Lego Batman

2 ott 2008 di

The Lego Therapy

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Non credo di ricordare una singola confezione di Lego di cui non abbia perso almeno un pezzo. Un minuscolo, maledetto, microscopico pezzo che mandava tutto all’aria.

Di conseguenza la cosa che più in assoluto preferisco dei videogiochi della serie Lego, è che questo non accade mai. Tutto quello che bisogna fare è distruggere ogni cosa e raccogliere ogni cosa: lo trovo mille volte più rigenerante di una sessione a un sanguinolento FPS. Quanti traumi infantili mi sono stati sanati!

È vero che da un punto di vista grafico viene da chiedersi come sia possibile affibbiare un prezzo di sessanta euro a un motore del genere, quando c’è gente che tira fuori le città di Assassin’s Creed per la stessa cifra, ma il valore di questo gioco non è né ludico né tecnico. La serie è venuta alla ribalta con il primo titolo, Lego Star Wars (dedicato agli ultimi tre capitoli cinematografici), seguito da Lego Star Wars II: The Original Trilogy, Lego Indiana Jones: The Original Adventures, fino al recente Lego Batman.

La formula è stata riciclata con buoni risultati, ma con qualche passo falso: i puzzle sono cresciuti in difficoltà, nonostante il target del gioco sia infantile, e il level design non sempre è aderente all’iconografia dell’immaginario originale. Lego Indiana Jones ricorda più Pitfall che le pellicole spielberghiane, e Lego Batman sfrutta ben poco la caratterizzazione architettonica dei film burtoniani a cui timidamente si ispira.

Anche le meccaniche di gioco soffrono il peso di questa discendenza: nei due Star Wars sia spaccare oggetti che costruirli era compito del tasto della Forza, e non ci si stancava mai nel vedere i poteri Jedi all’opera con dei mattoncini Lego mentre formavano un X-Wing a mezz’aria. In Lego Indiana Jones si deve ricorrere costantemente a personaggi secondari che permettono di effettuare azioni contestuali, mentre in Batman bisogna rintracciare le postazioni in cui indossare costumi mai visti nel fumetto (tute subacque, tute volanti, tute da ghostbuster) e quindi sbloccare relative abilità d’esplorazione.

Quello che riscatta la serie nel suo complesso sono gli achievement presenti nelle versioni Xbox360, e assenti in quelle PlayStation 3 (niente trofei neanche in Batman, nonostante il titolo sia uscito a ottobre) PS2 e PSP. Per tanti altri titoli gli achievement non sono che un vezzo di autocompiacimento ludico: nessuno comprerebbe Bioshock al solo scopo di sbloccare achievement. Nel caso dei titoli Lego è esattamente il contrario: privi di sfida (fatta salva quella offerta dal talvolta insensato puzzle design), immediati da giocare con chiunque in co-op, e resi molto longevi da un consistente numero di livelli che vanno affrontati più volte per sbloccare tutti i segreti. Questa serie di titoli è il sogno erotico di chi compra titoli come Prey pur di guadagnare 200 achievement points in più. Probabilmente si tratta dei punti più facili e più divertenti da collezionare dai tempi del King Kong di Ubisoft.

Quindi questo gioco vale eccome sessanta euro, ma solo su 360 e solo per quei malati di mente che fanno dello sbloccare achievement una questione di autostima personale. Tutti gli altri diano un’occhiata agli screenshot e si facciano due risate nel vedere i personaggi e i luoghi delle pellicole originali ricostruite con blocchi di Lego. Dopodiché se ne tengano alla larga.

console: ps2, ds, pc, ps3, psp, wii, 360
sviluppatore: traveller’s tales
produttore: warner bros. interactive entertainment
versione: pal
provenienza: usa
anno: 2005-2008

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