Quando la TV è il videogioco
Lost: Via Domus
Lost lo conoscete tutti, spero, ma se non lo conoscete è il caso che andiate a cercarvi qualche informazione da soli. Non che non possa farlo io per voi, solo che non c’ho voglia. Fatto? Bene. Via Domus è dunque un videogioco, uscito nel 2008, che racconta le vicende sull’isola di Elliot Maslow. La sua storia prende vita esattamente durante le vicende del telefilm, anche se la narrazione è quasi sempre parallela al telefilm stesso. Elliot, per intenderci, è uno di quei sfigati sopravvissuti all’incidente aereo che gli autori di Lost usano quando hanno bisogno di un cadavere. Uno di quelli che non conta nulla, uno dei pochi che non si toglie lo sfizio di dare due caracche in faccia a Ben.
1 – Un protagonista credibile
Elliot, che ha perso la memoria dopo il disastro, cerca di ritrovarla interagendo con i protagonisti del telefilm. Ci sono quasi tutti in Via Domus: Sawyer, Jack, Kate, Mikhail, Ben, Juliet e Locke. Come loro, sembra essere finito sull’isola per una ragione, perché è speciale forse. La ricostruzione grafica dei losties è più che discreta, ma lo stesso non può certo dirsi del doppiaggio italiano, assolutamente insufficiente. A sorprendere, nel videogioco, è comunque il grande rispetto dei fatti originali. Elliot incastra la sua avventura con quella trasmessa in tv in più occasioni, ma certi avvenimenti rimangono per lui nello sfondo.
2 – Un gioco vero?
Il problema degli adattamenti videoludici, solitamente, è che sono una merda. Troppe energie/tempo/denaro spesi a scopiazzare l’opera originale per guadagnarsi una forma ed un senso proprio. Via Domus, al contrario, sa essere quantomeno furbo. La parte prettamente ludica del prodotto non avrebbe troppa fortuna sugli scaffali, ma non sfigurerebbe di fronte ad una valanga di titoli dalle ambizioni ben diverse. La formula è semplice: ci si muove, si dialoga, si risolve qualche (intelligente) indovinello. Per un fan della serie, tanto poco basta e avanza.
3 – Un omaggio di classe
È indubbio che un videogioco del genere sia pensato e costruito soprattutto per un pubblico di fedelissimi. Da questo punto di vista, è stato svolto un ottimo lavoro. L’intero gioco è infarcito di rimandi al telefilm, di dialoghi comprensibili solo agli appassionati e di situazioni già viste e conosciute. Nel corso dell’avventura è possibile persino scattare delle foto ad oggetti particolari per sbloccare degli extra. Ecco quindi comparire la chitarra di Charlie, il furgoncino della Dharma, la macchia di sangue sul soffitto del bunker e molto altro ancora. Tutta roba che non dirà molto a chi passa le serate con i Cesaroni, ma sufficiente per scaldare gli animi di noi poveretti persi tra viaggi nel tempo e magnetismo.
4 – Turismo televisivo
Complice un ottimo motore grafico del gioco, quello che molti apprezzeranno è la ricostruzione attenta dei luoghi cult della serie. Ogni ambiente è stato modellato per farsi riconoscere e scatenare ricordi. L’accampamento sulla spiaggia, per esempio, o la botola con il suo fottuto computer pazzo e persino il laboratorio destinato ai parti (oh, proprio non me lo ricordo il nome) è raggiungibile tramite una successione nascosta di azioni legate alla sequenza di Valenzetti. È come visitare il paese natale dopo anni di assenza, come mettere piede in un mondo sconosciuto e conosciuto allo stesso tempo. Persino la foresta, pur se furbamente rimpicciolita dall’azione del fumo nero, è perfettamente riconoscibile all’occhio attento.
5 – ATTENZIONE SPOILER
Prima di continuare, leggere il titolo di questo paragrafo. Fatto? Bene. La trama di Via Domus è tutt’altro che banale e scontata e ben si inserisce in un contesto le cui regole era state definite del telefilm. La complessità di Elliot non sfigurerebbe di fronte agli altri protagonisti e, anzi, appare pensata con largo anticipo. Il finale, poi, regala ingredienti preziosi per ricostruire il mistero che si cela dietro l’isola. Elliot riesce a scappare e sembra essere destinato a tornare a casa. A pochi metri dalla spiaggia, però, alza gli occhi al cielo e vede un aereo aprirsi in due per poi precipitare sull’isola. Il problema, almeno apparentemente, è che l’aereo sembra proprio il volo Oceanic 815.
Le critiche a Lost: Via Domus si sono sprecate. I videogiocatori, probabilmente con ragione, hanno constatato una struttura ludica povera e ripetitiva e lo hanno bollato come gioco destinato unicamente ai fan della serie. Seppure non ci troviamo di fronte ad un capolavoro di inventiva, resto convinto che il gioco abbia enigmi divertenti e un ritmo (a discapito della longevità) davvero apprezzabile. Un gioco che non sfigura sugli scaffali e che diventa imperdibile, invece, per chi il mercoledì notte mette la sveglia per far partire il torrent.





















