Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Vorrei avere una bacchetta, proprio ora, per risistemare lo scempio di pavimento montato nel mio nuovo salone. Vorrei avere una bacchetta per gli affamati e per i parcheggiatori abusivi, magari usandola con fantasia a seconda dei casi. Vorrei avere altri 6000 caratteri per deliziarvi ancora con macabro umorismo, ma è l’una e trenta di notte, mi girano i coglioni, e Antò… compra un condizionatore, figlio bello.
Le premesse non erano delle migliori. Con la Fenice, ahimè, il piccolo maghetto con strani gusti sessuali non se l’era cavata troppo bene. A bilanciare una grafica di buon livello e l’ottima ricostruzione di Hogwarts, infatti, c’era un gioco noioso e raramente divertente. Tra i più memorabili difetti vanno ricordati gli spostamenti troppo lunghi, i combattimenti troppo confusionari, il doppiaggio scadente e missioni principali da pad giallo. Il mezzosangue, da parte sua, rappezza dove può, lascia scorrere l’acqua tra i buchi più piccoli e pianifica con attenzione qualche sana ora di buon ritmo e buone idee.
Per gli spostamenti troppo lunghi e noiosi, abracadabra, si è materializzato un fantasma senza testa che sbriga tutto il lavoro. Una chiamata all’89.24.24 e in un baleno ci si ritrova a destinazione senza smarrimenti e notti insonni sulla mappa. I combattimenti sono stati alleggeriti dalla semplificazione massiccia dei comandi: poco muovere, poco sbagliare. In cinque comandi basilari si cataloga l’intero arsenale di Potter, più un reparo per sbrigarsela nelle faccende domestiche. L’intera storia principale, infine, è stata divisa in altri due compitini sfiziosi e simpatici. La creazione delle pozioni, in assoluto il meglio di questo gioco, è la cucina che Suor Germana non vorrebbe mai vedere. Il giocatore sceglie gli ingredienti, dosa le quantità, scalda il fuocherello, mescola con cura e continua a farlo fino ad obiettivo riuscito. Il secondo minigioco è il quidditch. Il giocatore punta il remote verso il centro degli anelli luminosi e… e basta. Il solito doppiaggio alla buona è ancora una palla al piede e la trama resta oscura e inviolabile per chiunque non abbia avuto la voglia e la dedizione di leggersi il libro o di correre al cinema. Sembra poco, ma è davvero poco.
Dopo un inizio tutto caviale e champagne, Harry Potter e il Principe Mezzosangue mette in folle e resta al suo posto. La prima mezz’ora spaventa con idee convincenti e ritmo prelibato, ma è in quella mezz’ora che si mostra l’apice dell’intera avventura. Le tre brillanti possibilità ludiche di inizio ripresa restano tre quando ce ne sarebbero volute almeno altre sette per avvicinarsi ad un grande pennello. Il gioco si impegna, è intelligente, ma signora lo iscriva a muratura comparata.
Sono sempre i migliori quelli a non raggiungere mai sullo scaffale. Le tamponature messe in atto da EA Bright Light, però, hanno prodotto un disco con indiscusse qualità. L’azzeramento totale dei tempi morti e la velocità con la quale tutto accade (a favorire, però, una longevità sotto protezione testimoni) lascia tracce di un gioco divertente nella sua semplicità, adeguato per i suoi obiettivi. Laddove nella Fenice si veniva inghiottiti dalla noia dei corridoi della scuola, nel Mezzosangue ci si lancia a sesta inserita verso un finale da manuale.
La bacchetta non ce l’ho, mannaggia, ma la coppietta di controller Wii fa bene il suo mestiere e, soprattutto a pozioni, ci si muove con innaturale destrezza. A morte la telecamera made in anni novanta, a morte i collezionabili sparsi in ogni angolo delle mie budella, l’ultimo Harry Potter potrebbe far felice anche quei pochi nerd che non sporcano le proprie lenzuola con la piccola Hermione. [6]
console: wii
sviluppatore: ea bright light
produttore: ea games
versione: pal
provenienza: uk




















