Afrika

2 feb 2009 di

Formaggio

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Deve essere cominciato tutto il giorno della mia prima comunione. Tra gli innumerevoli regali (adesso che ci penso i miei non mi hanno fatto toccare le bustarelle con i soldi, bastardi) non posso dimenticare i miei preferiti: una mountain bike, un gameboy in bundle con Tetris, un Commodore 64 con Kick Off Franco Baresi e due splendide macchinette fotografiche, una Nixon e una Casio.

Adesso capite? Sony ci rimane male, se la lega al dito, e ben diciotto anni dopo (porca di quella vacca, diciotto) si vendica con un gioco dedicato alla fotografia e alle sue macchinette fotografiche. Il cerchio si chiude, troppo facile Watson.

La mia carriera di fotografo è poi proseguita tra splendidi primi piani, gente che spegne le candeline e gruppi ordinati di gente felice. Una volta ho pure fotografato una sposa colpita con ferocia dal riso, quanti bei ricordi. Ma Afrika, così magari torniamo a fare il nostro sporco lavoro, è davvero un gioco di fotografia? Più no che sì, a dire il vero.

Chi di obiettivi se ne intende davvero, infatti, quelli che sanno cos’è la regola dei terzi, lamenta carenza di opzioni, poche luci sul palcoscenico e risoluzioni troppo basse. Chi sa pigiare il tasto nero senza la messa a fuoco e il flash automatici, insomma, delle fotografie di Afrika se ne fa davvero poco. In fondo non è un grosso problema. Ma allora Afrika è un gioco documentaristico sugli animali? Più no che sì, a dire il vero.

Dietro le pregevoli animazioni degli animali, infatti, si nascondono delle routine pane al pane, basilari più che altro. Il bufalo va all’acqua, poi torna indietro. L’elefante va alla cascata, poi torna indietro. L’ippopotamo va in piscina, poi ne esce. L’iguana… ecco, se vi capita di beccarla l’iguana fatemi un fischio che una gomitata d’amicizia gliela do volentieri. Un andirivieni di dolcissime passeggiate interrotte, solo di tanto in tanto, da alcune missioni speciali. In quelle, e solo in quelle, si assiste alla caccia dei predatori e ad alcuni momenti fuori dagli schemi. Come un minigioco, solo parecchio uguale al gioco vero e proprio. Ma allora, guardandoci negli occhi, Afrika cos’è?

Afrika è un gioco, né più né meno. Un gioco con macchine digitali, jeep per spostarsi, animali e missioni. Più classica di quanto possa far credere, l’Afrika di Sony è un videogioco senza rivoluzioni. Pacato e singolare certo, ma con una struttura da manuale. Accetti la missione, scatti la tua foto, prendi la ricompensa e ritorni sulla giostra. Il resto è contorno, ma in fondo non c’è molto altro da fare.

Perlomeno gli obiettivi sono raramente banali, le situazioni non si ripetono troppo e la noia ha la meglio solo su chi ha proprio sbagliato acquisto. Ma allora vien da chiedersi, perché Afrika è lo stesso un’esperienza gratificante e coinvolgente?

Perché ha un sapore strano rischiare la vita e il lavoro di un’intera giornata stando nascosti in un cespuglio. Perché guardare negli occhi un animale che si sta infuriando e attendere ancora un secondo prima di darsela a gambe è qualcosa che non avevo mai fatto in vita mia. Da buon videogiocatore ho sempre corso dei rischi, ma ho pure salvato tutte le volte che potevo. In Afrika no, ho ucciso tre boss finali, ho ignorato il save point e mi sono scagliato in faccia ad un nemico più grosso. Ho rischiato, spesso ho perso, mi sono maledetto e poi ci sono ricascato ancora.

Ho mentito all’inizio, la mia carriera di fotografo non è mai stata un granché. Gli scatti ammucchiati nell’hard disk di PlayStation 3 ne sono infelici testimoni. Ma sapete una cosa? Sticazzi, mi sono divertito. [8]

console: ps3
sviluppatore: rhino studios
produttore: scei
versione: giapponese
provenienza: giappone

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