No More Score?

2 apr 2008 di

Ignition 005?

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“Tutto è simbolo” – Oswald Spengler

Tutto è simbolo. La falce e il martello, il colore rosso, l’omino e la donnina sulle porte dei bagni pubblici. Tutto ciò che è altro da noi è simbolo, ad ogni livello, poiché è simbolica la nostra intima rappresentazione del mondo: non potremo capire nulla, del mondo, se non fossimo incessantemente impegnati a trasformarlo in simboli, talvolta comprensibili unicamente da noi singoli esseri umani che li creiamo, talvolta appositamente studiati per poter essere compresi dai più, di modo che la nostra comunicazione extra-ferormonica – sempre e comunque simbolica – giunga a buon fine.

Anche i voti, qualunque sistema di valutazione che preveda numeri, lettere o percentuali, sono ovviamente un simbolo. Un sistema simbolico spesso chirurgico, concepito per comunicare in modo immediato ed esente da equivoci uno specifico valore, si tratti del valore di un’opera o di una persona. I voti dati ai videogiochi sono un simbolo forte, potremmo dire. Un simbolo in cui è racchiuso un giudizio (pure espresso in altra forma, per esteso attraverso metafore e/o minuziose descrizioni) che attira su di sé, ogni videogiocatore lo sa bene, un’attenzione assolutamente centrale. Il voto dato ai videogiochi è forte poiché svolge una funzione che spesso va ben al di là del semplice ‘punto della situazione’. Il voto ai videogiochi trascende il suo ruolo originario, fino a scavalcare per importanza il giudizio ben più esaustivo – ma molto più complesso – costituito dal testo della recensione che lo sfoggia in calce. Il voto dato ai videogiochi ha la medesima valenza psicologica e sociale dei voti scolastici: è un simbolo che comunica immediatamente un valore asserito da terzi. Mi chiedo: se è illegittimo dare voti ai videogiochi, lo è forse darli agli esseri umani?

Apro una parentesi. Se siete lettori di Babel sarete al corrente della “polemica”, nata sul forum di Ars Ludica e ulteriormente sollecitata dall’articolo di Tommaso “Gatsu” De Benetti Votare è un nostro diritto? (pubblicato sul numero del mese scorso), riguardante la pratica diffusa e adottata finora anche da Babel di affibbiare voti sintetici ai videogiochi. Una pratica inutile, fine a se stessa e svilente, secondo i detrattori del voto sintetico; innocua e relativamente utile, stando invece a chi apprezza tale sistema. Bene, lasciate che vi spieghi in poche parole il mio punto di vista. Non sono un amante dei voti, forse qui dentro nessuno lo è. Ma nemmeno li aborro, come del resto nessuno qui dentro. So però che il voto, in qualunque forma sia espresso – e noi abbiamo scelto la più classica – è pur sempre un catalizzatore di attenzione. Un simbolo forte, che in virtù di questa sua forza cattura e costringe anche il lettore meno interessato a fermarsi un attimo e fissare quel simbolo, fino a comprenderlo. Evento in sé di poco conto, ma che il più delle volte innesca una reazione a catena di importanza capitale. Il lettore sonnacchioso sbircia il simbolo, si ferma, lo comprende. Comincia a svegliarsi. Legge le ultime righe, poi l’intero paragrafo conclusivo. Non gli basta, dunque sale di qualche riga: penultimo paragrafo. Ma ancora non gli basta, quindi sale ancora, solo che a quel punto è a metà articolo e la cosa non ha più molto senso. A quel punto il cinquanta per cento dei lettori lascia perdere, l’altro cinquanta per cento decide di leggere il pezzo per intero. Tra questi, la maggior parte attiva le proprie rotelle cerebrali e si fa un’opinione, poi passa ad altro. Alcuni si collegano al loro forum preferito e cercano il topic giusto per esporre il loro parere. In breve, producono un feedback. Che, se ancora non vi fosse chiaro, è semplicemente l’unico vero motivo per cui Babel esiste. Chiudo la parentesi.

È legittimo dare i voti ai videogiochi? Per quel che mi riguarda si, lo è. Se cinema, letteratura e musica sono forme espressive il cui valore estetico e di senso non può in nessun caso essere ridotto ad un unico simbolo, per il videogioco le cose stanno diversamente. Il VG è un giocattolo, e solo in rari casi – e mai sotto tutti i rispetti – un mezzo di comunicazione. Il valore di tale giocattolo è oggettivabile sulla base di principi quali la meritocrazia e un imparziale sistema di ricompensa e punizione, che sta alla base di ogni principio di game design e di ogni sistema di controllo valido. Tutto il resto, conta ancora troppo poco.

Eppure abbiamo deciso di toglierli, i voti. Un po’ perché siamo convinti che l’essere umano sappia comprendere il mondo per vie che esulano dalle rappresentazioni simboliche forti. Un po’ perché, privandoci di un catalizzatore tale, accettiamo una sfida difficile ma assolutamente inebriante. Ma soprattutto, perché i giudizi di valore espressi da terzi in forma sintetica ci hanno segnato – duramente – fin da ragazzi, e ne abbiamo le palle piene. Dare voti all’Uomo è una pratica orribile. Nel nostro piccolo, quel che possiamo fare è smettere di darli ai suoi trastulli. Almeno, lo faremo dal prossimo numero. Perché questo mese…

In onore della meravigliosa diversità che ci contraddistingue, giocatori e non giocatori, uomini e donne – esseri umani, abbiam deciso di votare come meglio ci aggrada. Tanti simboli differenti, tutti ugualmente forti, tutti insieme utili e inutili. Alleluia!

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