Pustole da salvaguardare

18 dic 2009 di

Pustole da salvaguardare

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È che nel clang clang plutopolicommercialnatalizio rischi che un titolo come Aztaka passi inosservato. Poi ti accorgi che è già uscito da qualche mese e allora ti rendi conto che è passato veramente inosservato. La cosa ha senso, ma non ti piace e non ti piace proprio perché le trovi un senso. I videogiochi dovrebbero essere trattati tutti nello stesso modo ed essere messi nello stesso spazio. Sono le diverse pubblicazioni che dovrebbero andarsi a cercare le novità, i titoli di secondo piano messi in ombra dal Putin Putin della pubblicità. In effetti la prima cosa che si nota di Aztaka è l’effetto ‘we can’, il suo essere un platform / action GDR che riesce a essere un buon platform /action GDR, nonostante i bug.

Lo avete provato? Gli è stata data una possibilità? Qualcuno ha perso tempo con la demo? Niente. È stato abbandonato a se stesso. È stato lasciato ad ammuffire nell’indifferenza di quelli che dovrebbero in primo luogo ‘ricercare’, ovvero raccontare come si muove il mondo dei videogiochi. È troppo facile parlare di Uncharted2DragonAgeOriginsAssassinsCreed2. Stanno lì. Te li tirano addosso già con il voto stampato sulla confezione. Volendo puoi trovarci sopra un tuo quote senza aver detto ancora niente. Sanno come la pensi e sanno cosa scriverai. Tu devi solo stare comodo e vedere chi fa la voce più grossa. Poi puoi unirti a lui e cantare la canzone dell’amore perduto, realizzando esattamente il sogno negletto di una vergine di ferro.

In questo senso c’è un’aria di inutilità nell’aria che viene voglia di tagliare l’aria con il coltello e togliergli l’aria dalle vene. Pubblicazioni disinteressate più lettori / giocatori disinteressati più XXX al cubo fratto YYZ, dove le X rappresentano la costante di penetrazione di una buona pubblicità e le Y i lettori che danno voti mesi prima che il gioco esca, basandosi solo sui filmati o, peggio, sugli artwork (la Z è il fattore sesso, che va sempre considerato per capire la propensione allo scrivere di chi scrive) quanto fa?

Ma è arrivata l’ora del Buscopan e bisogna capire che la maturità è compromesso, ovvero è la capacità di lasciarsi alle spalle la radicale sensazione che ci sia qualcosa che proprio non va e adeguarsi alle tesi della maggioranza secondo la quale quel qualcosa che non va dipende solo dal canale televisivo scelto per passare la serata. In questo senso conosco dei dodicenni che sono molto più maturi di me, ma con fatica riuscirò presto a fare la somma delle mie (pesanti) parti capendo che, in fondo, potrebbe non fregarmene niente di tutto questo ordine. In fondo conta solo la crudeltà. E se non capite cosa intendo per crudeltà, potete anche andare a farvi fottere.

Eufloria

eufloria

Eufloria è un gioco su semi che colonizzano dei nuclei in cui fanno crescere degli alberi che creano altri semi che diventano un esercito che deve annichilire i semi avversari per conquistare altri nuclei fino a dominare tutta una zona (prendete fiato). I semi hanno caratteristiche diverse a seconda del nucleo che li ha prodotti, mentre gli alberi, che vanno piantati per colonizzare i nuclei, sono di due tipi: riproduttivi e difensivi. La creazione di un albero richiede il sacrificio di almeno dieci semi che vanno inviati nel luogo da colonizzare. Nel caso lo si trovi occupato da altre sementi, bisognerà combatterli, distruggere una loro pianta (se presente) e azzerare l’energia del nucleo usando dei semi come fossero dei kamikaze.

La campagna principale è composta da venticinque missioni, divise in cinque sottoinsiemi che rappresentano altrettante fasi, da giocare in sequenza. Completandole vengono sbloccate delle missioni extra nella modalità schermaglia. Finita la venticinquesima missione è possibile rigiocare a un livello di difficoltà più elevato. Volendo è anche possibile creare dei livelli personalizzati tramite un editor molto semplice. Gli spostamenti da un nucleo all’altro sono elementari: basta cliccare con il tasto sinistro del mouse sul nucleo di partenza e trascinarlo fino a quello di arrivo. Il movimento è possibile solo nel caso in cui ci sia un collegamento tra i nuclei (ognuno di essi ha un proprio raggio di influenza sui nuclei circostanti) e, nel caso si voglia raggiungere un luogo molto lontano, sarà il gioco stesso a calcolare la strada migliore generando un percorso appropriato.

Nonostate la semplicità della rappresentazione grafica, fatta di forme primarie e di ampie sfumature di colore, Eufloria riesce a stupire proprio dal punto di vista visivo, creando continuamente immagini minimaliste dal fascino incredibile, con momenti di pura poesia estetica. Non c’è mai tensione in quello che accade sullo schermo, mai un eccesso barocco o un moltiplicarsi di informazioni inutili e ridondanti. Tutto sembra scorrere con una naturalezza biologicamente determinata e, nonostante le meccaniche di gioco premino fortemente la strategia dell’accumulo, il gusto ludico rimane invariato dall’inizio alla fine proprio in virtù della sua astrattezza e del non trascendere mai verso forme figurative ovvie.

Machinarium

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La rappresentazione ha un peso specifico elevatissimo nell’esperienza videoludica, perché la contemplazione stessa è gioco nel gioco e aiuta al formarsi del senso che si trae durante la fruizione. Machinarium, come tutte le opere di Amanita Design, è prima di tutto un’esperienza estetica; l’esposizione di un modo inedito di sfruttare il medium pur affidandosi a forme di gioco conosciute e ben rodate. Sostanzialmente si tratta di un’avventura grafica, peraltro molto semplice nell’interfaccia (basta cliccare sugli oggetti per compiere azioni e l’inventario non si riempie praticamente mai), in cui bisogna controllare un robot gettato in una discarica da un’astronave.

