Dove si va da qui
Sapere sempre dove sei
Ti può smarrire
Hai già la pelle liquida
In mezzo al sole
Dove si va da qui – Afterhours
Babel compie ufficialmente un anno, ma ha già festeggiato a sufficenza un paio di mesi fa. Ora preferisco lasciarla in pace, mentre procede lungo il cammino che da sola ha tracciato. Smetto di correre, mi fermo a contemplarla.
Dove si va da qui?
Francamente non lo so, e credo che a voi lettori interessino poco i fatti miei. Mi piace però riattraversare con la mente, in breve, gli anni di “militanza” presso le fila di chi, per passione o per mestiere, scrive di videogiochi. Aver visto nascere e crescere (e morire) un magazine del tutto unico come Ring, in qualità di membro effettivo, è stata forse un’esperienza irripetibile. Per la genuinità e l’entusiasmo dei suoi fondatori, per la profondità e l’onestà intellettuale dei suoi contenuti, per il valore generale della sua proposta. Ma soprattutto per il valore delle persone che ci stavano dietro, e di (quasi) tutte quelle che vi ruotavano intorno. Attraverso Ring ho visto il videogioco crescere, maturare, ricercare la propria dignità di medium e poi tornare indietro, in apparenza sconfitto ma sempre forte e pulsante. Tornerà a scorrere, ne sono convinto, sotto forma di nuove e affascinanti onde.
Attraverso i siti e le riviste per cui ho scritto ho visto la mia passione crescere, diminuire, frantumarsi, ricomporsi, riprendere a battere a differenti frequenze. Ho visto il mercato mutare e mettere in discussione equilibri fino a quel punto assodati; ho visto Nintendo abbandonare la via del videogioco per tornare a costruire giocattoli, ritrovando forse la vocazione originale (e più conveniente). Ho visto cose che hanno visto in tanti, dopotutto.
E tutto questo riverbera nel suono di un’unica parola, semplice e nemmeno troppo musicale, che per quanto mi riguarda riassume ogni cosa senza aver bisogno di alcuna spiegazione. Evasione: questa è la parola, questo è il senso, unico e semplice.
Ma ora smetto di correre, sorrido mentre da lontano guardo Babel e la sua cima che si innalza costantemente. Mi volto, mi allontano con le mani in tasca. Smetto di evadere, perlomeno cerco una nuova via di fuga.
Continuerò a curare l’impaginazione e l’aspetto grafico, continuerò per quanto possibile a coordinare il progetto. Forse il mio nome comparirà in calce a qualche altro articolo, in uno dei futuri numeri di Babel. Ma la mia evasione, tra le fila di chi scrive di videogiochi, finisce qui.
Auguro un buon Natale a tutti voi e buona fortuna a chiunque, da gennaio in avanti, vorrà riempire questo piccolo spazio. Nella vita si può scrivere di tante cose: scrivere di videogiochi è stato stimolante.





















