Nero Ludico – 1
Fuori non pioveva. La pioggia avrebbe reso tutto più perfetto. Marco fumava, Laura dormiva e un sole troppo caldo sembrava non essersi accorto di nulla.
Aveva smesso di urlare finalmente. Meno di un anno di convivenza e Marco già rimpiangeva quella donna di cui si era innamorato. “È elegante oggi, forse lo è troppo. Magari si vede con qualcuno, magari se l’è meritato tutto questo”. No, Marco non era mai stato bravo a essere geloso. Gli bastava guardarla negli occhi per essere sicuro che non lo avrebbe mai tradito. E non era neppure così elegante, a guardarla bene, ma sapeva come farsi bella con due straccetti dell’Oviesse. Non comprava più nulla di costoso da quando avevano cominciato a pagare il mutuo. Pareva non avere null’altro per la testa.
Gli venne in mente il giorno che l’aveva conosciuta, sul pullman per Latina. Non si era accorto nemmeno di lei quel giorno, troppo preso dal suo nuovo DS. Lei, però, lo interruppe. Aveva smesso di leggere e si chiedeva cosa stesse facendo quel ragazzo di fianco a lei. Così, semplicemente lo chiese. Senza malizia alcuna, solo per curiosità. Marco passò il resto del viaggio a parlarle di videogiochi e si stupì di vederla interessata. Se non lo era, senz’altro era un’ottima ascoltatrice.
Forse si era svegliata adesso, ma Marco non ebbe il coraggio di controllare. Guardava fuori dalla finestra e si stupiva di come tutto andasse avanti allo stesso modo. Non avrebbe dovuto comprare il 360, aveva ragione lei. Aveva sempre ragione lei. Era così stufo dei suoi colleghi, però, sempre con qualcosa di epico da raccontare. Laura non poteva chiedergli di rinunciare alla sua passione, non per una vita insieme o dei figli almeno, non gli bastava. Così era uscito da lavoro ed era corso in negozio. Sapeva che avrebbero litigato per questo, non gli importava. Le sarebbe passata dopo qualche giorno, forse glielo avrebbe rinfacciato per mesi, ma si sarebbe goduto Halo e FIFA durante lo sciopero del sesso.
Non sembrava respirare. Marco rimaneva a distanza come paralizzato, quello che vedeva non era certo una scena reale. Mentre i sensi ricominciavano a scorrergli nelle vene, si appoggiò le mani in testa e si sforzò di trovare una via di fuga. Ma neanche il suo cervello respirava ancora. Per qualche minuto non fu in grado di elaborare un solo pensiero funzionante. Poi vide una macchina dei carabinieri fermarsi davanti al portone della palazzina, senza sirena, e capì che era di spiegazioni che aveva bisogno ormai.
Il panico stava prendendo il sopravvento. Guardò Laura, guardò il 360. Tre led rossi di cui l’assistenza non si sarebbe occupata. Tre led rossi che non si potevano aggiustare.




