All’inizio, di lui sappiamo ben poco. Il primo compito da affrontare è riuscire a rientrare in città superando una guardia all’entrata. Per farlo bisognerà risolvere diversi enigmi. Dopo aver superato i sotterranei, ci si ritroverà in un ambiente urbano costruito verticalmente e fatto a misura di robot. Di tanto in tanto dei flashback sveleranno dei dettagli su quanto è accaduto e sulla minaccia incombente. 
 Machinarium è una storia d’amore? Una spy story? Anche, ma solo a livello superficiale.

Osservandolo bene ci si rende conto del suo essere un’opera nostalgica, ma non patetica. La città dove si svolgono le nostre peregrinazioni è fatta di tecnologie vecchie e arrugginite. Tutto comunica abbandono e sembra sospeso in un tempo dimenticato. Le forme, nonostante i materali, sono arrotondate e delicate, come se cullassero dei ricordi ormai esclusi dal momentum perennemente inseguito dalla società, ma ben presenti nella coscienza degli individui. La ruggine è un velo delicato che ricopre le superfici, regalando loro la bellezza della memoria e facendole diventare la rappresentazione del sentimento del tempo, più che della decadenza di una gloria che ormai non c’è più e che, forse, non c’è mai stata.

C’è tecnologia, ma non è la tecnologia che ti aspetti. Non c’è ricerca della gratificazione o della celebrazione fine a se stessa. È come ritrovarsi in un mercatino delle pulci pieno di vecchie radio e di televisori a valvole, oggetti un tempo considerati come massima espressione della potenza tecnologica umana e oggi ridotti a pezzi d’antiquariato, buoni magari per qualche mostra d’epoca… o per trasformarsi in un pezzo di immaginario.

Aztaka

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Aztaka è un platform GDR con scenari disegnati a mano che colpisce per la cura posta nel bilanciamento e nella generazione di una dinamica di gioco non banale, pur partendo da presupposti scontati. Si parte con un personaggio debole e senza poteri che ben presto inizia la sua scalata verso l’onnipotenza, acquisendo anche un compagno di viaggio magico. Le quest ci sono, non moltissime ma ci sono. I livelli sono sfruttati in modo intelligente e spesso vanno percorsi più volte prima di rivelare tutti i loro segreti. Il fatto che siano relativamente brevi rende le ripetizioni completamente indolori.

Il sistema di combattimento è molto semplice per quel che riguarda il corpo a corpo: con un tasto, Huitzilo (così si chiama il protagonista) fende la sua lancia in avanti. Proseguendo nel gioco si acquisiranno altre mosse piuttosto utili. Oltre a combattere in mischia, c’è anche la possibilità di utilizzare delle magie. Il sistema qui è un po’ più intricato e richiede che il giocatore componga delle sequenze di simboli con il mouse per poter lanciare un incantesimo.

Aztaka è un titolo da considerare seriamente, non fosse altro per lo splendido lavoro fatto in fase di bilanciamento. Inoltre costa veramente poco per quello che ha da offrire.

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  • http://arsludica.org/ Simone Tagliaferri

    Se vi interessa Aztaka a questo punto vi conviene aspettare la prossima patch che dovrebbe togliere un bel po’ di bug e aggiungere la traduzione in italiano.

  • http://SitoInternet compagno di sbronze

    x Gatsu

    Grazie mille per la risposta. Aspetterò gennaio.

  • http://www.gehennainc.com Tommaso De Benetti

    x Compagno di sbronze: dunque, al momento puoi loggarti solo co il tuo account WordPress, se ne hai uno. Stiamo lavorando ad altra roba per gennaio, vediamo cosa si può fare.

  • http://SitoInternet compagno di sbronze

    x StM

    Sì, lo so che c’è il sistema d’aiuto interno, però per alcuni enigmi è un pò inutile. Comunque l’ ho appena finito, che dire, è stata una piacevole sorpresa, gli enigmi sono ben bilanciati a parte in un paio di punti e artisticamente è una gioia per gli occhi.
    Per quanto riguarda Aztaka, anch’io non ho trovato recensioni, però sono riuscito a trovare un video di gameplay di un paio di minuti.

    P.S. Non ci si può iscrivere al sito per postare?

  • http://stm.sottosuolo.org StM

    “compagno di sbronze”, non è necessario andare su youtube, c’è il sistema di aiuto interno al gioco (in alto a destra).

    Aztaka era molto spinto da Impulse qualche tempo fa, ma non era riuscito a convincermi (mi sa che non hanno scelto le parole giuste per solleticare il mio interesse), e trovare recensioni era impossibile.

  • http://SitoInternet compagno di sbronze

    Interessante l’ introduzione dell’ articolo. Sono completamente d’accordo. Dei giochi recensiti sto giocando machinima, tra l’ altro sono bloccato proprio nel punto dello screenshot mostrato nell’ articolo: ho la pianta e il megafono, ma non riesco ancora a fare tutti i collegamenti. Potrei andare su youtube e vedere la soluzione, ma la soddisfazione che si prova nel risolvere gli enigmi di questo gioco è immensa, quindi non lo farò. Alla tua bellissima recensione su questo gioco, vorrei soltanto aggiungere il lavoro fatto per la colonna sonora che non risulta mai invadente e non ti costringe ad abbassare il volume del gioco (cosa che mi è capitata di recente con il professor Layton).

    P.S. Sicuramente, proverò Aztaka. Sono incuriosito.