Cold Winter

2 nov 2008 di

E’ meglio di Killzone!

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La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. La strada per portare Halo su PlayStation 2 no, è un ingorgo autostradale sulla A1 a poche ore da Ferragosto, dove la migliore delle intenzioni è stata una partenza intelligente. Sono tutti venuti, hanno tutti visto e sono tutti finiti in coda. Qualcuno, però, si dev’essere fermato la sera prima, con la macchina ancora da riempire, e deve aver ragionato un attimo sulla situazione. Forse l’A1 non è poi una grande idea, si devono essere detti, forse Halo non è affatto il miglior first person shooter che ci sia. E allora, se copiare dobbiamo, che sia dal migliore, no? Questo qualcuno sono quelli di Swordfish Studios, che oggi si sono ridotti a sviluppare 50 centesimi di concime perché, nel 2005, nessuno aveva capito che la via non era Halo. Era Goldeneye.

Ma Cold Winter non verrà ricordato, del resto è dal 2002 che al cinema nessuno chiede un Martini e manca ancora un anno a Casino Royale. Le spie non se le fila nessuno nel 2005 e per la maggior parte dei videogiocatori là fuori, Andrew Sterling può benissimo rimanere a marcire dentro una prigione cinese. Basterebbe fargli riaprire gli occhi una sola volta, invece, per capire quanto sia davvero inutile che il Martini sia agitato o mescolato. Qui fare la spia non vuol dire essere suave, immobilizzando le guardie nemiche dopo avere magari ascoltato delle storie di loro vita vissuta. In Cold Winter trascini prima e ribalti un tavolo poi, ti ci piazzi dietro e in una fontana di sangue – con reazioni muscolari degli sventurati corpi che per un attimo ti fanno controllare di non avere in mano un sixaxis – inizi a trivellare di colpi le guardie. Decapitandole, azzoppandole, facendole saltare in due o tre pezzi con un esplosivo da voi stesso assemblato. Oppure potete sempre tirargli lo stesso tavolo.

Peccato che quando deciderete di lasciarvi dietro il lettino o qualsiasi sia l’ultimo riparo che vi siate portati appresso fino a lì, arrivi anche il primo schiaffo. Non da un nemico, però, ed è proprio questo lo schiaffo. Sparano tutti peggio di un idrante sotto crack. Tanto che viene il dubbio se, alla fine, a questo livello di difficoltà ‘normale’ non mancasse una ‘a’. È troppo tardi, però, quando a metà gioco un evento del tutto inaspettato ti apre definitivamente gli occhi. Sei morto e no, quello era il bottone per sganciare le granate. Non ti resta allora che annotarlo fra le cose negative – d’altronde la più scialba fra le direzioni artistiche iniziava a sentirsi un po’ sola – e guardare oltre. Dovrete farci presto l’abitudine, a guardare oltre, ed è proprio quello che farà anche il vostro avatar, a seguito del secondo di schiaffo: una fra le più perfide e inaspettate evoluzioni di trama che questa industria ricordi. Grazie, Warren Ellis.

Ma è tutta la trama ad avere la marcia in più, a partire da un doppiaggio originale da pelle d’oca, con quel patrimonio nazionale britannico di Tom Baker alla narrazione e un Nathaniel Parker che re-inventa Bond con un anno di anticipo. Passando poi per uno sviluppo narrativo atipico, con la sempre benvenuta storia parallela apparentemente disconnessa dalla corsa contro il tempo del nostro Sterling. Quando infine tutti i tasselli del puzzle saranno al loro posto, le giuste note composte da Mark Willot accompagneranno un’ultima dissolvenza in nero che vi libererà dalla sedia e vi farà portare le mani alle guance. Quei due schiaffi fanno ancora male.

Cold Winter è meglio di Killzone, strillavo con ricercato gergo ‘fanboyesco’ in apertura. Così è, d’altronde. Ma si consolino in quel di Guerrilla, Cold Winter è anche il miglior first person shooter che PlayStation 2 si sia mai voluta concedere. Punto. Su PlayStation 2. Appunto.

console: ps2
sviluppatore: swordfish studios
produttore: vivendi universal games
versione: pal
provenienza: uk
anno: 2005

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