Dungeon Explorer DS

2 apr 2008 di

Iron thumbs

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La ridente cittadina di Confine (sic.), che farà da base alle vostre operazioni, si sviluppa ai piedi di un’antica piramide in cui tanto tempo fa è stato rinchiuso un dio malvagio. Un sacerdote, malvagio pure lui, ha rubato una delle uova del dio e ha cercato di farla dischiudere fuori dal tempio. Più o meno, la storia è questa: talmente poco sviluppata da risultare un mero pretesto per farvi viaggiare da dungeon a dungeon e combattere un sacco di nemici, tutti più o meno identici e dai medesimi pattern d’attacco. Il riciclo è indiscriminato, tanto da far cadere le braccia.

Un altro motivo di disappunto è dato dal comparto tecnico, che dovrebbe rappresentare in un 3D isometrico tutte le location del gioco. Be’, per rappresentarle le rappresenta, ma così male e così poveramente che forse una Yarouze avrebbe saputo fare di meglio. Una piccola consolazione viene dai personaggi, facilmente distinguibili, cosa non da poco per gli NPC delle città, considerato che armi e vari tipi di oggetti devono essere comprati specificamente in appositi negozi. Purtroppo i grafici hanno rappresentato la foggia di armi e armature solo nella schermata di equipaggiamento e non sul proprio avatar, probabilmente per non appesantire troppo il motore grafico. Senza donargli un po’ di varietà, vi ritroverete per una decina d’ore scarsa a guardare il solito pupazzetto che prende a mazzate tutta la fauna nemica che incontra. Se non vi si spezzerà prima il pollice sinistro.

A causa della rappresentazione isometrica per la maggior parte del tempo ci si sposta in diagonale, il che è decisamente una tortura. Il peggio accade quando si tratta di colpire un nemico. Con l’arciere il problema non si pone, grazie all’auto lock-on che posiziona il nostro avatar nella direzione giusta, ma con le altre due classi è, di nuovo, una tortura. Spesso i nemici fuggono obbligandovi ad inseguimenti interminabili, neanche fosse un dog-fight di un Ace Combat qualsiasi.

La difficoltà generale è molto bassa e non ci sono particolari ostacoli per raggiungere il finale posticcio. E’ possibile ricominciare l’avventura ad un livello di difficoltà maggiore, molto più impegnativo, mantenendo statistiche ed equipaggiamenti: dettaglio estremamente utile, che permette di guadagnare in fretta ulteriori livelli d’esperienza e relativi punti bonus. Tutto ciò, in vista dei cinquanta piani della piramide sul cui fondo è possibile schiantare il vero boss dei boss, che comunque resta opzionale e non conduce ad alcuna conclusione effettiva (don’t ask). Nell’avventura normale sarete sempre da soli senza NPC che vi affianchino; in compenso potrete entrare in possesso di un Owon, un robot a forma d’uovo capace di seguirvi e combattere al vostro fianco, secondo alcuni parametri di IA liberamente regolabili (ma comunque poco efficaci).

All’inizio del gioco si può scegliere tra tre classi; queste hanno già un paio di abilità peculiari. Immediatamente dopo, sarete spediti a diventare discepoli di una scuola di combattimento. Ed ecco la fregatura: sarete al centro di un cerchio formato dalle effigi delle scuole, mentre queste si illuminano in senso orario, e dovrete affidarvi alla fortuna e premere un tasto per fermare la ‘roulette’ e scoprire a quale scuola il fato vi avrà assegnato, senza possibilità di mutare schieramento (a meno di scoprire un metodo piuttosto nascosto per ripetere l’intera procedura di selezione). Alcune scuole fanno schifo, altre invece dispongono di tecniche piuttosto utili. Ogni scuola ha due stili, alternabili in qualsiasi momento, e dispone di arti specifiche. Tramite l’uso ripetuto e il continuo massacro di mostri si sbloccano nuove arti, mentre ogni cinque “frammenti” raccolti vi verrà permesso di assegnare liberamente un punto all’arte che volete. È interessante notare come qualsiasi oggetto lasciato dai nemici venga automaticamente incamerato nel proprio inventario o spedito direttamente alla banca in città, nel caso non abbiate più posto.

Tornando agli stili, questi possono essere cambiati in tempo reale tramite una procedura che può essere semplice (se attorno a voi c’è il deserto) o macchinosa e frustrante (se siete nel bel mezzo di una battaglia). Mentre R aggancia i bersagli, L vi fa accedere alla schermata in alto a destra tra cui navigare con i tasti direzionali. Da qui è possibile selezionare quali oggetti e arti collocare sui tasti a disposizione e passare da uno stile all’altro. Lo stile è definito da un colpo extra utilizzabile quando l’apposita barra è al massimo. La barra si carica velocemente da sola, ma si scarica subito al minimo attacco normale. Da notare come certi boss effettuino dei contrattacchi particolari, se colpiti dagli attacchi speciali associati agli stili, rendendo il combattimento molto più impegnativo (e spesso mortale, per i vostri PG).

La maggior parte dei nemici appartiene alla razza dell’attaccare a testa bassa, l’unione fa la forza: non potrete far altro che fuggire o girar loro attorno. Dove possibile, tuttavia, basterà fare in modo di mettere tra voi e loro un ostacolo, e vi si incastreranno, cercando testardamente di passarci attraverso. Davvero deludente, come quasi tutto ciò che compone questo pezzo di software: statene alla larga. [3]

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