Insegnamenti (in)utili
Il mondo videoludico non è solito prendersi in giro. Esistono divertenti parodie di famosi film e libri. Raramente il videogioco si spinge a tanto. Parodius e Hunchback at the Olympics sono alcuni dei pochi esponenti di un genere che per lo più vivacchia negli interstizi, in qualche burla piazzata qua e là all’interno di titoli che sono magari umoristici, ma ugualmente terrorizzati dall’azzardo commerciale (e legale) del parodiare i colleghi. Il mondo indie non vive questo dilemma, ciononostante anch’esso fatica nel produrre parodie di qualità. Quanto segue è un esempio di cosa succede quando l’alchimia funziona e quando è uno specifico vizio ad essere focalizzato…
Gioco: Merry Gear Solid – Secret Santa
- “Questa è una pistola giocattolo modificata per sparare dardi tranquillanti”
- “Cosa accade quando finisco le munizioni?”
- “Ogni volta che entri in una nuova area i colpi vengono ricaricati”
- “Molto comodo… hey, ma è totalmente irrealistico!”
- “Ti lamenti del realismo in un videogioco su Babbo Natale?”
- “Cosa intendi?”
- “Lascia perdere”
Reso disponibile nel 2006, Merry Gear Solid risulta essere, oggi come ieri, un’efficace e furbesca parodia. Prendersi gioco del lavoro di Kojima è facile quanto impressionare con un film sull’Olocausto, ma non cadere nella banalità è dote rara.
Dopo l’11 settembre, qualsiasi oggetto volante non identificato è ritenuto ostile dalle forze armate e quindi eleggibile ad una bella supposta di esplosivo. Per questo motivo Babbo Natale è costretto ad intrufolarsi nelle case come l’ultimo dei topi d’appartamento.
Nonostante il ‘Solid” nel titolo, la struttura ricalca i Metal Gear bidimensionali, assimilati e rigurgitati in chiave natalizia. In Secret Santa trovano dimora tutti gli aggeggi della saga, contestualizzati in maniera magistrale e capaci, grazie prevalentemente alle dissertazioni via codec su di essi, di strappare un sorriso se non addirittura sonore risate. La forza di questo MGS natalizio è proprio quella di non strafare, scegliendo uno svolgimento dove il gameplay dell’opera kojimiana viene messo al servizio dell’umorismo, ma senza per questo rendere tutto il gioco un mero pretesto per il cabaret.
-“Questa è una macchina fotografica digitale. Ti servirà per stordire i bambini con il flash, ma puoi usarla solo 6 volte per ciascuna area”
-“Come mai?”
-“La pellicola”
-“Ah già”
È proprio l’invasività del tutorial ad essere dissacrata in maniera esemplare. Ogni nuova area presenta almeno un paio di interruzioni, a volte assolutamente banali, altre volte imprescindibili per il proseguimento dell’avventura. Gli scambi nei quali Babbo Natale viene istruito sui gadget sono di una frequenza assillante e già per questo ridicoli. Il modo in cui Santa viene istruito, come un emerito coglione, è memorabile nonsense giocato sul filo dell’incoerenza interna del videogioco in genere. Quelle evidenziate con ilare crudeltà sono le due facce del tutorial moderno: ora insopportabile evidenziazione dell’ovvio, ora unica chiave all’interpretazione delle regole del mondo digitale. Il simbolo di un videogioco che diventa parodia di se stesso, prima che materiale da parodiare, in quanto incapace di fidarsi delle capacità cognitive del giocatore e al contempo di rendersi sufficientemente trasparente nelle sue meccaniche.
“OK, questo è impossibile. So che non esiste un modo semplice di risolverlo”
“Ti sei dimenticato della magia del Natale?”
“Che?!”
“La magia del Natale. È come la telecinesi solo che un po’ meno utile. Si limita a permetterti di accendere la tv”
L’arco temporale ridotto permette a Merry Gear Solid di divertire senza tediare, di rivelare le sue carte senza doversi preoccupare di diluire le idee o allungare la brodaglia. È un videogioco, è una storia e raggiunge in pieno l’obbiettivo. Dovrebbe tenerne conto anche chi ha partorito la chiave termica di MGS.
- “Ho piazzato il regalo sotto l’albero. Cosa faccio ora?”
- “Esci da dove sei entrato”
- “Devo rifarmi tutta la strada al contrario?!”
- “Dovevo pur estender artificialmente la durata della missione in qualche modo”
Scaricate Merry Gear Solid al seguente indirizzo www.superfundungeonrun.com/total-klik//merrygear.html
You Have to Burn the Rope
Difficile non innamorarsi di You Have to Burn the Rope, una di quelle stranezze del web capaci, come il tormentone “All your base are belong to us”, di generare un folto seguito solo per la stupidità del progetto. O meglio del suo genio. Il titolo di Kian Bashiri è così ovvio che ti chiedi come mai nessuno ci abbia mai pensato prima; così geniale che ti chiedi come abbia fatto a venire in mente a qualcuno (splendida la canzoncina finale à la Portal). Se Merry Gear Solid è umorismo, You Have to Burn the Rope è pura ironia. Come chiamare altrimenti un gioco che comprende il solo boss finale, il cui metodo di estinzione è spiegato passo a passo lungo il breve tragitto che conduce ad esso? Un vero paradosso ludico che ha generato costole altrettanto demenziali come il manuale di gioco, la soluzione in video più svariati altri walkthrough, versioni testuali del gioco stesso, fumetti, racconti e remake tramite Little Big Planet. Manca solo il lanciafiamme.
YHTBTR è uno dei più efficaci commenti sullo stato dei tutorial nei videogiochi. In particolare su quelli dell’era post massificazione, roba che ti insegna che muovendo la levetta analogica si sposta il personaggio. Roba utile, insomma. Ma è anche un commento sull’inutilità dei manuali, che nessuno legge. O sulla mancanza di preparazione data nei confronti di ostacoli dalla soluzione pretestuosa, slegata da quanto imparato fino a quel momento. È un gioco su tante cose, You Have to Burn the Rope, ma è soprattutto un vg sul fuoco e su una fune. E sul fatto che la si debba bruciare.
Giocate a You Have to Burn the Rope al seguente indirizzo: http://www.mazapan.se/games/BurnTheRope.php
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