L’impero Caduto

2 gen 2009 di

Frame

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Non voglio passare per nostalgico, ma videoludicamente parlando sono cresciuto con poche, solide certezze: Resident Evil è un survival horror, Shigeru Miyamoto è una divinità incarnata e la definizione di SEGA è più vicina a ‘la software house madre di miracoli tecnologici come Daytona USA’ che una pratica autoerotica.

Le cose però cambiano, e molto. Negli ultimi anni, soprattutto con le console next-gen – ma finiremo mai di chiamarla next questa gen? – lo stuolo di sviluppatori giapponesi sembra smarrito, le idee improvvisamente vecchie, le tecnologie incapaci di rivaleggiare con l’orgia di poligoni che i colleghi euro-yankee piazzano ormai in ogni titolo tripla A.

Pro Evolution Soccer 2009 è il perfetto esempio di come una casa come Konami sia rimasta al palo, dopo aver ridicolizzato EA e il suo FIFA per anni, e che non bastano pochi accorgimenti per migliorare un prodotto che fonda ancora il suo cuore tecnologico su Renderware, dando al gioco un evidente retrogusto di ‘passato’.

Ancora più imbarazzante il confronto sulla parte online tra i due titoli calcistici: dove FIFA permette non solo di leggere in tempo reale i risultati del calcio ‘vero’, ma dà anche la possibilità di un’inedita modalità 10 contro 10, PES continua imperterrito a proporre le solite semplici sfide multiplayer, per fortuna quest’anno afflitte da un lag decisamente più sopportabile che nella passata edizione.

L’aspetto tecnologico sembra essere quello dove i team nipponici si trovano maggiormente in difficoltà. Assassin’s Creed, GRID e Call of Duty 4, giusto per citare qualche multipiattaforma, sverniciano i rivali provenienti dal Sol Levante, relegandoli alle classifiche strettamente jappo, dove comunque dominano Wii, PlayStation Portable e DS, console che di sicuro non fanno dei milioni di poligoni il loro cavallo di battaglia.

Credo però che questa sia una conseguenza, non il vero problema. Fino alla comparsa di Microsoft nel mondo delle console, dall’era D.C.A. (Dopo Crack Atari) in poi, l’home gaming era affare quasi solo dei nipponici: console, software house, periferiche e chi più ne ha più ne metta. Il mercato era così giappone-centrico che, non lo nascondo, diverse volte ho cercato di farmi entrare nella zucca (con pessimi risultati) qualche carattere Kanji giusto per capire quale opzione dovevo scegliere per salvare la partita in corso. Poi ho desistito, mi sono fatto amico uno studente di lingue asiatiche.

I titoli europei e americani erano pochi, gli studi piccoli e nonostante qualche produzione di alto livello, su cui però pochi avrebbero scommesso sul successo che poi avrebbero mietuto (Tomb Raider e Wipeout in primis), erano Nintendo, SEGA, Sony, Namco, Capcom e Konami i nomi che rimbalzavano nelle riviste di settore. Con l’arrivo di Microsoft, l’incremento di budget degli studi occidentali e l’imporsi di colossi immensi come EA, Activision e Ubisoft, è cambiato l’equilibrio del mercato e la potenza grafica di Xbox 360 e PlayStation 3 ha permesso alle software house di raccogliere a piene mani idee da altri media, come cinema e televisione, senza avere quasi più la barriera del ‘vorrei ma non posso’.

Ovvio che in quest’ottica un gran numero di concept molto più vicini alla realtà o ispirati dal media cinematografico, tipici di un gusto occidentale e rimasti nel cassetto causa impossibilità tecnica ed economica, siano saltati fuori, andando a soddisfare i palati di quei giocatori che con il progredire degli anni si erano francamente stufati dell’ennesimo combattimento casuale del JRPG di turno. E rimanendo immutate le idee, evidentemente la ricerca tecnologica ne ha fatto le conseguenze.

E le certezze su cui ho fondato la mia convinzione videoludica hanno iniziato a scricchiolare: Resident Evil diventa un clone di Gears of War, SEGA è ormai una controfigura di se stessa e Shigeru Miyamoto, invece di sconvolgere l’animo dei suoi fan con un nuovo geniale concept, li terrorizza presentando Wii Music, con la più atroce performance ad un E3 che si fosse mai vista.

Non saranno né Snake né Gran Turismo a salvare il Natale di Sony, ma ci proverà un gioco – fantasticamente – assurdo, che nasce nel lontano Regno Unito: LittleBigPlanet. Microsoft dalla sua, nonostante tutti gli sforzi per accaparrarsi Proprietà Intellettuali giapponesi, cercherà di far esplodere tutto con il nuovo Gears of War, e Nintendo… beh, la casa di Kyoto ormai fa mercato a sé, insieme all’insopportabile Sudoku e ai deambulatori per le nonne sfiancate da Wii Fit.

Non voglio passare per nostalgico, ma mentre spiano locuste al fianco di Marcus Fenix e costruisco orologi meccanici per farci correre i miei Sackboy, attendo comunque che il Sol Levante torni a levarsi sul serio. Perché capolavori come ICO e Okami mi mancano. Perché l’emozione del primo Gran Turismo non l’ho più provata in un gioco di guida. Perché, alla fine, mi tocca ammetterlo: sono un terrificante, inguaribile nostalgico.

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