Valkyrie Profile: Covenant of the Plume

2 set 2009 di

Destiny by Sinner Sought, Tragedy by Power Wrought

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E tragedia fu. Per prima cosa si comincia sempre dall’eliminare l’impossibile e stravolgere quanto di buono c’era; ecco quindi un prequel senza tutte le fasi platform e puzzle che hanno fatto disperare i fan. Per limitazioni tecniche, poi, il battle system di Silmeria non poteva essere riproposto, quindi hanno cambiato qualcosa a quello originale. Così, Covenant of the Plume diventa uno strategico a turni, con le fasi d’attacco che mandano il giocatore in una schermata apposita che ricorda quella di Lenneth. Ma andiamo con ordine. Il gioco si sviluppa come segue: cut-scene senza doppiaggio, battaglia, cut-scene senza doppiaggio, etc.

Nei campi di battaglia, rappresentati isometricamente con una grafica discreta, dove almeno non si fa fatica a distinguere le unità in campo (che fastidiosamente continuano a camminare infinitamente sul posticino che occupano) avremo il fluire dello scontro, diviso in fasi alternate tra i nostri quattro sprite e gli avversari. I personaggi, però, ve li posizionerà la CPU ad inizio scontro; fastidioso. Questi non agiscono rispettando determinati valori di velocità, ma sarà possibile usarli nell’ordine voluto dal giocatore, decisione saggia e fondamentale per sfruttare al massimo il nuovo battle system. Ogni personaggio appartiene ad una classe specifica, come spadaccino, lanciere, mago, arciere, samurai. Ogni classe ha il suo range di movimento specifico oltre a quello d’attacco e può usare solo un determinato tipo di arma. Poiché possono mettere a disposizione da uno a tre colpi, con l’aggiunta della capacità di sfruttare una tecnica speciale fine di mondo chiamata Soul Crush o Great Magic nel caso dei maghi, le armi in Covenant of the Plume fanno la parte del leone. L’ordine degli attacchi può essere alterato in un’apposita schermata, così come la magia di base adoperata in fase offensiva o di combo. Gli sprite, sufficientemente animati, nel momento di colpire possono indirizzare gli attacchi anche in diagonale, vera stranezza per uno strategico dove di solito ci si limita ai quattro punti cardinali.

Attaccando un nemico si verrà trasportati in una schermata apposita (inquadrata dall’alto) assieme al proprio guerriero, a cui avrete precedentemente assegnato uno dei quattro pulsanti di destra; pessima idea, visto che se lo avete assegnato al pulsante B, ma state colpendo da sinistra, vi verrà da premere il pulsante X, invece, e vi ci vorrà un po’ per capire perché non succede nulla. Nel caso vi fosse più di un alleato nelle vicinanze al momento dell’attacco, questi verrà trasportato con voi nella schermata e potrete iniziare a pestare il nemico di turno come un tempo, cioè concatenando vari colpi col giusto timing, che dovrete subito far vostro alternando un personaggio all’altro. Quattro è ovviamente il numero perfetto, ma incasinarvi con i tasti (anche se vi viene mostrato nello schermo superiore a chi corrisponde cosa) sarà piuttosto semplice. A seconda della direzione da cui iniziate a menare le mani, poi, potrete avere vari effetti aggiuntivi. Colpire alle spalle potrebbe intontire l’avversario impedendogli di contrattaccare, ma soprattutto può farvi guadagnare delle sfere viola in grado di aggiungere attacchi extra al vostro massimale. Sbattere il nemico a terra e infierire potrebbe portarvi in saccoccia delle sfere che allungheranno il valore dei colpi per la barra della combo. Sparare i nemici in aria e darci dentro di juggle potrebbe farvi incamerare dei cristalli, ognuno dei quali aumenterà i punti esperienza ottenuti a fine scontro del 5%; non essendoci scontri casuali ed essendo le missioni opzionali davvero pochissime, ottenere più esperienza possibile da ogni nemico è un must, come lo è anche uccidere l’avversario in un unico assalto.

In questo Valkyrie Profile non comanderemo una delle valchirie, ma un uomo comune che poco prima della sua fine stringerà un patto con Hel, regina del Nifelheim, il mondo dei morti. Sacrificando amici e compagni, Wylfred otterrà il potere di combattere ad armi pari l’odiata valchiria. Hel, però, esige anche che Wyl “pecchi” durante ogni scontro. All’inizio di ogni battaglia vi sarà una quota di Sin da raccogliere per farla contenta. Raggiungere il valore richiesto porterà semplici ricompense. Con un 50% in più avrete dei bonus extra, mentre col 100% (a cui mirare, sempre) ne avrete ancora di più: spesso armi devastanti, accessori, tecniche o tattiche da insegnare ai personaggi. Ecco quindi che ogni nemico diventa una fonte preziosissima di punti esperienza e Sin da sfruttare fino all’osso.

Il gioco, per facilitarvi le cose, vi offre dei bonus a seconda di come posizioniate i personaggi prima di attaccare: di fianco, fronte e retro, da tre direzioni diverse o circondando completamente il nemico, ogni tipo di “assedio” vi renderà le cose più semplici aumentando anche la possibilità che gli avversari lascino alla loro morte armi o armature sopraffine. Il tutto a discapito della velocità di gioco, a dir poco soporifera.

Fallite nel raggiungere il Sin richiesto e nel prossimo scontro potreste trovarvi in difficoltà, con nemici decisamente più impegnativi del normale. Per uscire da una situazione disperata, Wyl potrà usare la piuma della valchiria (trovata sul cadavere del padre e poi imbevuta del potere di Hel) con cui risvegliare i poteri sopiti di uno dei suoi compagni, aumentandone a dismisura i parametri e rendendo una bazzecola lo scontro. Con solo un piccolissimo effetto collaterale: la morte del poveretto su cui l’avete usata.

Covenant of the Plume è un gioco cortissimo per la serie, 15-18 ore alla prima tornata. Ciò è dovuto alla sua struttura peculiare e ai vari finali disponibili. Ogni volta che la piuma viene usata il vostro percorso cambierà, insieme a storia, dialoghi e personaggi incontrati o meno, reclutati o no. Usarla troppo potrebbe farvi finire in Game Over, non usarla affatto, invece, vi condurrà al miglior finale. Fanno tutti schifo, ma vederli vi sbloccherà il dungeon opzionale.

Il New Game+ tiene quasi tutto, a parte i livelli e i soldi. Il fatto di avere gli equipaggiamenti di fine gioco e una mezza tonnellata di oggetti farà sì che la difficoltà degli altri percorsi e scenari sia pari a zero. Tutto sommato, il gioco intrattiene e regala momenti di godimento assoluto durante le fasi d’attacco, ma fallisce miseramente nell’essere il nuovo Valkyrie Profile che i fan si attendevano.

Ciò che invece stupisce e lascia attoniti in maniera ben oltre che positiva sono la traduzione e l’adattamento. La storia non delude: adulta, complessa, seria, cattiva, bastarda, spietata. Uccisioni e tradimenti sono all’ordine del giorno. Ad una trama piuttosto atipica per un JRPG da una parte, e per l’utenza media del Nintendo DS dall’altra, vi si aggiunge un’ottima traduzione con un adattamento superbo, come quanto visto troppi anni fa per Vagrant Story. L’inglese usato è piuttosto ostico e affascinante allo stesso tempo, motivo in più per cui il gioco da noi venderà probabilmente due copie in croce. [6]

console: ds
sviluppatore: tri-ace
produttore: square enix
versione: usa
provenienza: giappone

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