Il futuro di Babel? La carta, ovvio!
Ogni tanto, qualche fan della rivista ci chiede se non sia il caso per Babel di passare alla carta stampata, data la presunta mancanza di informazione seria in edicola. Sebbene in passato si fosse paventata addirittura l’auto-produzione, i forti dubbi sulla reale riuscita dell’operazione ci hanno per ora fatto desistere dall’intraprendere questa strada.
Giusto il mese scorso si parlava di come il problema dell’editoria videoludica fosse legato sia alla mancanza di fondi adeguati, sia alla crisi generale del settore, che ha sempre meno armi per contrastare l’avanzata dell’informazione online. Che a sua volta pare non passarsela troppo bene dato che, a quanto pare, “anche i Murdoch piangono”; dopo averci fatto una testa tanta sulle potenzialità dell’informazione gratuita, il riccone si è ritrovato con le pezze al culo (si fa per dire) e sta tentando una rovinosa marcia indietro, boicottando Google News e tentando di proporre alcuni articoli a pagamento.
Inutile dirvi come andrà a finire, ma mentre vecchi babbioni arroccati alle loro convinzioni non sanno che pesci pigliare, la carta, anzi l’E-Carta, sembra la base su cui fondare il futuro dell’informazione libera. Che poi magari non se ne fa più niente e mi ritrovo a scriverne tra 10 anni in Meteore.
Un assaggio di futuro ce lo ha dato la nota rivista di moda Esquire, inserendo nella cover del numero di Ottobre del 2008 un piccolo inserto E-ink raffigurante testo e figure in movimento. L’inquietante presagio di immagini in movimento anche nel fustino del Dixan non è poi così lontano da venire
Di provare a digitalizzare tomi e tomi di libri si era pensato già agli albori degli anni ’80 su home computer, dove tra uno Zork e un Bubble Bobble era possibile trovare qualche libro stipato in dischi formato 5”1/4 pollici o in cassettina TDK. Pura follia leggere qualcosa più lungo di 3 righe su schermi con segnale traballante o monitor con tubo catodico a fosfori verdi, e anche oggi le cose in effetti non vanno troppo meglio. Se fino a qualche anno fa l’E-Ink era roba geek da mostrare al massimo alle fiere, oggi Amazon, prima fra tutti che ha creduto in questa tecnologia, guida il mercato con il suo Kindle. E dopo qualche titubanza, oggi sono molti i produttori disposti a seguirla. Numerosi i vantaggi rispetto alla carta tradizionale, mentre i difetti di gioventù (resa monocromatica, velocità di aggiornamento piuttosto lenta) verranno sicuramente estirpati in meno di una decina di anni.
Immaginatevi non dover alzare le chiappe per andare all’edicola e poter scaricare direttamente sul device l’ultimo numero della Gazzetta. Immaginatevi non dover comprare libri su libri dal costo e dal peso non indifferenti potendo stivare lo scibile umano in un comodo dispositivo ultraleggero. Immaginatevi libri acquistati regolarmente che improvvisamente spariscono perché il venditore si è scordato di pagare i diritti di pubblicazione, e quindi via dal vostro hard disk la copia di 1984 regolarmente pagata senza che nemmeno ve ne accorgiate. Già succede in America, ma se siamo fortunati saremo i prossimi. Un Kindle che vince ma non convince: al prestigioso MIT si era deciso di utilizzare i dispositivi Amazon al posto dei libri, ma l’impossibilità di inserire note o appunti nelle pagine, data la mancanza di uno schermo touch screen, ha costretto gli studenti a tornare alla cara e vecchia (in tutti i sensi) carta.
Tra tanti piccoli problemi, Amazon dichiara che “per ogni Kindle si vendono 20 libri”, ma in realtà non è che di Kindle ne abbiano venduto proprio come il pane. “Se avessi davvero venduto così tanto penso che avrei voluto dirlo a tutti”, avrebbe chiosato Steve Jobs, CEO di Apple, anch’essa al lavoro su un fantomatico tablet che “sembra un iPhone ma non è”. Se da un lato Apple pare già in odore di accordi con le maggiori testate statunitensi, al contempo non sembra troppo sicura delle possibilità di espansione del mercato in tempi brevi, tanto da definirlo in una delle ultime riunioni interne “non appetibile”. Suvvia, Apple, sei quella di iTunes, dell’App-Store, non ci dirai mica che non stai pensando di rivoluzionare il settore come già hai fatto con iPod e iPhone? A risolvere la situazione paiono esserci tanti piccoli sviluppatori iPhone con le loro applicazioni per la lettura di PDF, tant’è che il Melafonino è ad oggi il dispositivo più usato per la lettura di siti e riviste, alla faccia dei veri E-reader.
Nel frattempo sono sempre di più le aziende in procinto di buttarsi a pesce nel… ehm, proficuo mercato. Sony, Asus, Philips e Samsung lanceranno nei prossimi mesi i loro dispositivi, persino Microsoft ha dato segni di attività mostrando un proprio prototipo di tablet (Courier), mentre Fujitsu e LG vanno oltre annunciando a breve termine E-paper a colori e con migliori refresh rate.
Nell’attesa di questa grande rivoluzione, possiamo solo sognare un futuro dove grandi editori e piccole realtà indipendenti vivono pacificamente insieme, tutte nello stesso(i) store, liberi dalle problematiche – soprattutto economiche – legate alla carta. E in tutto questo non è detto che non ci sia posto anche per noi di Babel.






















