchi con cui farsi strada. Ma le difficoltà motorie di Jennifer, più che per una precisa scelta di caratterizzare il personaggio, sembrano derivate da sviste dei coder, poiché anche le comuni azioni risultano a volte inspiegabilmente difficoltose. Un gameplay lineare e banale: prendi questo, segui quello, fai annusare quest’altro, corri nella direzione indicata. Affrontare i nemici è spesso una pura formalità, a volte un fastidio. Di un Resident Evil annacquato non se ne sentiva il bisogno, motivo per cui il gioco ha ottenuto dalla critica voti abbastanza mediocri.
Se RoR è un mezzo fallimento sul piano ludico, è invece un ottimo titolo su quello extraludico. Non è solo per meriti narrativi, mai mi sognerei di metterli in un piano superiore rispetto a quello del gameplay, e RoR non dovrebbe essere considerato diversamente. Eppure ho l’impressione che alcuni elementi, poco utili nell’economia del gioco, siano invece fondamentali per comprendere meglio le vicende della Casa delle Rose. L’apparente inutilità del far annusare al cane Brown ogni oggetto si incastra invece perfettamente nello svelare i molti punti oscuri celati dietro la trama; i mostri affrontati da Jennifer, se visti nella giusta ottica, hanno perfettamente un senso nel loro aspetto e nella loro efficacia; enigmi ridicoli rivelano a poco a poco realtà molto più profonde. Praticamente gli stessi elementi che decreterebbero RoR una porcheria sul piano ludico lo esaltano invece su altri fronti, quasi come un gioco nel gioco da scoprire poco per volta.
Per analizzare RoR ci vorrebbe più attenzione e più sensibilità del normale, porsi verso il gioco in un certo modo. Non credo sia un caso che il gioco, stroncato da uomini magari più abituati a certe meccaniche ludiche, sia invece piaciuto moltissimo alle donne. Sarà per i temi trattati, sarà perché la quasi totalità dei personaggi sono donne, sarà che gli uomini in RoR non ci fanno sta gran figura. Sarà pure che molte donne, di videogiochi, non ci capiscono un cazzo.
Gioco di Merda o Underrated dunque? Credendo che i meriti del gioco vadano oltre ai gusti ludici, ho deciso di scrivere di RoR in questa e non nell’altra categoria. Rule of Rose non deve essere considerato un Resident Evil ‘all’acqua di rose’. Piuttosto, credo che i fan di RE e soci potrebbero trovare elementi interessanti in un gioco decisamente fuori dagli standard, sia ludici che critici.
piattaforma: PS2
sviluppatore: punchline
produttore: atlus
versione: pal
provenienza: giappone
anno: 2006
Box – La TraGGEdia
Riassunto dei tragici avvenimenti che portarono Rule of Rose alla ribalta delle cronache. RoR viene pubblicato da Sony Japan nel gennaio del 2006 ed è previsto inizialmente per il solo mercato giapponese. Atlus decide di commercializzare il titolo in America, ma date le tematiche all’interno del gioco, sono in molti a sconsigliarne la pubblicazione. In realtà sarà l’Europa il principale teatro di dibattito. Bandito in Polonia e successivamente cancellato in UK, il titolo è attaccato dall’allora Commissario Europeo per la Giustizia, Franco Frattini, che chiede la creazione di un sistema di valutazione congiunto che limiti la libera circolazione di software ritenuto inadatto. Verrà bacchettato dalla Commissaria Europea per l’Educazione, Cultura e Media, Viviane Reding, che ricorda che esiste già un sistema di autoregolamentazione a livello europeo, il PEGI, e che opera dal 2003. Le brutte figure dagli italiani non finiscono qui: il settimanale Panorama titola in prima pagina “Vince chi seppellisce viva la bambina” con un articolo di Guido Castellano che lancia l’allarme su “Un gioco costruito sulla perversione e la violenza che ha come protagonisti i bambini”. Lettori, appassionati di VG, addetti ai lavori, subissano il giornale con lettere di protesta per la scarsa cura e la faziosità con cui è stato scritto l’articolo. I pochi dubbi, che vertevano sul fatto che il ‘giornalista’ non avesse provato il gioco neanche per sbaglio (non si ‘vince’ e non si seppellisce viva nessuna bambina) si diradano qualche giorno dopo quando si scopre che l’articolo è stato addirittura copiato da un commento apparso sul forum di Gamesradar a cui è stato cambiato il finale! Disgustorama
Una giovane donna che rivive il suo passato in un orfanotrofio, efferati omicidi ai danni di minori, ricordi che ritornano alla mente, bambini mascherati. Non è Rule of Rose ma poco ci manca. The Orphanage, film spagnolo del 2007 diretto da Juan Antonio Bayona, ha molto in comune con il titolo Sony. È previsto un remake prodotto da Gulliermo del Toro. Almeno per il tie-in non dovrebbero avere problemi.
