Alla scoperta delle INDIE – 3

2 set 2008 di

Arte esistenziale

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

C’è una filone nel sottobosco indipendente che snobba le convenzioni. Non vuole intrattenere, vuole emozionare passando dal cuore al cervello e ritorno. Jason Roher, Tale of Tales e Rod Humble (sul quale ci si soffermerà il mese prossimo) sono alcuni degli esponenti più in vista, fautori di un videogioco – se così si può chiamare – che stimola a pensare, che racchiude al suo interno significati e che tronfiamente li mette in piazza, delineandone così la sua diversità. È un videogioco fortemente autoriale, che pretende di essere sviscerato, pretende un minimo di dedizione cerebrale. È un videogioco che si regge su strutture ludiche scarne e che senza approfondimento risulta monco, ma è anche un coraggioso inizio. Se 1492 è un viaggio, non può esimersi dall’iniziare.

Gravitation

Jason Roher, ancora lui. Dopo quella botta di adrenalina che va sotto il nome di Passage, l’artista statunitense si cimenta nuovamente nella definizione in forma ludica degli stati emozionali umani. Lo fa attraverso la pixel art e la malinconia, quello che sta diventando a tutti gli effetti un marchio di fabbrica. Il risultato, questa volta, non è di immediata assimilazione. Non è solo l’assenza di una – a tratti pedante – spiegazione dei più piccoli significati dell’opera a rendere Gravitation meno accessibile di Passage. Gravitation, per la sua natura maggiormente personale, è effettivamente più ostico da interpretare. Incastonata in una struttura di arcaico platform game è racchiusa una visione, come scrive lo stesso Roher, sulla “mania, malinconia e il processo creativo”. C’è invero qualcosa di ancora più universale: gli equilibri e i legami familiari, un tema già lambito nel precedente lavoro con l’introduzione della compagna di viaggio (vedi Babel 006).

Spogliate della loro poesia, le meccaniche di gioco prevedono una fase di caricamento, rappresentata dal giocare con il proprio figlio – che, nonostante le apparenze, ha i cromosomi xx – dopo la quale è possibile compiere poderosi balzi verso l’alto, esplorando così le piattaforme soprastanti per recuperare le stelle da convertire in punti, spingendole all’interno del camino. Quello che Roher tenta di trasmettere è l’alternarsi di stati sottesi alla genesi della scintilla creativa e delle sue conseguenze: l’euforia (la testa in fiamme con vaghe reminescenze di The Great Giana Sisters), l’isolamento artistico che tende ad allontanare dagli affetti, e la centralità di questi ultimi nell’alimentare l’inventiva. Il rapporto di limitazione/ricompensa nel relazionarsi con i propri familiari si esplica in maniera simile in quanto visto in Passage. L’affetto amplia le proprie possibilità, ma ne preclude altre. Una visione che è valsa a Roher critiche francamente fuori bersaglio. L’approccio non è pessimistico, è intriso di realismo. Quello che un figlio – o una compagna – può dare, analizzato in modo meccanico, è un percorso. Un ventaglio di possibilità che, giocoforza – a meno di dinamiche ‘non standard’ – ne preclude altre.

Gravitation, così come Passage, è il trionfo del controllo autoriale sul videogioco. Se uno dei problemi storici nel trasmettere un messaggio è quello di non sapere se il fruitore sarà in grado di superare le sfide proposte, la risposta di Roher è un controllo totale sull’arco temporale della sua ‘storia’. Gravitation, così come Passage, ha un preciso tempo di gioco che esula dalle capacità dell’utente. Il successo di tale approccio sta nel trasformare il giocatore in spettatore senza limitarne la possibilità di scelta e senza corrompere l’impatto artistico. Otto minuti per inscenare la propria pagina ludica e scardinare le metafore proposte. Metafore, come si scriveva in apertura, non chiare al primo impatto. La barriera è prevalentemente linguistica. I simbolismi adottati sono molto personali, destinati a rimanere parzialmente oscuri senza un’imbeccata da parte dell’autore. Ma personale è la parola chiave dell’intera opera. Non più incanalate da una dichiarazione d’intenti arduamente mal interpretabile, le sensazioni sono libere di plasmare l’esperienza in modo del tutto soggettivo. Esiste una ‘vera’ interpretazione di Gravitation, ma se uno dei punti di forza del videogame è generare storie personali all’interno di determinati confini, allora l’opera di Roher è un vero e proprio manifesto del videogame. La sua forza è sapere innanzitutto emozionare. Anche senza elaborate pippe mentali per decostruirne i simboli, il mondo delineato parla al cuore.

Con ogni probabilità il primo viaggio all’interno di Gravitation si concluderà con una ricerca forsennata di stelle che inevitabilmente incastreranno il figlio al di là di una barriera inamovibile. L’avidità e l’egoismo hanno portato a un allontanamento definitivo, a un’incomunicabilità nei confronti dei propri affetti, che si allontaneranno lasciando come unica compagnia la solitudine, e un incancrenimento su sé stessi. Roher comunica tutto ciò attraverso il gameplay e misurati indizi visivi. Che un quadratino rosso di pochi pixel riesca a esprimere con tale forza la tristezza dell’abbandono è un risultato di per sé. Alla stessa stregua, il modificarsi del proprio spazio visivo e il crescendo musicale sono magistrali nel sottolineare gli stati d’animo del protagonista, i propri stati d’animo. Perché Gravitation si vive sulla propria pelle, lo si incarna nel profondo ricavandone una lezione, una storia personale da raccontare. Visioni alternative che spaziano dalla perdita del fanciullino (dove giocatore e bambino sono due proiezioni della stessa figura) alla mitizzazione dei fratelli maggiori. E se tutto ciò vi sembrasse fin troppo pretenzioso, si può sempre optare per la dissacrante interpretazione data da roBurky nel forum di Rock Paper Shotgun: “Non lasciare mai casa tua per esplorare il mondo: i tuoi figli potrebbero essere rapiti”.

Scaricate Gravitation al seguente indirizzo http://hcsoftware.sourceforge.net/gravitation

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...