Digital Devil Saga 1 & 2
Digital Devil Saga fa parte della prolifica serie Shin Megami Tensei, dalla quale eredita, come gli altri capitoli, il particolare stile grafico, le cupe ambientazioni e il vasto campionario di mostri e demoni. È però un capitolo atipico, quasi un esperimento: alla struttura di gioco semplificata e al grado di difficoltà decisamente più abbordabile del solito, DDS affianca un comparto narrativo di importanza assolutamente centrale, laddove opere come Nocturne o Persona 3 hanno la loro ragion d’essere nell’esplorazione e nel combattimento. Il gameplay di DDS è dunque ridotto all’osso: non è possibile arruolare né fondere demoni, non esistono persona da evocare. Resta solo la struttura base da dungeon crawler, snellita sia nell’estensione sia nel carico di incontri casuali, e restano le atmosfere cupe – ma anche surreali e oniriche, nel finale del secondo capitolo – già particolarmente apprezzate in Nocturne.
Ma più di gameplay e ambientazioni, di Digital Devil Saga vi resteranno impressi i segni dei calci in faccia. Quelli che la minisaga di Atlus sferra senza risparmio sui suoi inermi protagonisti, e di riflesso sul giocatore che quei personaggi, in un modo o nell’altro, ha cominciato ad amare. Coltellate di dolore emotivo sprigionate dalle spire di un intreccio spietatamente lucido, che racconta le emozioni umane stritolando i suoi protagonisti in una morsa senza respiro. Prima di un racconto di fantascienza intriso di pseudo teologia, Digital Devil Saga è un dolente ritratto dell’uomo. L’eccezionale sceneggiatura di Tadashi Satomi e Yu Godai, il taglio fanta noir di alcune cut scene e quello superbamente action di altre, sono solo la facciata di una messa in scena cristallina e pungente di rabbia, amore, crudeltà, egoismo, istinto di sopravvivenza. Serph e Sera, Cielo e Argilla, Heat e Angel sono ognuno a suo modo incarnazione dell’animo umano, in ogni sua possibile sfumatura: esseri umani che sono ciò che la vita li ha resi, nel bene e nel male…
Ciò che distingue DDS, tra gli altri meriti, è la sorprendente coerenza di ogni sua componente. Coerenza ludica, incarnata da un gameplay privo di fronzoli, ridotto all’osso e per questo latore di una forza tutta particolare, irresistibile. Coerenza tematica tra i differenti codici, poiché impianto ludico e narrazione si sposano perfettamente nei contenuti e nell’estetica. Coerenza narrativa, infine, poiché la splendida trama si dipana attraverso una struttura a mosaico dove ogni nuovo tassello aggiunge credibilità e senso al disegno generale, invece di aprire falle come accade spesso in ambiente JRPG.
La stessa divisione dell’opera in due capitoli, oltre a rispondere ad ovvie necessità commerciali, riflette la suddivisione interna della vicenda, tutt’altro che arbitraria. Va detto che tutto il primo capitolo, ricco più di incontri casuali che di inserti narrativi, è una sorta di grossa anticamera alla ‘vera’ storia del gioco, raccontata in DDS2. Un’anticamera niente affatto sterile però: è all’interno del Junkyard che la personalità di protagonisti ed antagonisti si forma e si afferma, sulla scia delle battaglie sanguinose ed insensate combattute da Serph e compagni. È qui che quei personaggi cominciamo a comprenderli, ad amarli; è qui che i primi calci in faccia colpiscono con forza e inaspettatamente. Il pre-cliffangher è una frustata alla schiena, il cliffangher uno stimolo ai dotti lacrimali. Poi, con le prime immagini del secondo capitolo, il mondo va sottosopra. Qui ‘esplode’ la vera storia di Serph, di Sera, di Angel e Gale, qui tutti gli interrogativi della prima parte trovano la loro – lucidissima – risposta, spesso ben diversa da quella che immaginavamo. DDS2 è un turbine di colpi di scena e capovolgimenti di fronte, un massacro sistematico delle aspettative di personaggi e giocatori, un rivelare l’uomo e le sue bassezze sarcastico e disilluso.
Parimenti, è una storia di fantascienza basata su un’intuizione da hard sci-fi affascinante, che esprime una concezione teologica decisamente avvincente. Nell’incedere sempre più frenetico della trama il destino dei singoli individui riflette il disegno generale, che fa capo alla misteriosa entità apparentemente responsabile del rapido e irreversibile degrado della Terra. Il finale, agognato ed atteso, giunge con toni inaspettatamente lievi e un significato fortemente universale: l’impatto è certamente inferiore a quanto ci si aspettava, ma si tratta della chiusura di un cerchio dal raggio infinito che altro verso non potrebbe conoscere. E anche qui, il destino dei personaggi chiave appare preannunciato in alcuni tratti del gameplay sperimentati in precedenza, a ulteriore conferma della miracolosa coerenza interna di questo grande prodotto.
Digital Devil Saga affascina, ammalia, sferza, commuove, appaga il cuore e la mente. È ciò che accade quando un gameplay esaltante incontra una delle migliori trame mai raccontate da un videogioco: un’opera più unica che cara, indimenticabile. Proprio come i segni di un calcio in faccia. [9]
console: ps2
sviluppatore: atlus
produttorre: atlus
versione: pal/ntsc
provenienza: jap




















