Un passo avanti

2 lug 2008 di

Ignition 006

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È di qualche settimana fa l’annuncio che Resident Evil 0 – originariamente apparso su GameCube – verrà presto ristampato su Nintendo Wii. Operazione niente affatto sorprendente, vista la comune pratica capcomiana di ristampare più e più volte i propri best seller, talvolta sottoponendoli a pesanti restlyng (Resident Evil Rebirth), talvolta invece limitandosi a più economici porting (RE2&3 su GameCube). Niente affatto sorprendente, parimenti, ho trovato la reazione di una grossa fetta di giocatori attivi sui maggiori forum italiani di videogiochi. Ogni qualvolta un titolo venga ristampato, si tratti di un porting/remake o una nuova “edizione speciale”, pare sollevarsi un polverone di chiacchiere e veleni.

Il produttore che decide di ripubblicare il proprio cavallo di battaglia, a distanza di qualche tempo dalla prima uscita, è spesso visto come una sorta di grande cancro dell’industria. Chi si scandalizza – o finge di farlo, giacché scandalizzarsi davvero per una cosa del genere non lo reputo possibile; chi grida al tradimento, chi allo spreco di fondi e chi alla deprecabile mancanza di coraggio/inventiva/rispetto per i fan. La riedizione a 128 bit di Resident Evil fu vista come una bieca operazione commerciale e nient’altro (salvo poi essere idolatrata per anni). Per non parlare della sorte del quarto capitolo, apparso su GameCube, PlayStation2 ed infine Wii. Ancora: le puntuali edizioni “director’s cut” dei vari Metal Gear Solid, l’edizione speciale di Devil May Cry 3, il remake per PS3 di Ninja Gaiden… Ogni volta, state certi, in tanti si sono lamentati. Pratiche del genere uccidono la varietà, l’inventiva, sono finalizzate al solo guadagno (e vorrei ben vedere), a spillare quattrini ai poveri giocatori desiderosi soltanto di qualche buon videogioco. Non ho interesse qui ad “analizzare” una per una tali risibili motivazioni, non c’è spazio e non ce n’è nemmeno bisogno. Chi ha un minimo di buon senso si renderà conto che nessuno obbliga nessuno ad acquistare la terza versione di Resident Evil 4. Nessuno può averne un bisogno reale – non si tratta certo di un bene di prima necessità, e chiunque non sappia resistergli, avendo già una delle altre versioni, dovrebbe biasimare se stesso più che l’etichetta sulla confezione del gioco.

Il punto, in questo mio breve editoriale di maggio, è decisamente un altro. Mi preme mettere in evidenza come, credo, porting e riedizioni varie siano un segnale decisamente positivo per il futuro del videogioco.

Da sempre, un punto fermo nelle convinzioni condivise circa la natura del videogioco riguarda la sua endemica obsolescenza. Il videogioco è sempre stato figlio del suo tempo, perché tecnologicamente legato a standard dalla vita brevissima. Questo, credo, è il motivo principale per cui il videogioco, ancora oggi, trova assai difficile la via dell’emancipazione, la via verso il riconoscimento unanime del suo posto nella cultura odierna, che pure ha di fatto conquistato da tempo (i miliardi che gli girano intorno e la diffusione del brand PlayStation ne sono un incontestabile indicatore). Il suo inesorabile “scadere” nell’anacronistico, in un’era in cui la tecnologia setta gli standard di vita dei più, gli nega fra le altre cose l’attenzione che meriterebbe per le sue potenzialità mediatiche.

In un simile scenario, io credo che un Resident Evil Rebirth sia l’equivalente di uno Star Wars rimasterizzato in digitale, o di un Blade Runner in alta risoluzione: operazione commerciale, necessariamente, ma in primis un modo per proporre al pubblico di oggi un’opera di valore del passato. Libri, film e dischi si ristampano/rimasterizzano da anni, è la regola ed è un bene che sia così. I videogiochi invece vengono lasciati lì a marcire, tra le pieghe del tempo. Ma ogni volta che un vecchio gioco viene ripubblicato, mi pare di assistere ad un nuovo passo verso il raggiungimento di quella dignità, tutta particolare, che per l’oggetto della nostra passione sogniamo da anni.

Non acquisterò RE0 per Wii perché posso farne a meno, ma credo che Capcom dovrebbe essere presa a modello dagli altri produttori di videogiochi più che denigrata dai fan in preda a tempeste ormonali. Perché pur mirando al guadagno – da normalissima azienda – continua a spingere il videogioco sempre qualche metro più in là.

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