Quando la TV fa vincere i videogiocatori
Che I Simpsons siano una serie capace di raccontare il proprio tempo è cosa risaputa. Vent’anni di repliche sono lì a ricordarcelo ogni giorno di più. E già nel 1990, anno della messa in onda della prima serie, usciva questo episodio esilarante che sbeffeggia senza crudeltà l’agonismo e la voglia di vincere del giocatore medio. Ma anche la sua incapacità di accettare le sconfitte con il sorriso sulle labbra. Perché ci piace giocare con gli amici, ci piace tanto, ma quante volte abbiamo sognato la loro morte dopo un goal al novantesimo o un sorpasso poco pulito? Nel 1990, poi, le sale giochi non erano ancora estinte, e con loro alcuni riconoscibili personaggi di dubbia sopportazione.
GIOCHIAMO INSIEME
L’episodio è diviso in due parti, in una si consuma il dramma esistenziale di Lisa, nell’altro i due cazzoni della famiglia, Homer e Bart, passano il tempo insieme a spassarsela con un videogioco di boxe: Super Slugfest. Bart è un giocatore esperto, Homer un povero niubbo e la sfida è del tutto impari, con Bart imbattuto e Homer umiliato. Il joystick che impugnano i due – era pur sempre il 1990 – ha un solo tasto, il sogno bagnato di Nintendo che diventa realtà. D’altronde anche il videogioco ricorda da vicino quel Punch Out che tanto ha reso felice i fan della casa di Kyoto e che presto tornerà sul Wii.
FATALITY
Mentre Homer inanella la quarantottesima sconfitta consecutiva – umiliante sconfitta, pardon – la televisione mostra una sequenza con il pugile battuto che finisce in una bara. Sequenze come queste non erano improbabili nei videogiochi degli anni ’80. L’ironia era un aspetto importante delle prime produzioni ludiche e la vittoria andava festeggiata con una fatality per crogiolarsi nella propria bravura. Poi arrivarono il realismo e i replay infiniti di Pro Evolution Soccer. Le madonne sono sempre le stesse, quelle non passano mai di moda.
TI UCCIDO
Ma è proprio la piaga più grande del mondo dei videogiochi che questo episodio descrive con maggiore cura. Bart è un giocatore tipico, di quelli che passano millecinquecento ore sullo stesso videogioco e poi si bullano come dei pavoni quando battono qualcuno che lo tocca per la prima volta. Il povero Homer è costretto a torturarsi con le chiacchiere del figlio che proprio non vuole smetterla di ricordargli la sua superiorità. E mentre li guardo penso a me ieri, mentre giocavo a FIFA, e uccidevo mio cugino per i quattro derby persi. Non è colpa nostra, è che proprio non si può resistere alla tentazione di umiliare il proprio avversario. Non pad alla mano ecco.
TUTTO È BENE…
A questo punto Homer è disperato. La sua incapacità sta mettendo a repentaglio la sua autorità nella casa e decide per una soluzione drastica. Si reca in una sala giochi e ingaggia uno dei bulletti del posto per farsi insegnare i trucchi del mestiere. Ecco, il tipo in questione sono certo di averlo conosciuto almeno una decina di volte nella mia vita. È quello che voleva finirmi i round di Street Fighter, è quello che Moonwalker lo finiva con un gettone solo e che non stava mai zitto per più di – cronometro alla mano – 8 secondi consecutivi. Ma se pensate che quel genere di giocatore si sia estinto vi sbagliate di grosso, si è solo spostato. Ora vive nei forum, regala perle di saggezza e si vanta del proprio enorme gamerscore.
ED ECCO LA DROGA
Siamo al termine della puntata. Il duro allenamento di Homer ha dato i suoi frutti e, liberatosi dell’invadente mamma del suo maestro, è finalmente pronto per prendersi la sua meritata rivincita. E lo scontro sorprende davvero Bart, che non ha più quel sorrisetto sulla faccia, ma capisce di essere davvero vicino all’inaspettata prima sconfitta. Homer colpisce con tutte le sue forze, è diventato abile e sicuro e sta per scagliare il suo colpo finale quando… Margie stacca la spina. Bart, più vigliacco di un coniglio messicano, annuncia al mondo la sua uscita dalle scene. Da imbattuto, ovviamente.
Ho giocato a Soul Calibur 4 con un tizio una volta, uno che doveva essere forte in teoria, eravamo in un raduno per videogiocatori. Impugno il pad e in quattro mosse gli ammollo un perfect. Non ho mai più giocato a Soul Calibur 4 da allora. Essere un videogiocatore è uno stile di vita. Bisogna saper perdere cantava Caterina Caselli, ma lei non aveva il lag come scusa, troppo facile. Per noi è diverso, un colpo non andato a segno è sempre figlio della cattiva risposta dei comandi e quell’altro bravo è sempre un cheater maledetto. Ci piace vincere, insomma, e non perdiamo mai.





















