Oddworld Stranger’s Wrath
Il senno di poi gioca sempre brutti scherzi. Nell’inutile tentativo di trovare un titolo che renda giusto omaggio al selvaggio West, ti torna a mente il suo intero, nonché incestuoso panorama videoludico. Dal vecchio Outlaw, al nuovo Call of Juarez, e quasi ti convinci che alla fine Lui, Sergio Leone, è passato pure di lì. Capita però che, per immedesimarti meglio nell’argomento trattato, tu stia ascoltando musica a tema ed ecco che una nota fischiettata ti ferma le mani che stavano allegramente scrivendo un mucchio di stronzate. Al massimo, Sergio Leone si è ribaltato nella tomba al passaggio di Gun. Oltraggi, non omaggi. Ma giusto quando ti sei convinto che tutt’oggi non esista una giusta trasposizione videoludica del tuo filone cinematografico preferito, ecco che incontri il tuo straniero di nome e di fatto. E in barba alle convenzioni, Stranger non lo becchi nell’ultimo posto immaginabile, ma nel penultimo o terzultimo, a seconda di dove volete piazzare la serie di Imagine per Nintendo DS.
Sono tante le convenzioni infrante da questo addio videoludico alle marroni colline di Oddworld. Qui non si scoreggia. Qui non si rutta. Qui si sputa, e neanche quando si vuole noi. Tanti sputi, forse troppi. Perché a ogni nuovo sputo del pistolero senza pistole, un nuovo ricercato sarà appena finito nella nostra saccoccia, letteralmente. Preceduto, tra l’altro, da un risucchio il cui suono avrebbe inorgoglito pure il Folletto di mia madre. Uno potrebbe vederci pure una scelta morale in tipica chiave Oddworld Inhabitants: catturarli o ucciderli? Ma avrebbe torto, non c’è nessuna scelta morale, è solo una questione di soldi, pardon, moolah. Oddworld Stranger’s Wrath è straniero in terra stramba, è un first person shooter con visuale in terza persona quando più ci aggrada. Tante taglie da riscuotere e zero enigmi. Alla corte di Lorne Lanning, ora carovana zingara in rotta verso altri lidi, puzza di figlio illegittimo più della folta chioma sfoggiata a suo tempo dallo stesso.
Eppure funziona, e non a caso. Oddworld Stranger’s Wrath è un pulpito di design, sviluppo e testing. Non riesci neanche a farti sfuggire una certa ironia di fondo: tutto ciò in cui i tuoi occhi si possono perdere trasuda splendida sporcizia, eppure le sue fondamenta sono quanto di più ripulito i tuoi sensi abbiamo mai sperimentato. Nulla funziona a vuoto, nulla è stato posizionato a caso. Ogni singola azione mappata sul tuo controller ha un suo perché, non in un solo livello, non in un particolare set-piece, ma sempre. Il solo muovere Stranger lungo questa splendida, ininterrotta landa di perdizione, taglia dopo taglia, è una gioia che anni di stitico design avevano ormai soppresso. Non lo credevi possibile, ma hai anche trovato qualcosa di più galvanizzante del doppio salto: il galoppo. Potresti non concordare, poco male, tanto sono stati inclusi entrambi.
Ma ancora nessun freak da salvare. Qui nessuno ti sta braccando, sei tu il bracconiere. E un po’ ti manca il non dover scappare da qualcuno. E un po’ ti ripugna questa implacabile voglia di moolah. Ma è per il suo bene, garantisce Stranger. Viene da chiedersi cosa gli sia preso agli Oddworld Inhabitants, se siano ancora gli stessi delle odissee e degli esodi passati. Il dubbio resta per gran parte dell’avventura e potrebbe pure consolidarsi, quando la ripetitività non bussa più alla porta ma l’ha proprio sfondata. Ma sono sempre loro, si vede. La qualità delle cutscene, per esempio, che grazie all’avvento di Pixar provocano oggi solo un “Ah, però”, anziché un “Oh mio Dio”; l’incredibile doppiaggio di altrettanto incredibili personaggi, solo tre voci per dare vita a siparietti che ti fanno sgorgare delle autentiche lacrime di sguaiata ilarità. E quel colpo di scena, che ti scuote di dosso il torpore all’istante, come neanche lo stesso Stranger riesce a fare (vedi box Shake it like a sepia picture). E di colpo sei di nuovo in fuga.
L’unica lezione che gli Inhabitants si sono dimenticati di imparare dal selvaggio West, è quando scoprire le carte. Se l’asso lo dimentichi troppo a lungo nella manica, gli spettatori ti avranno già dato per vinto cambiando tavolo, e si saranno così persi l’incredibilmente appagante cattura – da vivo – di Elboze Freely. Oddworld Stranger’s Wrath si rivela troppo tardi per quello che è, un’ultima odissea di un gruppo di artisti – ripeto, artisti – che hanno voluto osare, riportando a casa un loro ultimo eroe disperso. E sarà che il senno di poi gioca sempre brutti scherzi, ma Abe e Munch sembrano ormai insipidi nella loro stramba perfezione. Sono eroi con troppe poche macchie per rivaleggiare con la vile, seppur umana negazione di uno Stranger. Di un pistolero senza pistole infine sul cammino, qui più un galoppo, della redenzione. E tutto questo senza neanche scomodare l’eterno riposo del buon Leone. Sembrava un figlio illegittimo, questo Stranger’s Wrath, ma ci siamo ritrovati con un figliol prodigo. E chissà poi perché, ma finisce sempre che per questo stronzo ingrato facciamo il tifo. [9]
anno: 2005
softco: oddworld inhabitants
publisher: ea
platform: xbox
genere: action adventure
multiplayer: no





















