Pensaci su
È il mio mese dedicato alla pigrizia. Considerando quanto io sia pigro già di mio, è quasi un problema. Considerando che i mesi ormai sono quasi due, è un problema vero e proprio. Perché non lo so, capita. Sarà il freddo della mia sala giochi senza termosifoni, sarà la pioggia che mi irrita le giornate, oppure sarà il materasso in memory che ho comprato. Dio quanto lo adoro, è come dormire su una vagina gigante, impagabile. Fatto sta che non c’ho voglia, so che non è ancora tempo di appendere le chitarre e i pad al chiodo, ma adesso non c’ho voglia.
Ed è in questi momenti, quando il telecomando gira troppo veloce, che ti fai delle domande. Guardi indietro, ti guardi adesso e subito il futuro ti sembra limpido e chiaro. Io proprio non mi ci vedo tra una manciata di anni a litigare con i videogiochi. Non a tutti sembrerà così evidente, ma i videogiochi chiedono tanto prima di dare qualcosa. Sono delle puttane avide che regalano amore solo a comando. E non sto parlando di soldi, ma di quel prezzo d’ingresso così faticoso, a volte noioso, altre solo trascurabile, che ogni videogioco richiede. Sistemi di controllo sempre diversi, interfacce da interpretare, motoseghe da accendere al momento giusto. Oggi, nonostante la pigrizia, quella rogna iniziale non è sempre un male necessario. A volte quella sensazione di smarrimento e di frustrazione alla partenza è parte del divertimento. Perché prima o poi verrà vinta, le sue reni cadranno al suolo devastate e un profumo di soddisfazione inonderà le radici del malcapitato lcd di turno.
Ma domani? Difficile immaginarmi della prole al fianco prima ancora di aver trovato l’infornatrice, ma è possibile che qualche rompicoglioni ci sarà in futuro. E se anche non fossero loro, avrò davvero la voglia di aspettare ancora che i videogiochi diventino maturi? Perché a tirare le somme spesso ci si fa del male. Sono grandi in quanto ad intrattenimento puro, sono perlopiù fuffa quando ti aspetti emozioni forti. Non sempre, non solo, ma perlopiù fuffa. Io in questi cazzo di giochi continuo a vedere un potenziale smisurato, non intrattenimento, potenziale vero. Sogno scelte difficili, decisioni importanti, X per l’etica, quadrato per la morale, cerchio per il fanatismo religioso. Sogno di giocare storie importanti, perché di salvare questo cazzo di mondo, o altri cazzo di mondi, ne ho piene le palle.
E allora in quel futuro di prima, con poco tempo libero, lo stesso lavoro stancante e una mente meno vogliosa di soddisfazioni faticose, non sarà più facile guardare i Soprano o chissà cosa in Red Ray. In quel futuro, quando ci sarà da rattoppare qualche ora, non sarà più appagante riempirsi la bocca di qualcosa che riempia veramente? Avete solo una colazione a disposizione e due tipi di cereali davanti a voi. Nel primo pacco ci sono quelli buonissimi, nel secondo quelli buoni. Chi sarebbe tanto pazzo da consumare i secondi?
È il mio mese dedicato alla pigrizia. Vedo tutto nero, non posso farci nulla. E se dovessi fare una previsione oggi, in questo preciso momento, racconterei di un mercato con pochi Grand Theft Auto IV e tante bilance. Perché finalmente si vedeva una luce in fondo al tunnel e l’inatteso successo del divertimento usa e getta made in Nintendo ha spento l’interruttore. Forse no, magari sbaglio, ma forse sì. Ragiono da uomo pratico. In quel futuro, sempre lo stesso, se i videogiochi saranno Wii Fit, non sarà più divertente correre per un’oretta tra le strade del mio quartiere? C’ho bella musica nel mio ipod shuffle, non credete.
Non dico di credermi, ma di pensarci su, un paio di minuti basteranno. Sapete perché credo che questo mondo, questo settore, stenti a decollare? Perché tanto potenziale rimane perlopiù materiale da anteprima? Perché i migliori, in questo mondo, se ne vanno prima o poi. Ci passano in tanti, ci crescono in molti, poi ognuno per la sua strada, sono pochi a continuare a spalare la neve. È fisiologico credo. Ma tanto ricambio, così tanta fioritura costante di nuove braccia per la terra, appiattisce e smorza la crescita. Una volta un muratore nasceva da bambino, cresceva, diventava bravo e insegnava il suo lavoro. Oggi nasce a trent’anni, dopo due pensa di aver capito tutto e si mette in proprio a rovinare appartamenti. Sarò all’antica, ma si cresce davvero se nello stesso teatro ci sono gli attori bravi, le comparse che saranno attori e qualche ragazzino in platea che sogna di salirci, un giorno, su quel palco.
Mi sto deprimendo, figuratevi voi. Domani arriva Killzone 2, poi Street Fighter 4 e ho da farmi un giro di prova con Fear 2 e Silent Hill 5. Domani il mese della pigrizia sarà finito, ma continuerò a vedere lo stesso futuro. Non deprimente, diverso. Due minuti, non di più, pensateci su.





















