Alla scoperta delle indie
Iniziare dal basso è comodo. Non si rischiano cadute, si ha spazio per crescere. Dal basso si ha la prospettiva delle cose, si può essere metafora o simbolo. E ci si crogiola nella mediocrità.
Per la sua prima uscita, 1492 si rotola suinamente nel concime perché trattare feci è quello che oggi le interessa. Quello che si appresta a compiere è un viaggio iniziatico. Un’iniziazione da college americano, nulla di alto.
Sotto i riflettori va dunque una trilogia di merda che è appunto metafora (Shit Game), simbolo (Porcondicio) e mediocrità (Animal Launch). Un viaggio ideale, ma non troppo, con l’escremento come unico filo conduttore. Una prospettiva del mondo indipendente vista da uno scarafaggio stercoraro. Poteva andare peggio. Ma anche no…
SHIT GAME
E’ un’erudita metafora quella con cui Mark Johns battezza il suo mini progetto. E non è da meno nell’introdurlo: “…con qualsiasi altro nome sarebbe comunque merda” è il lapidario commento rivolto più alla scena di cui fa parte che al suo stesso lavoro. Shit Game è lo specchio attraverso cui si riflette la mancanza di idee delle produzioni indipendenti (ma anche dell’industria dei videogiochi nel suo complesso): infiniti rimescolamenti di mattoncini per ricreare sempre la solita merda; progetti abbozzati ma mai completati; engine di gioco più interessanti per i loro bachi che per la loro effettiva funzionalità. In Shit Game c’è tutto questo. C’è uno stile grafico annoiato e infantile, abbozzato su Paint senza revisione alcuna. C’è un motore di gioco che coscientemente sfrutta finti bug ai fini del gameplay (si può passare attraverso le piattaforme, scalarle, muoversi all’interno dei livelli in un eterno loop). C’è un sottofondo musicale che ripercorre in chiave MIDI alcuni dei successi da hit parade dell’ultimo paio di lustri. Nella sua incompiutezza Shit Game è un piccolo capolavoro parodico. Il rifiuto di facciata di qualsiasi forma di innovazione non fa che amplificare le idee interessanti che il codice reca con sé. In pochi livelli Shit Game propone un platform mai noioso, a tratti sorprendente per varietà e intuizioni. Sublima il tutto con uno stile estetico che, per quanto ruvido, risulta carico di personalità: un incubo di stretta attualità, popolato da occhi indagatori e aerei kamikaze.
Nell’intento di criticare l’assenza di originalità, sforzandosi di incarnarla in maniera emblematica, Mark Johns, magnificamente, fallisce: Shit Game è senza dubbio un’opera meritevole d’attenzione. Ironicamente ben più interessante di Space Barnacle, progetto, questo sì, derivativo (pur se per scelta) al quale Johns sta lavorando da un paio di mesi. Una stridente contrapposizione se la tara sono i soli sette giorni di gestazione di Shit Game.
Scaricate Shit Game a questo indirizzo http://doomlaser.com/dev/shitgame.zip
PORCONDICIO
Soffia forte il vento dell’antipolitica, del grillismo, del populismo e di tutti gli altri ismi giornalistici. Soffia così forte che può capitar di veder volare merda. E di riceverla in faccia. Almeno se si fa parte della decrepitocrazia italiota e se ci si trova, proprio malgrado, in un flash game concepito da Simone Tagliaferri e realizzato da Carlo Piscicelli.
Porcondicio è lo sfogo dell’uomo medio, quello del “è tutto un magnamagna”. Se il rimedio alla pastetta è un inno balistico/scatologico indirizzato al gerontocrate di turno, ben venga. Perché, in fin dei conti, è qualcosa che tutti vorremmo fare. Perché in fin dei conti, te lo dice anche il gioco, siamo tutti un po’ qualunquisti.
Meno tasse? Tiè, ‘na bella pallottola di merda. Il tema del lavoro? Un’altra bella mitragliata di liquame. La struttura, nei limiti della sua essenzialità, fugge il banale tramite un bilanciato schema di rischi/ricompense (a patto che non si clicki a tutto spiano). Prioritario è colpire le panzane elettorali prima che esplodano, metaforicamente intontendo l’elettore, e più concretamente portandolo al lapidario giudizio che accompagna il game over. Colpire gli stronzi con gli stronzi, dunque, indirizzando il frutto della defecatio verso i faccioni che popolano la tv (oramai IL non luogo del teatrino politico) e così accumulare punti.
Porcondicio (sì, può sembrare una bestemmia) non si gioca, si gode. E’ liberatorio, goliardico, in sintesi: divertente. Quando il Vespa-vespa irrompe sullo schermo; quando il pagliaccesco Berlusconi trotterella per il video sulle note de L’Entrata dei Gladiatori (invero reiterata in modo un po’ irritante); quando l’escremento intercetta il cachemire di Bertinotti non deflagra unicamente la palla di letame ma anche parte della frustrazione nei confronti dei nostri governanti, in un grezzo e satirico antistress.
Giocate a Porcondicio a questo indirizzo http://arsludica.org/games/porcondicio/
ANIMAL LAUNCH
E’ difficile definire un progetto come Animal Launch. E’ difficile, senza bestemmiare.
Appartenente alla categoria dei flash game “da lancio”, Animal Launch prende tutto ciò ce c’è di buono in uno Yetisports qualsiasi è lo getta nel cesso. Tirando l’acqua. Non prima di aver utilizzato lo spazzolone.
Non c’è traccia di intelligenza nel suo design, né attrattiva nella sua estetica. Potrebbe essere considerato una parodia del genere di riferimento, ma prova troppo tenacemente a darsi un tono, modificandone la struttura di base, per essere considerato trash intellettuale. Animal Launch è semplice, puzzolente, inutile cacca. Degno della cazzuola laser di Shpalman. Così orripilante da far tenerezza: con la sua musica irritante; con la sua scelta tra tre diversi animali da lancio che non assomigliano in nessun modo a quello che vorrebbero rappresentare; con i suoi bug (m’è rimasto incastrato il gatto); con la sua invadente noia. Animal Launch non è un titolo che tratta merda, eppure è, ironia dell’incapacità umana, il vero emblema di questo trittico di stallatico. Complimenti ad AK Games.
Giocate a Animal Launch a questo indir… no, non fatelo. Vogliatevi un po’ di bene.
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