The Beatles: Rock Band
Lasciamo stare, fin da subito, la banalità di “Se vi piacciono i Beatles questo gioco vi piacerà”. È vero, ma separare la qualità della musica dal gioco Rock Band è un’idiozia. Rock Band è, prima di tutto, un modo particolare di usufruire della musica, a metà fra ascolto e performance. A togliere la musica dall’equazione si ottiene una sequenza di tasti da premere. Oltretutto, The Beatles: Rock Band è talmente ben fatto, talmente integrato all’immaginario che i Beatles rappresentano, che considerarlo come un ‘song pack’ di Rock Band è decisamente ingeneroso.
Per qualche strana ragione, l’opinione comune è che Rock Band solitamente ‘funzioni’ quando la tracklist è composta da pezzi incredibilmente difficili, tirate metal da dieci minuti o hard rock a 260 bpm. The Beatles: Rock Band è una gloriosa dimostrazione della superficialità di questo punto di vista. Curiosamente, è anche un gioco che permette di apprezzare la complessità della musica beatlesiana più di quanto il semplice ascolto renda possibile. Le canzoni in The Beatles: Rock Band sono mediamente meno difficili di quelle dei Rock Band standard, eppure contengono più di una sorpresa.
Ci si rende conto, ad esempio, di quanto Ringo e Paul fossero audaci e ansiosi di mostrare le proprie capacità strumentali soprattutto durante la prima parte della carriera dei Beatles. La batteria (ai due livelli di difficoltà più alti) è molto meno semplice di quanto sia lecito aspettarsi, e il basso è costruito su linee estremamente melodiche. Le canzoni della campagna principale sono in ordine cronologico, raggruppate a gruppi di tre o quattro. Ognuno di questi gruppi di canzoni è un periodo della carriera dei quattro, fotografata in una particolare occasione: il concerto al Budokan, gli esordi al The Cave, il live all’Ed Sullivan Show, il concerto sul tetto e così via.
A giocare la campagna ci si ritrova in un trip lungo le basi fondamentali della canzone pop e rock. C’è il passaggio dal rock blueseggiante anni cinquanta di Twist and Shout al pop più raffinato di Ticket to Ride, fino ad esempi di scrittura che suonano ancora oggi come oggetti alieni, tanto familiari quanto strani come Paperback Writer. E stiamo parlando dei primissimi anni di carriera. Quando avviene la vera svolta psichedelica, o surrealista, di Lucy in the Sky with Diamonds o I Am the Walrus, la difficoltà di gioco paradossalmente diminuisce. Eppure si prova una soddisfazione enorme nell’eseguire alla batteria l’attacco di Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band, o alla chitarra gli arpeggi di Here Comes the Sun. Perché, stranamente, The Beatles: Rock Band può essere preso come un esempio di come la qualità della musica sia slegata dalla complessità tecnica, sia quando si tratta di ascolto, sia quando si tratta di mimare una band con degli strumenti di plastica.
Tutto il resto è uno dei giochi più belli da vedere usciti quest’anno. La parte video non è un semplice sfondo alle icone che scorrono in primo piano. Probabilmente la sola parte grafica del gioco è la migliore opera visiva ispirata ai Beatles. Oltre a un filmato introduttivo che lascia letteralmente a bocca aperta descrivendo metaforicamente l’intera carriera dei quattro in una manciata di minuti, ogni canzone ha un guizzo grafico. Gli scenari psichedelici del periodo Revolver/Sgt. Pepper sono dei deliri di colori ed effetti caleidoscopici, mentre occasionalmente alcuni versi delle canzoni appaiono come elementi dello scenario… vale la pena di selezionare la modalità no fail ed eliminare l’interfaccia solo per guardare questi video.
Allo stesso modo, i menu non sono solo un raccordo. Ogni singolo elemento è stato pensato in maniera organica, dai suoni di conferma nei menu agli inediti frammenti di conversazioni in studio che si possono sentire immediatamente prima di ogni canzone, fino ai più piccoli dettagli nel design grafico dei protagonisti da un periodo all’altro (più stilizzati e spigolosi all’inizio, più realistici nella maturità)… tutto racconta una storia. Si tratta di una storia romanzata, sia chiaro. Mancano la ruvidezza, i litigi, le droghe (se si escludono riferimenti molto velati), i battibecchi di quattro personalità estremamente diverse: The Beatles: Rock Band racconta in maniera fumettosa la storia dei Beatles. Eppure è perfetto nel descrivere il senso di quella storia, il significato dei Beatles dalla prospettiva di un ascoltatore.
Il gioco indica anche la direzione verso cui potrebbe andare Rock Band come serie. Questo tipo di gioco ha la possibilità di diventare qualcosa di più di un rhythm game, qualcosa di più sensato di una manciata di canzoni messe assieme a seconda di quali diritti lo sviluppatore è riuscito ad acquistare. The Beatles: Rock Band dimostra che si possono raccontare periodi, generi, band con questo mezzo, che si può creare qualcosa di genuinamente originale che trascende il gioco vero e proprio. In un certo senso, un gioco come questo dovrebbe avere lo stesso impatto nel genere dei giochi musicali che i video dei primi anni novanta ebbero nel mondo dei videoclip. Se Rock Band e Guitar Hero hanno finora mimato le attività di una band, The Beatles: Rock Band dimostra che questi giochi potrebbero interpretare carriere e generi e periodi storici. [9]
piattaforma: ps3, 360, wii
sviluppatore: harmonix music systems
produttore: mtv games
versione: pal
provenienza: usa





















