Dino Crisis 3 & City Crisis
Dino Crisis 3
Ricordate il film Jason X? Massì, quell’episodio della saga dove il famoso squartatore mascherato viene ibernato per poi essere risvegliato nel 25° secolo, giusto in tempo per fare una carneficina su di un’astronave? Ecco, il plot di Dino Crisis 3, uscito appena un anno dopo, è una rippata dello stesso, idiota, plot. Che fissa questi scienziati, futuri discendenti dei ricercatori Mellin e Oral-B, che non sapendo più come spendere i soldi dei contribuenti, si mettono a resuscitare un immortale serial killer morto (?) o fanno mischioni genetici con il DNA dei dinosauri.
Ma se la ricerca deve andare avanti, il design di questa serie marcia preoccupantemente all’indietro. È mistero su come un valido survival horror 3D si sia trasformato nella sua seconda incarnazione nel cugino povero di Resident Evil e, nella sua terza e finale, in un action tanto tecnicamente ineccepibile quanto povero di idee. Ma la scienza, forse, non può spiegare tutto.
Studi clinici lo dimostrano: quando si ha voglia di innovare, è meglio farlo fino in fondo, altrimenti i risultati sono quelli che sono: se da una parte la telecamera è ora ancorata al protagonista, dall’altra è rimasta la ripresa fissa multi-angolo tipica dei vecchi RE. Il risultato è che se fino a un attimo prima si era seguiti nell’intento di crivellare il dinosauro di turno, l’attimo successivo ci si ritrova a sparare alla cieca. Ancora peggio nelle sezioni platform, in cui, saltando con il jetpack, ci si ritrova improvvisamente a puntare in un’altra direzione a causa del cambio di inquadratura.
Troppo poco shooter per essere uno shooter, ma nemmeno abbastanza horror per essere definito un survival horror, DC3 si trascina fino alla fine a suon di idee riciclate, il che non sarebbe un male se la monotonia andante e una telecamera nevrotica non avessero rovinato tutto.
piattaforma: xbox
sviluppatore: capcom production studio 4
produttore: capcom
versione: pal
provenienza: giappone
anno: 2003
City Crisis
Altra crisi, differente genere ed ambientazione. Stavolta il vostro compito sarà quello di risolvere situazioni di pericolo, salvando i poveri malcapitati a bordo del vostro fido elicottero. Un po’ come SimCopter, però peggio.
Mi pare di ricordare che il gioco Maxis non ebbe troppi consensi tra le riviste dell’epoca, ma almeno le basi del gameplay erano originali e interessanti. E poi volete mettere la possibilità di caricare le città realizzate con Sim City 3000? Cinque anni dopo, un clone monco su PlayStation 2 tenta di riproporre la stessa formula in chiave Crazy Taxi, ma i risultati sono scarsucci.
City Crisis condivide con SimCopter molte delle meccaniche di base e a quanto pare anche molti dei problemi. Ma se SC poggiava su una buona varietà d’azione e su una certa componente manageriale, CC è invece troppo nudo e scarno, cosicché i difetti sono resi ancora più evidenti. Fra tutti, il pessimo controllo del mezzo. Basato sull’uso delle due levette, tenta di essere simulativo, ma è invece fin troppo arcade (e quindi troppo impreciso) per un gioco che spesso richiede di tirar su con l’argano i superstiti tra le mura dei palazzi, mentre l’uso della telecamera troppo ravvicinato peggiora persino la situazione nelle fasi più concitate. Quando non è il sistema di controllo, è l’Intelligenza Artificiale di persone e mezzi, con i loro comportamenti a random, a rendere difficile il salvataggio.
Se avrete la pazienza di apprendere alla perfezione il controllo del mezzo, vi aspettano una sequela di missioni tutte fin troppo simili per risultare un minimo appaganti. Ma prima che possiate annoiarvi, il gioco sarà già bello che finito e di rigiocarlo per sbloccare le (poche) missioni extra non se ne parla proprio.
piattaforma: ps2
sviluppatore: syscom
produttore: take-two interactive
versione: usa
provenienza: usa
anno: 2001




