Overrated – Haunting Ground
A quanto pare non c’è voluto molto per inserire Haunting Ground nella rubrica escatologica di Babel. E infatti, mentre Giochi di Merda si presenta nella nuova veste della Tristologia, ecco ritagliato un piccolo spazio che ripropone la classica formula, trattando di un gioco che già nel titolo originale era tutto un programma: Demento.
La trama: Fiona, ragazzina sciocca e popputa è coinvolta in un incidente d’auto dove muoiono i suoi genitori. Si risveglia in un castello, giusto in tempo per scoprire che tutti gli inquilini se la vogliono bombare: un giardiniere handicappato morto di figa, la sorella di Jimmy Il Fenomeno, il fidanzato manesco di Rihanna e un redivivo Dalshim.
Haunting Ground si rifà al vecchio Clock Tower, ovvero ragazza in pericolo e praticamente inerme che solo con l’astuzia può avere la meglio contro ognuno dei quattro inquilini-nemici. Fiona ha un limitatissimo set di attacchi, ma è in grado di utilizzare gli item sparsi in giro per realizzare ordigni con cui bloccare temporaneamente il nemico e avere maggiori speranze di fuga. Il cane è utile non solo per risolvere alcuni semplici enigmi, ma può essere ammaestrato (pena il ritorcerselo contro) e aizzato contro il nemico di turno. La capacità di fuga è determinata dallo stato emotivo di Fiona che colpita o inseguita, inizierà a perdere colpi: lo schemo diventerà più confuso, il pad sempre più vibrante, il movimento sempre più sconnesso.
Tutto molto bello ed interessante… per i primi 10 minuti di gioco. Dopodichè per le restanti ore di gioco, aprire una porta per scoprire che il cattivo di turno è dietro di essa ogni due per tre vi sembrerà divertente come quando in Metal Gears Solid 2, per ripristinare lo stato di tranquillità dopo un allarme, ci si ritrovava a dover scappare per mezza Big Shell. Che due palle! I nemici sono delle macchiette parodistiche, tant’è che gli intermezzi che dovrebbero incutere timore sono invece spesso fonte di grande ilarità. Paradossalmente, l’estrema cura con cui è realizzata Fiona nonché i suoi stati d’animo, stridono con gli atti di demenza degli inquilini tanto che a tratti sembra di assistere a degli sketch di Maccio Capatonda. La stessa protagonista non sembra avere tanto senno, lasciandosi spesso alla mercè degli antagonisti dimostrando un certo masochismo nel farsi inseguire o prendere a pedate nel sedere.
A questo si aggiunge una trama senza senso con il peggior escamotage del clone mai realizzato, enigmi fin troppo semplici e compenetrazioni che non se ne vedevano dai tempi del chip SuperFX. Con Haunting Ground, Capcom ha tentato di trovare nuove idee per Resident Evil, utilizzando però un vecchio concept che tanto bene non funzionava. Meno male che per RE4, Mikami e soci hanno puntato a idee completamente differenti.
piattaforma: ps2
sviluppatore: capcom production studio 1
produttore: capcom
versione: pal
provenienza: giappone
anno: 2005






















