Tu giochi da solo

2 set 2009 di

Tu giochi da solo

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Oggi ricordo. Era l’anno dei mondiali, quelli del ’98, la regina d’Inghilterra si infuriava con Maldini che continuava a tenere in campo Del Piero. Giovani e forti, con l’esame di maturità a un anno di distanza, io e gran parte della mia classe ci godevamo l’ultima estate spensierata della nostra vita. Ci si radunava a casa mia, da sempre patria del fancazzismo, in un vecchio salone con tanto spazio a disposizione. Per i miei diciott’anni, quella stessa gente si era preoccupata di regalarmi un paio di multitap boomerang di Sony. Non che bastassero per tutti, la formazione tipo prevedeva dodici/quindici capocce, donne comprese. Oggi ricordo Micromachines e quel bastardo che partiva in retromarcia per fare dispetto agli altri. All’epoca bastava dargli un pugno forte sul naso per farsi due risate. Ricordo Bomberman e i multitap strappati alla console con la forza delle madonne. Ricordo anche FIFA, che in 4 vs 4 scattava più di un album fotografico e l’idiota di turno che rovesciava qualche bibita a terra. Di tanto in tanto una delle ragazze si alzava, si spogliava completamente e ci chiedeva di fare sesso. Lo so, è davvero incredibile quanto le donne sanno essere inopportune. Insomma, tra birra, coca cola e fumo anomalo, ci si divertiva parecchio tutti vicini vicini alla stessa console.

Oggi racconto. Mi raggiunge a casa un amico. Il salone è lo stesso di allora, solo che adesso ci ho infilato 12.000 € di mobili in legno scuro. Si è portato una memory card per giocare con il suo profilo. Gli propongo Ferrari Challenge, è appena arrivato e sarebbe carino farci un giro di sportellate. Cerca che ti ricerca, scopriamo che non è presente una modalità in split. Pazienza, faccio io, che ne dici di smembrare duemila zombie? Infilo dunque Left 4 Dead, gioco multiplayer per eccellenza. Peccato, faccio io, senza online devi giocarlo da solo. Acciderboli, faccio io, proviamo il nuovo capitolo di Gears of War, dai, l’ho appena comprato.

Quando mi risveglio sono in camera mia, su un materasso di soffice memory e sto giocando con il mio amico che invece è rimasto in salotto. La seconda cuffia non funziona, ci telefoniamo per comunicare. È in assoluto il modo peggiore di usare la tecnologia. Mi guardo negli occhi, vedo un imbecille come non lo avevo mai visto prima.

Mentre i detrattori dell’online si dicono preoccupati per il gioco in solitudine, è proprio il multiplayer da salotto la vera vittima della banda larga. Lentamente, a piccoli passi, si è consumato negli anni un crimine silenzioso. Con arroganza, senza chiedere, hanno cacciato i vostri amici da casa vostra. Prima rinunciando ai multitap, poi allo split a quattro, oggi non sono pochi i titoli che se ne fottono di lasciar giocare voi e il vostro ospite. Le situazioni figlie di questo paradosso farebbero impallidire Dino Risi e i suoi mostri. Amici che si salutano per rivedersi online, altri che giocano per non telefonarsi, qualcuno che non sa più distinguere tra amici reali e virtuali. Limiti tecnici? Pigrizia? Concretezza? Mafia? Marketing? Gli stiamo sul cazzo? Mentre ci penso, di fianco a me una donna bellissima si spoglia completamente e mi chiede di fare sesso sporco. Incredibili, sono proprio incredibili.

L’impressione, maligna per carità, è che si voglia inchiodare ogni giocatore sulla sua poltrona di fronte a downlodable contents, abbonamenti e giochi personali. Solo io, non tutto il gruppone, compravo Micromachines V3. Quattro persone, non una, devono procurarsi un Left 4 Dead per goderne al massimo. A farci felici resta Nintendo e il suo software per famiglie, il suo Mario Kart, il suo sport in scatola e una manciata di giochi a base di batterie e chitarre. Giochi, quest’ultimi, perfetti per una compagnia di nerd incalliti, inadatti per la gioia di una serata a portar via.

Oggi mi dispiaccio, perché il videogioco sa essere godurioso anche con meno cuffie e più pugnetti sulla nuca. Perché i videogiochi sanno unire più che dividere, anche senza un nero e un cinese in famiglia. Perché hai messo tutte quelle porte wireless, dammi un cazzo di motivo per usarle.

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