Super Robot Taisen Z

2 ott 2008 di

Che il bullone sia con te

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Il nuovo capitolo della serie Super Robot Taisen rompe con il passato e vira nella direzione di un cast più al passo coi tempi. Fuori Combattler, Vultus, Gundam, Reideen e dentro Eureka Seven, Big O, Aquarion e Gravion. Lo scambio di consegne non ha sortito gli effetti sperati: le vendite si sono assestate per l’ennesima volta intorno alle cinquecentomila copie, incapaci di replicare il successo di Super Robot Taisen Alpha su PSOne con le sue ottocentocinquantamila copie. Il numero è comunque consistente, considerato che il mercato di PlayStation 2 non ha conosciuto i picchi di vendita della scorsa generazione di console, e rende chiaro come la serie sia diventata ormai uno dei franchise più noti e inamovibili.

In questo nuovo capitolo è stato introdotto un sistema di raggruppamento in squadre da tre unità, simile a quello degli episodi precedenti, ma con la differenza che ora la scelta del tipo di formazione influisce sulla potenza degli attacchi. C’è la formazione Wide, efficiente nei combattimenti con i boss, la formazione Center, che serve a concentrare il fuoco sugli avversari con HP più alti, e la formazione Tri-charge, che serve ad attaccare gli avversari equipaggiati con barriere che diminuiscono o annullano i danni inflitti. Ognuna di queste tre formazioni è avvantaggiata o svantaggiata rispetto a un altra in base a un sistema in stile sasso, carta, forbici. Grazie all’introduzione di questo sistema, finalmente anche Super Robot Taisen può vantare lo spessore strategico di prodotti più proibitivi, come quelli Nippon Ichi. Per fortuna gli autori non si sono spinti fino agli estremismi di titoli come Fire Emblem, dove le unità distrutte in combattimento restano definitivamente perse.

Il livello di sfida resta comunque piuttosto alto, soprattutto se si considera l’eventualità di prendere i punti abilità: si tratta di punti che vengono distribuiti quando si portano a termine le missioni con rapidità o quando si abbattono avversari particolarmente tosti. In base alla quantità di punti che si riesce a ottenere la difficoltà cresce, aumentando il numero di unità nemiche e la potenza dei boss.

Le animazioni sono assolutamente fenomenali. Oltre a una quantità maggiore di dynamic kill (animazioni speciali che si attivano quando un robot sconfigge un’unità nemica con il suo attacco più potente), la produzione ha lavorato ai movimenti dei personaggi fin nei minimi dettagli: una stessa arma sarà visualizzata con animazioni specifiche a seconda che l’attacco sia terra-terra o terra-aria, e i robot esplodono ognuno in modo diverso quando vengono abbattuti. C’è da aggiungere inoltre che le musiche di sottofondo possono essere tranquillamente cambiate e il giocatore può ‘customizzare’ la colonna sonora del gioco con le sigle e i temi musicali che preferisce.

Il numero di missioni è enorme e la struttura a bivi ha permesso di ricreare situazioni tanto fedeli alle opere originali, quanto allo stile narrativo. Dei due protagonisti principali ognuno segue vicende ben diverse: la trama del personaggio femminile, la timorosa Setsuko, è molto cupa e angosciante; mentre quella del personaggio maschile, il nerboruto Rand, è leggera e ricca di umorismo.

Purtroppo resta sempre lo scoglio della barriera linguistica, che non permetterà di apprezzare né la trama, né la quantità esorbitante di doppiaggio che è stato campionato appositamente per il gioco. Finché il giapponese non diventerà una materia obbligatoria nelle scuole occidentali, il resto del mondo sarà condannato a vivere nell’ignoranza di questa magnifica produzione. [8]

console: ps2
sviluppatore: banpresto
produttore: bandai namco games
versione: giapponese
provenienza: giappone

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