Shadow Complex
Volevo essere un uomo migliore, ho fallito. Per colpa del mio inglese, o per colpa di Wikipedia, non sono riuscito a collocare questo Shadow Complex all’interno della miniserie Empire di Orson Scott Card. Nonostante l’autore del ciclo di Ender sia una penna da cinque palle, comunque, non è certo il plot a brillare nell’ultima fatica di Epic. Probabilmente, per non alterare il ritmo pepato del gioco, si è voluta comprimere una storia troppo complessa in poche battute di dialogo. Sicuramente il risultato appare confusionario e slegacciato.
Preso atto che non sarà Shadow Complex a distanziare i film porno sul piano della narrazione, resta da raccontare un gioco che si presenta ai blocchi con gambe sicure e fisico allenato. Non avendo fatto a testate con nessuno dei bug di cui si legge nei migliori blog di caracas, ho girato a lungo nei corridoi della mia memoria per trovare qualcosa di abbastanza grande da somigliare a un difetto. Ebbene, nonostante lo sforzo, la ricerca non ha prodotto risultati concreti.
Shadow Complex, da qualunque angolo si decida di fargli le pulci, è un gioco senza difetti. Nessuna delle sue componenti si offre alle critiche, l’insieme è un macigno solido e indistruttibile. Come i miei compiti perfetti di terza media non hanno fatto di me un ingegnere termo-nuclear-spaziale, però, la perfezione tangibile del gioielletto di Chair non fa di lui un monumento al videogioco moderno. Questo perché il giudizio finale non può trascendere dalla potenza degli obiettivi prefissati, almeno quanto non può ignorare la qualità di quelli raggiunti. E Shadow Complex vola con i piedi per terra. Quello che fa egregiamente lo ha imparato da qualcun altro, non è mai farina del suo sacco. Lo sforzo di non esagerare mai con i giri del motore è spesso evidente, è una marcia da passeggio quella che conduce senza equivoci dall’inizio alla fine dell’avventura. Impossibile non affacciarsi nell’universo, quello piatto, di Metroid, del tutto inutile scomodare altre perle del platform 2D. Shadow Complex si nasconde nell’ombra di Samus con il quale condivide tutto quello che non è ambientazione e trama. Se il risultato è comunque notevole, non si può neanche parlare di maestri e sorpassi. L’atterraggio ai giorni nostri di meccaniche d’annata ha aggiunto uno sparo telecomandato e fondali tridimensionali, nulla di più, qualcosa di meno. Se il primo funziona alla grande e permette virtuosismi scenici di questo secolo, i secondi generano attimi di disorientante confusione. Attimi, non caporali.
Ma è nella qualità musicale del ritmo di gioco che si consumano e sprecano gli elogi per questo titolo. Scompattata in comparti colorati, la mappa diventa uno spartito da seguire a vista solo quando non si ha abbastanza fiducia nel proprio orecchio. Lo sblocco di anfratti dimenticati lungo il cammino, infatti, esclude dolorose sessioni di backtracking e si esprime al suo massimo con piccole e naturali deviazioni. L’aggiunta di armi e attrezzature extra, inoltre, non costringe a ristudiare di volta in volta il sistema di controllo e rimane confinata in sezioni chiuse e immobili.
Non farei bene il mio lavoro, però, se non trovassi qualche difetto anche dove non ce ne sono. Ed eccomi a storcere il naso per l’assoluta mancanza di idee, per qualche raro checkpoint piazzato ad capocchiam e per la pochezza di specializzazioni di nemici e boss. Venderò cara la pelle, invece, prima di criticare la durata epicamente compatta del gioco. Quello che si finisce in uno sputo, infatti, merita svariati giri di giostra ed è perfetto anche per il sollazzo senza pretese di pochi minuti di libertà. Mano sul cuore e profondo rispetto. [8]
console: 360
sviluppatore: chair entertainment
produttore: epic games
versione: pal
provenienza: usa





















