No More Heroes OST
Le opere di Goichi Suda – Suda 51 per gli amici – sono decisamente qualcosa di particolare, nel bene e nel male. Politicamente scorrette, visionarie e caleidoscopiche, opprimenti e ripetitive, inconfondibilmente nipponiche, eppure diverse da ogni altro videogioco nipponico. Un complesso di caratteristiche determinato pure, e in grande misura, dalle colonne sonore di un compositore capacissimo nel cogliere le atmosfere sudiane e tradurne in musica l’essenza. Già autore delle colonne sonore di Michigan e Killer 7 (nonché del soundtrack dello scoppiettante God Hand), Takada firma l’OST di No More Heroes puntando su una dose massiccia di tritolo, che coglie appieno lo spirito action ‘old school’ del nuovo simulatore di spade laser di Capcom.
Le anime di questo sostanzioso disco, raccolto su tre CD (che comunque contengono anche un buon numero di effetti sonori) sono almeno tre: una genuinamente jazz, una più aggressivamente rock, una terza più poderosamente techno, sospesa tra dance e atmosfere ambient comodamente avvolgenti. Il tema principale del soundtrack, che accompagna Travis Touchdown lungo buona parte delle sue avventure, spadroneggia nel corso di tutta la OST reincarnandosi più e più volte nelle varie anime di questo disco. Dal rock al jazz passando per l’elettronica, il tema di No More Heroes rappresenta insieme orizzonti e limiti di questo lavoro: da una parte il vasto spettro di suoni e arrangiamenti, dall’altro una ripetitività di fondo che a lungo andare comunica la sensazione di ascoltare sempre il medesimo pezzo, seppur sfumato diversamente ogni volta. Non è certo un problema insormontabile, per carità, ma ridimensiona in qualche maniera la statura dell’opera, più difficilmente ascoltabile come opera stand alone di quanto a prima vista possa sembrare.
Nonostante questo, No More Heroes OST ha parecchie e cazzute ragioni dalla sua. Fork in the wall, Do Not Destroy, Walk like this, K-Ent con il suo sax malinconico, Gorgeous Blues col suo blues jazzato e incalzante, costituiscono il lato jazz raffinato e malinconico dell’opera; e se anche la qualità delle composizioni non brilla per originalità, l’OST ne guadagna comunque parecchio. C’è poi la componente più graffiante, più rock, che duole ammetterlo ma è quella meno riuscita. Riff e arrangiamenti troppo scontati scandiscono i minuti di Steel Python, Hot Dreams, Heat in you Hand e No More no More Heroes, forse il brano più riuscito della trancia. Nulla di indigesto, ma anche nulla per cui sia facile esaltarsi, se non armati di wiimote davanti alla TV…
La terza, preponderante e pulsante anima di No More Heroes OST gronda techno music da tutti i pori. Talvolta sui terreni della dance, come nel caso dell’incalzante Bluebarry Chesecake Brownie, più spesso su quelli più morbidi e caldi dell’ambient, anche se sempre e comunque con l’acceleratore premuto a tavoletta. Seasons of the Samurai, Ten Tons of Titanium, Sun on the Ceiling, Samurai Summer, Pleather for Breakfast, Dynamite Rider e tante altre: l’anima più viva dell’opera di Takada è un trip estraniante e martellante, esattamente come la condotta di gioco che No More Heroes impone nei suoi momenti più sadicamente action.
Dulcis in fundo, il sostanzioso disco propone una serie di chicche che vanno a punteggiare i tre principali percorsi musicali, come stazioni di sosta dal ritmo più leggero e scanzonato. Ben quattro brani tengono alta la bandiera della scena cheap tune (Righteous Triumphant et cetera, Chipster Dash, Let’s fight a boss ed Electric ladder), che con le loro sonorità a 8 bit segnano i riferimenti metatestuali di No More Heroes in grande stile. Di Hustlin ‘n’ Tusslin si apprezzano invece le sonorità gitane miste ai ritornelli cantati di stampo hip hop, mentre l’unico brano orchestrale del disco, Staff Wars Episode I, scimmiotta Guerre Stellari riuscendoci alla perfezione. Infine, The Virgin Child Makes her Wishes Without Feeling Anything, col suo piano discreto e i suoi crescendo, chiude in bellezza un disco senza dubbio interessante.





















