Inseguendo l’oggettivo
Quando ho deciso di comprare un iPhone, perché sono un fico anche io perlopiù, mi sono lanciato a fionda alla ricerca di tariffe convenienti. Dopo una settimana di asterischi, spiegazioni poco chiare e tentativi di truffa veri e propri, mi sono sentito un filino spaesato. La verità, quando si ha a che fare con le compagnie telefoniche, non esiste. Il loro è un mondo di affermazioni vere, ma non per tutti. Il loro è un mondo dove qualcuno cerca costantemente di infilartelo nel culo. Ahi.
Quando leggo una recensione di un videogioco, invece, sono certo che dall’altra parte si voglia solo il mio bene. L’obiettivo comune e dichiarato di questo ambiente è il raggiungimento dell’oggettività, della verità assoluta, della perfezione verbale. Quando si giudica un gioco si vuole esprimere sempre un parere che sia indicativo per il maggior numero di persone possibili. Rispetto lo sforzo, non mi unisco alla battaglia, ma lo rispetto. C’è un aspetto, però, che si tende a non tenere in considerazione: non siamo tutti uguali. I giochi sono cambiati, offrono tante opzioni e livelli di difficoltà e, stessa confezione tra le mani, può capitare di giocare prodotti infinitamente diversi tra di loro.
Prendiamo ad esempio i giochi di guida. Giocare Forza con o senza aiuti non è la stessa cosa. L’esperienza per uno che si lascia guidare dalla strisciata colorata è profondamente diversa dal maniaco che setta la pressione delle gomme. Need 4 Speed Shift permette di modellare sulla propria abilità anche la sensibilità dello sterzo e dei freni. Com’è possibile giudicare oggettivamente un gioco che è modulabile in base all’esperienza e alla capacità del giocatore? Completare la carriera con alcune macchine, piuttosto che con altre, può cambiare la percezione che si ha del gioco stesso. Quando si cambia livello, Dirt 2 non varia solo l’abilità dei piloti avversari, ma anche il sistema di guida. È realistico chiedere a qualcuno di provare tutte le condizioni con tutte le auto per esprimere un giudizio?
Lo stesso discorso può essere adattato a qualsiasi tipo di gioco. Il livello di difficoltà usato in Ninja Gaiden non è un suppellettile, è un aspetto chiave del gioco. Il finale raggiunto in Silent Hill 2 può cambiare il giudizio sulla trama così come le abilità acquistate possono influenzare l’esperienza e la difficoltà di Infamous. Quale oggettività può essere raggiunta se non si tengono in considerazioni tutte queste varianti, allora? Se non riesci a provare un gioco esattamente come lo proverà chi lo legge, come puoi essere sicuro di interpretare le sue reazioni?
Ma oltre al gioco stesso, sono le abitudini del giocatore che possono essere difficilmente inquadrate. La raccolta delle sfere in Crackdown è migliore dell’avventura, costringe a uno studio dell’ambiente e a una esplorazione sconosciuta alla storia principale, ma faccio fatica a credere che sia una priorità per tutti. Per me non lo è quasi mai e so per certo che Assassin’s Creed sarebbe stato un gioco migliore se mi fossi sforzato di raccogliere bandiere per tutta la mappa, come so che The Simpsons mi avrebbe mostrato il suo peggio se avessi cercato gli oggetti segreti.
Gli esempi possono durare davvero a lungo. Giocare a Fight Night Round 4 con o senza levette equivale a scoprire le differenze tra un gioco di boxe e un picchiaduro qualsiasi. FIFA non è lo stesso gioco con controlli in semi, manuale o automatico. Che senso ha un unico voto, uguale per tutti, per un gioco che ne offre tre, tutti diversi, nella stessa confezione? Se vuoi essere oggettivo, o scrivi recensioni di 100.000 caratteri in cui descrivi le varianti, o ti limiti a descrivere la tua esperienza di gioco. Quando scegli l’ultima opzione, però, non ti stai implicitamente avvicinando ad un giudizio più personale che non universale?
Soluzioni non ce ne sono, non che io conosca almeno. Ma si potrebbe cominciare a lavorare sulla sostanza. Ammettere la propria fallibilità aprirebbe le porte per giudizi meno standardizzati e fotocopiati. Buona parte del materiale pubblicato su riviste o siti specializzati è imbarazzante per la riproposizione sistematica di vere e proprie frasi standard adatte a ogni scopo. Un’opinione, per quanto sbagliata possa essere, resta un’opinione. Un giudizio oggettivo, al contrario, può essere una bugia. E se un’opinione vale solo in relazione alle precedenti dello stesso autore, ha bisogno quindi di credibilità, il giudizio è sempre infallibile. E quando una bugia è infallibile, Perfect Dark Zero ha una media di 81 su Metacritic.




















