Scambiamoci un segno di pace

18 ott 2009 di

Scambiamoci un segno di pace

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Pixar ha molte colpe di cui rispondere da questa parte della staccionata. Non tanto per la qualità delle sue trasposizioni videoludiche – mi dicono tutte più o meno piatte quanto Keira Knightley – piuttosto a causa del messaggio di cui ogni sua produzione si fa portatrice. Prendiamo un suo bel film, allora. C’è l’imbarazzo della scelta, vero, ma oggi scegliamo Toy Story. Il primo, al secondo l’appellativo ‘bel film’ andrebbe troppo stretto. A ogni modo, grazie ai piccoli grandi Woody e Buzz, il bimbominchia di turno impara quanto sia sbagliato far posto al nuovo giocattolo ‘luccicoso’, buttando via quello che luccicava l’anno scorso, ma ora non più tanto. Rispettivamente parlando, Buzz e Woody. Ludicamente parlando, Nintendo Wii e Xbox 360. Ci sarebbe pure PlayStation 3, ma mi sciuperebbe la metafora, quindi facciamo finta che sia il Mr. Potato Head della situazione, va.

Nintendo ha creato qualcosa che luccica, e in questo caso si è rivelato per davvero essere oro. Con il Wii l’industria del videogioco si è vista creare davanti agli occhi un nuovo gruppo demografico, quello della gente normale. Capite bene che come gruppo demografico è abbastanza vasto, per usare un eufemismo. Quel fantomatico bacino d’utenza che alla fine degli anni novanta/inizio anni duemila tutti ipotizzavano essere là fuori, ignaro, ma in trepida attesa che qualcuno li tramutasse in un gregge di nuovi videogiocatori. Quel bacino oggi è realtà. Un gruppo demografico apparentemente illimitato che farà uscire il videogioco dal suo medioevo, quello che aprirà le porte del nostro piccolo ghetto. Nonostante il suo nome ridicolo, nonostante il disprezzo che ogni gamer di razza dovrebbe riversargli contro, Nintendo ce l’ha fatta: ha creato il più grande giocattolo luccicoso che la breve storia dei videogiochi ricordi. A Woody e Mr. Potato Head, però, la cosa non è andata molto giù.

Ma ora che il bimbominchia ha ancora gli occhi pieni del suo splendore, prolungare la fase di diniego sarebbe solo autolesionista. Perché l’appeal del Wii è così grande, così ammaliante che il nostro piccolo stagno felice non poteva non prenderne atto. La nostra bella diga da hardcore gamer, che per anni aveva tenuto fuori i desiderati indesiderati a forza di controller sempre più complessi, un bel giorno si è vista passare davanti il Rio Grande. No, dico, il Rio-fottuto-Grande! E allora Microsoft e Sony smettono di schizzarsi addosso l’acquetta dolce dello stagno giusto in tempo per ammirare l’inutilità del loro bisticcio. E se le loro paperelle vedessero quello che stanno vedendo loro? Decidono in un primo luogo di alzare la diga a forza di funeste dicerie come 1080p e upscaling: occhio non vede, cuor non duole. Ma è tutto inutile, il Rio Grande è alla porte, e si fa sentire. Così finisce che anche quest’ultima loro testarda fase di rifiuto giunge alla sua inevitabile conclusione: via i controller, che si apra lo spartiacque, prima che venga giù tutto.

Oggi Xbox 360 e PlayStation 3 sono alla ricerca dell’utenza Nintendo. Perché l’erba del vicino può essere più verde, marrone, giallo o amaranto… frega un cazzo, l’importante è che generi più soldi del tuo praticello. E come avvicinarsi, allora, a tutti questi potenziali acquirenti? Con un sistema di controllo ancora più intuitivo (o che anche solo funzioni al day one)? Ni. Con un giocattolo ancora più luccicoso? Beh, sì, l’idea è quella. Ma il punto era come farli avvicinare, non con cosa. Presto detto: con il solito metodo che, in un’industria dove ‘innovazione’ è sinonimo di ‘sgombra il tuo desk per venerdì’, non stupisce essere lo stesso che viene riproposto a ogni nuova generazione di hardware. Ah, il porting multi-piattaforma? Bingo! Ovvero ci si avvicina al nemico, ammettendo – fra le righe, certo – la vittoria dell’altro, andando a stringere la mano del rivale di sempre. L’altra è dietro la schiena, però, con le dita incrociate.

Alla concorrenza gli si entra in casa, come il più subdolo dei cavalli di Troia. E il porting è il meno costoso dei cavalli, anzi, ci pensano direttamente le ben contente software house a costruirlo per loro. Lo stesso gioco, qualche mese di sviluppo in più per aggiustare gli assets, e hai davanti un gregge che si perde a vista d’occhio. E una volta visto quanto luccica PlayStation 3 e Xbox 360, quanti di questi frivoli utenti vorranno tornare sulla strada vecchia? Il fatto che Nintendo sia al lavoro su Wii HD ribadisce giusto il superfluo. Meglio garantire il porting multi-piattaforma per un altro po’, allora, meglio tenersi buoni i rispettivi gruppi demografici di Sony e Microsoft, anche se un tempo pareva quasi ci stessero causando vergogna. Perché in futuro, una volta che la gente normale migrerà tutta verso un simulatore casalingo di reality show e lasceranno i videogiochi ai nonni, chi resterà a mandare avanti la baracca? E sarà solo allora che, con il più ‘shyamalanio’ dei colpi di scena, le Grandi Tre capiranno di aver sbagliato tutto: il giocattolo luccicoso non è mai stato il Wii Remote, né Project Natal, né tanto meno il dildo di Sony. Esatto, siamo noi, dei vecchi cowboy di pezza.

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