Second Sight

2 lug 2008 di

Quando piove, diluvia

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Per molti, quando si è in due, si è in compagnia. Per molti, appunto, ma non per l’industria del videogioco. Qui, quando si è in due, si è solo in troppi. Ma la storia insegna a chi vuol ascoltare, e nonostante i tratti sempre più in comune, quest’industria sa ancora fare le orecchie da mercante che ti aspetti da una capricciosa sorellina. Hollywood insegna che tra Volcano e Dante’s Peak c’era qualcos’altro in comune che non fosse la trama. Hanno fatto entrambi schifo, e non solo al botteghino. Hollywood insegna, dicevamo, ma Midway e Free Radical erano assenti ingiustificati quel giorno, o forse erano già in pieno crunch e ben oltre il punto di non ritorno. L’amara consolazione è che tra i rispettivi Psi-Ops: The Mindgate Conspiracy e Second Sight, ci passa la stessa differenza che passa tra The Cave e The Descent, più che tra Armageddon e Deep Impact. Il primo ha un budget americano, il secondo un budget inglese. Psi-Ops è tecnica prima di contenuti, Second Sight è storia prima di ogni altra cosa.

Non che questa inizi nei migliore dei modi. John Vattic è pelato, parla fra sé in continuazione e non ricorda nulla del suo passato. Se avessi intascato un euro per ogni volta che ho sentito quest’ultima frase, probabilmente avrei di meglio da fare che stare qui a convincervi del contrario. Second Sight non solo ha una storia che non provoca intolleranza, ma nello scoprire cosa si celi dietro il primo incontro con questo suo protagonista – un incontro all’apparenza così pericolosamente clichè, ma con il senno di poi mai così efficace – sa anche sfilarti il tappeto da sotto i piedi. Non è tanto cosa narri la storia, è come questa venga narrata. Perché avremo anche evitato gli sbuffi di non essere in missione per conto di Dio, né per la solita megacorporazione contro la quale inevitabilmente ci ribelleremmo, ma non è che stiamo parlando di Silent Hill 2. Abbiamo pur sempre dei coreografici poteri psichici a far da contorno alla nostra comoda amnesia, e se ha ragione Zucchero nel dire che le note sono solo sette, non ci sono poi tutte queste storie da poter raccontare quando un videogioco ha una premessa tanto familiare. Così, la scelta di spezzare la narrazione fra presente e passato, non è solo una necessità, è il primo gol del derby.

Non avranno imparato la lezione più importante che la sorella aveva da insegnargli, ma a Free Radical ci sentono comunque meglio che a Midway. Quando Memento ha insegnato come tramutare una storia del tutto banale in qualcosa di memorabile, stavolta la sorellina è rimasta in silenzio e ha preso nota. La via più breve tra A e B è una linea retta, ma è anche la via più noiosa. Second Sight traccia una linea retta, la ripiega a mo’ di fisarmonica, ne ritaglia meticolosamente i settori e poi tutti giù per terra. Provate voi a trovare la ‘B’, adesso. Si potrebbe gridare al bieco espediente narrativo – lo è – ma per una volta che non sai dove stanno andando a parare, più che un grido ti scappa un grazie al cielo. Strozzato, ben presto, da meccaniche stealth che prevedono la riapparizione dei nemici finché non si fanno le cose a modo – il loro modo – e che danno per scontato che il trial and error sia elencato nella dichiarazione universale dei diritti degli sviluppatori. Ma l’opportunistico contropiede di Midway viene neutralizzato sul nascere, quando la tattica di Free Radical si rivela per quello che è. Non è solo mero espediente narrativo, è anche mero espediente ludico.

Con l’intento di spezzare la storia, Second Sight finisce per spezzare la monotonia, alternando fra loro le sezioni stealth con altrettante sezioni à la Rambo. Livelli che profumano di episodi televisivi: troppo brevi per puzzare, troppo lunghi per non prenderti quanto basta. Finiscono tutti sulla nota più alta, quella mozzafiato, quella che ti fa ricordare che il box-set non è poi stata una scelta tanto stupida. Sarà la tensione da season finale, ma non riesco neanche a ricordare l’ultima volta che mi sia dispiaciuto finire una sezione stealth. Second Sight sa essere un Jolly di tutti i mestieri, ma senza la spiacevole implicazione di non essere bravo in nessuno di questi. Perché si gode a sparare, tanto quanto a impossessarsi silenziosamente del corpo altrui. Per poi “sparare” via quest’ultimo tramite la telecinesi.

Sotto una pioggia torrenziale, sopra il tetto di un manicomio, è qui che Free Radical gonfia la rete per la seconda volta e non c’è più storia, la mamma può buttare la pasta. Ma si sa, quando piove diluvia e il derby fra Psi-Ops e Second Sight verrà sospeso per maltempo. Ahimé, odio dovervi comunicare che non ha buon fine questa nostra storia: Midway vincerà a tavolino e tranquillizzerà tutti tornando a non sfornare nulla di significativo negli anni a seguire; a Free Radical, invece, andrà anche peggio: se ne usciranno con Haze. Ma a chi vuole ascoltare, la storia insegna che tutto può cambiare, e se voi avete ascoltato, Second Sight vi aspetta palla al centro, pronto per la sua rivincita. Dategli una seconda possibilità, dategli un secondo sguardo. [8]

console gamecube/ps2/xbox/pc
sviluppatore free radical design
produttore codemasters
anno 2004
provenienza uk

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