Zero Cash
La mia nonna ha già avuto diverse occasioni di essere citata dal sottoscritto su Babel. Mi perdonerà, allora, ma mi trovo costretto ad abusare nuovamente della sua saggezza. Perché vedete, a detta sua: “pure la merda profumerebbe, se fosse gratis”. È genovese, capitela. Ha ragione, però, e lo sottintendono chissà quanti altri detti popolari che abbiano varianti di “cavalli” e “bocche” per protagonisti (o “palati” se conoscete la versione triste, quella che deve far rima per forza). È brutto dover parlare male di qualcosa che non hai dovuto faticare per avere. Piuttosto, è da cafoni. Per connessione di causa ed effetto, però, si rischia di sfociare in losche variazioni di grigio. Perché potrebbe venire da pensare che, allora, se uno deve proprio parlare male di un qualcosa, ne debba parlare meno male se questa capita di costare un poco o nulla. Ed è qui che si erra. Tutti, tranne mia nonna. Perché un altro suo detto, che mi inventerò sul momento, recita chiaramente che: “per favore si ottiene tutto, tranne quel cazzo di tempo perso”.
Tempo, non denaro. Babel, per chi non lo avesse capito, non è il PostalMarket, qui i saldi sono finiti ieri. Che un gioco costi due lire o due reni, da comprare o da sviluppare, questo non lo rende un prodotto né migliore né peggiore. Volete basare il vostro prossimo acquisto sul rapporto qualità-prezzo di Braid? Avete sbagliato rivista, qui trattiamo solo in qualità-tempo. E prima che tiriate fuori i vostri forconi anti-ipocrita, ricordate cosa avete in mano. Qui c’è gente che lavora, signori, e lo fa ben lontano da copie promozionali. Se Zeno Clash non vale la pena, allora, per noi non costa sole quindici sterline, costa quindici sterline e sei ore della vostra vita. Saremo cafoni, forse, ma d’altronde non state sfogliando queste pagine in cerca di biancheria intima. La verità è che qualsiasi cosa appaia qui dentro vi potrebbe davvero far sprecare del tempo. E il tempo è l’unico denaro che non rivedrete mai più. Questo non l’ha detto mia nonna, s’intenda, lei con i suoi anni avrebbe concluso con un: “la verità ti fa male, lo so”. Ma anche no, ripensandoci, non è abbastanza volgare.




















