Pippe mentali e affini
Caro lettore dubbioso, impara:
Sei snob se:
- Non ti piacciono i commenti troppo superficiali;
- Cerchi di approfondire e provi a proporre temi e problemi derivati dall’uso dei videogiochi;
- Non ti piace il videogioco del momento;
- In un articolo scrivi parole più complesse di cacca mamma nonna zia Gatsu;
- Fai dei ragionamenti più complessi di texture bella=voto più alto;
- Eviti le console war come la peste;
- Ogni tanto usi la parola cultura in modo appropriato;
- Quando usi la parola stile sai quello che stai dicendo;
- Quando usi la parola arte hai una vaga idea di quello che stai dicendo;
- Quando ti trovi davanti a un gioco diverso dalla media ponderata semplice non lo bolli come ‘non gioco’ ma ci ragioni un po’ su;
- Hai l’ardire di argomentare;
- Hai l’ardire di apprezzare giudizi diversi dal tuo se ben motivati;
- Varie ed eventuali.
Foto di Markus Krisetya
Non sei snob se:
- Scrivi proprio quello che la maggioranza ponderata si aspetta tu scriva su un gioco;
- Ti fanno schifo i giochi che la maggioranza ponderata dice che fanno schifo;
- Ti fai piacere i giochi che la maggioranza ponderata ha deciso essere belli soltanto guardando i trailer;
- Scrivendo un commento argomentato e intelligente chiedi scusa per averlo fatto;
- Scrivendo una tua opinione fai notare che è una tua opinione (e di chi altro dovrebbe essere?);
- Alimenti la console war appena puoi;
- Spari termini tecnici ogni 3×2 pur non capendo nulla di quello che stai scrivendo;
- Consideri un videogioco come la somma semplice di elementi ben definiti e giudicabili singolarmente;
- I tuoi gusti vengono prima di tutto e guarda caso sono coincidenti con gli investimenti pubblicitari dei publisher;
- Non ti senti assolutamente a disagio per il punto precedente;
- Leggere più di due righe di testo alla volta ti causa un forte mal di testa e sei costretto a scrivere ‘wall of text’ da qualche parte per sfogare la frustrazione;
- Varie ed eventuali.
Caro lettore, dalla mia posizione di snob professionista ottenuta involontariamente – anche perché per sbaglio attribuivo alla parola un significato diverso più legato al senso originario della stessa – ti dico che essere curiosi richiede un’instabilità eccessiva. Rischia inoltre di proiettarti in un universo di parole a cui faticheresti ad attribuire un senso e che ti metterebbero in cattiva luce, facendo diventare ardua per gli altri la tua fruizione come individuo. Costringendoli inoltre a incanalarti in un discorso convenzionale in cui l’informe viene ridotto in lemmi poveri e molto semplici per consentirne la stigmatizzazione e la purificazione dal male che incarna. Tutto è peto e si espande nell’aria, quindi accetta i richiami all’ordine e non dare mai per scontato che esistano argomenti per cui valga la pena rischiare. Non è così. L’unico rischio accettabile è quello di dover scegliere tra due titoli parecchio in alto sulla scala dell’hype (prima di decidere consulta Metacritic, mi raccomando).
E il campo. Non stare mai dalla parte di quelli che osservano. Scegli quelli che parlano. Entrerai in un meccanismo perfetto e privo di rischi, in cui le parole procedono a ondate regolari e sanno chi e come colpire. Esiste una definizione per tutto, figurarsi per ciò di cui si ha paura. Ti giuro che ti troverai perfettamente a tuo agio. Cerca di non protestare e di non far notare l’assurdità di quello che potrebbe avvenire. Perdersi è troppo complicato e verresti inevitabilmente cestinato.
Per sempre tuo.





















