Ignition 004
“Vede la fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo” – Baustelle
È difficile resistere al mercato amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di rivoluzione e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al 2002. Ma ormai, la fine va da sé. È inevitabile…
Un tempo avevo un sogno stupido. Niente nuclei armati terroristici, speravo solo che le potenzialità del Videogioco inteso come medium, che proprio nei primi anni di questo decennio cominciavano a venire prepotentemente alla luce, cominciassero davvero ad essere sfruttate appieno. Era il 2002 e Ring, l’unica rivista di Critica e Cultura del videogioco, era appena nata con l’intento pionieristico di sviscerare questo nuovo, apparentemente eccezionale medium. Pochi anni prima Silent Hill aveva convinto tutti che qualcosa stava cambiando, che i giochi elettronici non erano più soltanto dei giochi, che la dimensione interattiva, trasformando lo spettatore in attore, aggiungeva al racconto uno spessore incalcolabile. In quello stesso anno, Silent Hill 2 e Metal Gear Solid 2 rappresentavano due ulteriori passi avanti lungo la via della maturità per un medium ancora in fasce, ma già indispensabile. Ma adesso…
Adesso il Videogioco è un corpo fragile che sa di essere morto. E forse nemmeno sogna l’Africa, forse se ne sta lì a farsi martoriare in uno stato di irreversibile immobilità. Adesso, nel 2008, mi capita di acquistare una copia dell’ultimo numero di XL per allietare un altrimenti insopportabile viaggio in treno. È il primo numero di questa rivista che compro, e lo faccio per via dell’intervista ai Baustelle contenuta all’interno: i Baustelle che vendono dischi in un modo orrendo e gridano che il liberismo ha i giorni contati. XL me li presenta così, regalandomi pure una copia di World of Warcraft valida per 14 giorni. Aggrotto il sopraciglio, pago 1.90 € e fisso quel pacchettizzato insieme invitante e terrorizzante.
Il Videogioco ha i giorni contati, credo. È difficile resistere al mercato e lo è ancora di più in questi ultimi anni, con le nuove console, con il business del gioco online da una parte e quello dell’easy gaming dall’altro. È difficile per via degli investimenti sempre più ingenti che un publisher è chiamato a sostenere, per avere una qualche possibilità che il suo prodotto sia ben accolto dai videogiocatori. È impossibile anche solo pensare a qualcosa che non sia concepito per piacere a quanti più giocatori possibile, chiamati a ripagare i costi dei videogiochi moderni. È ancora più assurdo pensare a qualcosa di significativo quando i soldi cui si brama non sono quelli dei giocatori, ma quelli di chi giocatore non lo è mai stato e difficilmente lo diventerà (ma adora agitare un Wiimote davanti alla TV). È difficile, in sintesi, servirsi del Videogioco come medium. Quanti James Sunderland abbiamo incontrato, quanti altri Rez, quanti Fumito Ueda, quanti Kojima? Dov’è finito quel Third Place su cui Sony decise di basare la campagna per la console di maggior successo della storia?
Nelle spire del mercato, io credo. In un mercato riscaldato fino al radioattivo dall’impeto ingordo di Microsoft, da un lato, e poi ampliato e determinato in un modo che ai videogiocatori interessa poco da Nintendo, dall’altro. Lungi dal trovare spazi vitali in un giro d’affari in vertiginosa crescita ormai da anni, il Videogioco s’è diviso nelle sue componenti più scontate, perdendo il suo senso del tutto, le sue enormi potenzialità comunicative. Al punto che il nostro sogno, che era anche quello di Ring, appare oggi un’utopia.
Il mercato non è morto, è più vivo che mai, il Videogioco compone poesie sulla catastrofe e le scrive sui muri con la vernice spray. Le avanguardie, quelle a posto fino al 2002, forse oggi si trovano solo nel sottobosco, nel mondo dell’indie. Mondo che, se fino a poco tempo fa pareva destinato a crescere ed acquisire importanza, oggi è ancora anni luce distante dal costituire una vera e propria oasi protetta.
Mi sento paranoico, schizofrenico come la protagonista della canzone di Francesco Bianconi che sto citando da circa 4000 caratteri. Vedo crepe e fondamenta che si incrinano. Sento che il Videogioco ha i giorni contati, che è un ragazzino in agonia.
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2 aprile 2008
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