Quando la TV droga i videogiochi – 1
Drive Me Crazy, quarto episodio della terza stagione di Grounded for life (I Finnerty in Italia), è il primo esempio (di tre) che narra di come il videogiocatore venga spesso considerato dalle folle. Solitario e irrequieto, si lascia coinvolgere a tal punto da acquisire patologie tipiche di un drogato. Quella che noi chiamiamo sindrome da un’ultima e poi smetto, dall’esterno può apparire come incapacità di staccarsi dal videogioco. Esattamente come una droga, il passatempo preferito di figli e nipoti, è capace di fuorviare le menti e di rendere inefficace qualsiasi possibilità di autocontrollo. Ed essendo una droga, il videogioco è sbagliato. Come la cocaina, più della nicotina, meno della Redbull. Tutte cazzate, io smetto quando voglio.
MAMMA TI GUARDA
La parte che ci interessa dell’episodio, inizia quando la mamma di famiglia si siede a osservare cosa stanno combinando i suoi due giovani figlioli davanti alla TV. Pad in mano, i due stanno devastando in un bagno di sangue qualche spensierata città della provincia statunitense. Tutto normale, più o meno, ma la signora si inalbera, si sconvolge, si chiede come possa essere finito nella sua casa quel gioco che lei stessa ha pagato. Inevitabilmente a quel punto corre ai ripari e proibisce al figliame di proseguire sulla via della perdizione. Immaginate una mamma di fronte a un Grand Theft Auto per pochi secondi, immaginatelo cioè spogliato del suo contesto. Meglio, immaginate Ninja Gaiden 2.
LA CHIESA TI DÀ UNA MANO
Ancora sconvolta, la donna si ricorda di come fosse stata messa in guardia dalla dolce suora di quartiere. “Quel gioco è maledetto” l’aveva avvisata, eppure non le aveva dato ascolto. Perché i videogiochi sono prodotti per bambini pensava, come può Big Jim istigare alla violenza? I mattoncini Lego non hanno mai ucciso nessuno, perché dovrebbe farlo la PlayStation2? Errore questo in cui incappa più di un genitore. Colpa di un modo sbagliato – o furbo se vogliamo – di vendere materiale non adatto ai minori di 18 anni sulle pagine di Topolino.
CI PENSO IO
Piccola parentesi divertente. Mentre mamma e pargoletti se la battono per un divieto totale sui videogiochi, fa la comparsa un personaggio (il ragazzo della figlia più grande) che qualche sorriso, a chi vive di pane, cerchi e X, lo regala pure. Avete presente quello che pensa di sapere tutto sui videogiochi? Quello che gioca tutto e non perde mai tempo per ricordare al mondo la sua superiorità in merito? Ecco, probabilmente io e te gli somigliamo parecchio. Il giovanotto – che in Reaper regalerà qualche altra perla sui videogiochi – conosce addirittura un cheat per giocare con tutti i personaggi nudi. Chi ha detto Tomb Raider?
TUTTO È BENE…
Mai darsi per vinti quando la causa è quella giusta. Mamma grandi bocce – come mi piace chiamarla – raduna un comitato guerrigliero di mamme, e la dolce suorina, per affrontare di persona il venditore di videogiochi. Lui sì colpevole di non aver vigilato sui propri figli. Il dialogo è discretamente divertente, con il tizio che mostra la sufficienza tipica di chi fa il suo mestiere. Lui vende, il bambino vuole, il bambino compra. Tutto troppo facile, però, credo sia arrivato anche il momento per questa industria di assumersi qualche responsabilità. Perché mamme e suore – in senso metaforico – romperanno anche i coglioni, ma La signora dei cavalli non è mai stata venduta a qualcuno sotto i dieci anni.
ED ECCO LA DROGA
Dopo tante battaglie, eccoci al punto centrale di questo episodio. Così, solo per capire meglio quello che combatte, signora proibizionismo si comincia a esibire con il videogioco della vergogna. E due minuti prima, due minuti dopo, si ritrova, suo malgrado, a divertirsi con quel prodotto maledetto. Diventa una drogata addirittura, costretta a giocare di notte nascondendosi da tutta la famiglia. Ma si diverte, questo è il punto, e questo nonostante lei sappia benissimo di non essere un serial killer nella vita. Non lontano dall’ufficio postale almeno.
È un episodio controverso questo Drive Me Crazy. Se da un lato è pieno di banalità e luoghi comuni, dall’altro infila chiavi di lettura non sempre scontate e forcaiole. Si parla di genitori assenti (o meglio impreparati), di critica cieca (o meglio impreparata), di industria disinteressata al problema e di un hobby che, difetti permettendo, è avvincente come una droga vera e propria. Più della TV, meno del caffè. Si parla e non si giudica mai, e il non prendere una posizione, in questo casi, è già una presa di posizione.




















