Michigan: Report from Hell
Nel mondo esistono milioni di videocamere… e altrettanti sono gli stronzi che le manovrano! Se siete fra questi, sempre a caccia di esilaranti sciagure, spassose disgrazie o di qualsiasi altra cosa che vada a finire male – o siete semplicemente fan di Studio Aperto – allora questo è il gioco che fa per voi. Niente gite a Cogne o scampagnate in Nebraska, nota località epicentro di calamità di ogni tipo, il luogo del misfatto questa volta è il Michigan. Non Michigan lo stato, Michigan il lago, Chicago, Illinois. Neanche il tempo di iniziare a giocare e già si fa fatica a capire dove cazzo state.
È emergenza maltempo. Una fitta nebbia pare abbia avvolto Chicago mentre un terribile virus sembra aver attaccato gli abitanti trasformandoli in orribili mostri. Ma non c’è né il tempo né la voglia di armarsi di M16 e bombe a mano, siete solo un povero cameraman, che ci pensino Chris Redfield e soci a spazzare via la minaccia. Piuttosto datevi da fare, che tra un servizio sul seno della Marini e il nuovo fidanzato della Arcuri, in studio aspettano solo voi e il vostro reportage.
L’idea di fondo è interessante, l’esecuzione pessima, il che a pensarci bene è un po’ il leit-motiv di (quasi) tutti i giochi prodotti da Goichi Suda. Nessun attacco di alcun tipo, i rari combattimenti sono generalmente gestiti alla maniera di semplici enigmi, mentre l’interazione con gli ambienti è quasi nulla, muovete la telecamera verso un oggetto e il comprimario lo esaminerà per voi. Il vostro compito è solo quello di filmare la scena, qualunque cosa accada. Volendo si può scegliere di aiutare le persone in difficoltà, ma mentre questi vengono massacrati dal mostro di turno, vuoi mettere riprendere il tutto senza muovere un dito, facendo l’oramai immancabile domanda “Come si sente in questo momento”? Momenti di grande televisione. Il gore-o-meter sale, in alternativa, potete sempre riprendere a ciclo continuo il sedere della cronista e far salire i punti tette-culo. Senza che per questo l’andamento del gioco cambi di una virgola, visto che più che per i (presunti) bivi nella trama, il gioco è maggiormente legato alla morte delle croniste che si avvicenderanno ogni volta. Il resto è quasi uguale, al massimo si finisce un po’ prima.
Doveva essere una festa, una maniera originale di basare il gameplay su scelte di carattere etico. Purtroppo i comprimari trasmettono la stessa empatia di una scatola di sardine, difficile provare pena per loro vedendoli schiattare tra atroci sofferenze. Una trama potenzialmente interessante, ma raccontata in maniera non sempre ottimale, condisce situazioni che andavano bene all’epoca di Resident Evil su PSX, ma che eoni dopo, su PlayStation 2, fanno solo sorridere. E a proposito di PSX, la nebbia in Michigan ha la stessa funzione di quella di Silent Hill, ovvero coprire le magagne del motore grafico, tra compenetrazioni, animazioni terribili e cali di frame rate insostenibili, i più alti della storia! Eppoi la noia, quanta noia. Le morti sono quasi una liberazione dalla monotonia e dai lunghi momenti di nulla più assoluto.
Con il senno di poi, Michigan: Report From Hell avrebbe potuto funzionare se fosse stato sviluppato maggiormente sul fronte critico, quello dell’accusa ai mezzi di comunicazione alla continua ricerca della notizia a tutti i costi. Magari il gioco avrebbe funzionato poco in ogni caso, ma almeno il messaggio sarebbe stato di quelli tosti. Vorrei mi venisse in mente qualcosa di più concreto, ma il caldo mi impedisce di far funzionare la materia grigia, la temperatura in camera ha toccato vette improponibili, le più alte negli ultimi 100 anni. È allarme siccità, dicono gli esperti.
console: ps2
sviluppatore: grasshopper manufacture
produttore: spike
versione: pal
provenienza: giappone




















