Echo Night Beyond

2 feb 2009 di

The Wild Blue Yonder

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Nello spazio nessuno può sentirti urlare. Né tu puoi sentire gli altri, con buona pace – in teoria – del primo motore emozionale dei survival horror, ovvero l’impianto audio. Rumori ambientali, accompagnamenti techno-industrial, grida disumane provenienti dal buio: lo spazio si fa beffe di tutto ciò. Lo spazio vi isola completamente nella vostra tuta da astronauta, disarmati ed in balia dell’ignoto. È qui che Echo Night Beyond porta a casa il primo, probabilmente il più importante, dei suoi numerosi riconoscimenti. Pur non essendo privo di rumori e musiche ambientali (del resto siamo all’interno di una stazione lunare pressurizzata), Beyond punta tutto sulle viscere e il cuore: il battito cardiaco e il respiro del protagonista – parallelamente a quelli del giocatore – dominano l’orizzonte uditivo e scandiscono le fasi e i saliscendi emotivi dell’intera esperienza. All’apparire del pericolo il battito accelera, i tonfi del cuore si fanno più forti e distinti, il respiro affannoso riempie le orecchie tanto che sembra di sentirle pulsare davvero. Anche la vista, dal canto suo, si annebbia e si oscura, lasciandoci alla mercé del buio più totale. Non si tratta però di una semplice trovata scenica. Dove la paura si fa insostenibile, il cuore non regge. Il battito supera i livelli di guardia e in un attimo, magari mentre si armeggia con una siringa sedativa per tentare il tutto per tutto, semplicemente si muore. E questo è l’unico modo che Echo Night Beyond ha per ucciderti.

Il secondo riconoscimento di Beyond sta nella sua totale coerenza interna. Strutturato come un survival horror classico (ciò implica, tra le altre cose, una buona dose di back tracking), il titolo From Software si serve di una nutrita serie di enigmi ambientali per condurre il giocatore lungo l’avventura. Ognuno di questi è perfettamente coerente con l’ambientazione e la trama narrata. Ma c’è di più. In Echo Night Beyond non esistono armi, di nessun tipo. E non esistono perché i nemici che si incontrano sono fantasmi, dal primo all’ultimo, e da che mondo è mondo i fantasmi non possono certo essere uccisi. Altro che camere obscure. L’unica maniera di sfuggire agli spettri è scappare (non vi seguiranno oltre le porte chiuse, per un motivo preciso), oppure farseli amici, liberandoli dalla pazzia: è sufficiente scovare i terminali che controllano il sistema di ventilazione e succhiare via la densa e misteriosa nebbia che li rende aggressivi.

Sta qui, in questi pochissimi elementi, il fulcro agonistico di Echo Night Beyond. E, credetemi, la sua semplicità è pari soltanto alla sua efficacia. Così configurato, il gioco veicola un’esperienza di una solidità e atipicità raramente riscontrate in altri survival horror, sebbene gli stilemi del genere non vengano comunque stravolti. Esplorazione, fascino per l’ignoto, il gusto ancestrale e inspiegabile per la paura, sono i pilastri dell’intera esperienza. Le vicende narrate, nonostante non brillino per originalità, sanno coinvolgere ed emozionare: ciò in buona parte perché da ognuno degli spiriti presenti nella stazione, una volta fatti rinsavire, è possibile ottenere informazioni ed oggetti assortiti, talvolta fondamentali per proseguire nell’avventura. Soddisfare le richieste degli spiriti li renderà liberi, finalmente in grado di ‘tornare a casa’, anche se solo in forma di spettri. Liberarli tutti, infine, darà l’accesso al finale vero e proprio del gioco…

Finale grazie al quale Echo Night Beyond mette in saccoccia l’ultimo dei suoi premi, sbaragliando la concorrenza e spiazzando – ma anche commuovendo – il giocatore ormai assuefatto al buio e al silenzio. Un colpo di scena degno de Il Sesto Senso che porta l’ultimo tassello ad un mosaico che già pensavamo completo, donando un significato logico ed emotivo completamente nuovo all’intera esperienza. E poi, infine, la poesia. In una delle ending scene più belle a memoria di videogiocatore, vicina per estro e sensibilità alla poetica cinematografica di Tim Burton.

Uno dei migliori survival horror della scorsa generazione, una delle opere videoludiche emotivamente più coinvolgenti di sempre.

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