The Ballad of Old Guys

2 set 2009 di

The Ballad of Old Guys

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C’è del nuovo che avanza in Rock Band: Beatles. Solo una manciata d’anni fa dovevi sudare a cascata per ottenere un eroe dei videogiochi. Serviva fantasia, genialità, persino pazzia. Pensate a Nintendo, che intuizione fantastica è stata quella di infilare un attore di film porno in un mondo di tartarughe? Oggi ti basta riciclare un gruppetto di vecchi, magari fab and four, e ottieni lo spazio che i TG riservano ai servizi sui gelati. Frutta di più, azzeri i rischi. C’è della potenza nelle braccia in Rock Band: Beatles. Mentre il mondo dimentica la melodiosa Gigliola Cinquetti e i virtuosismi dei Cugini di Campagna, un videogioco riporta in vita il gruppo più popolare della storia della musica. Oltre che i romantici, infatti, gli scarafaggi raggiungeranno una nuova generazione di ascoltatori. Quelli dei Metallica, quelli che nemmeno so che cazzo ascoltano e quelli che, a furia di mangiare pipistrelli, odiano tutto ciò che non indossa una catena. I Beatles si giocano e si ascoltano per la prima volta, proprio mentre il box con tutti gli album rimasterizzati raggiunge le vetrine. Vendi diritti e forse vendi pure qualche disco. Ma soprattutto, c’è dell’ironia in Rock Band: Beatles. Mentre Yoko Ono brinda all’ennesimo successo commerciale della sua vagina, infatti, viene da chiedersi cosa penserebbe Lennon dei videogiochi. Proprio lui che nel 1971 scriveva di un mondo senza Dio, senza confini, senza guerra. Li odierebbe, forse, perché quarant’anni dopo i videogiochi non hanno ancora smesso di schierarsi. Perché la guerra, nei videogiochi, è sempre arte e mai tormento. Perché quarant’anni dopo, mentre cantiamo e balliamo All You Need is Love con microfoni e plastica, abbiamo ancora bisogno di un nemico da combattere e di motivi per farlo. Li odierebbe, ne sono certo, perché quarant’anni dopo non c’è ancora niente e nessuno capace di immaginare.

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