Votare è un nostro diritto?
Non cercherò nemmeno di nascondere la soddisfazione che provo nel vedere i lettori di Babel crescere di giorno in giorno. Quattro mesi fa non sapevamo nemmeno se partire, oggi possiamo già contare su un piccolo gruppo di fedeli lettori che aumenta in maniera lenta e costante. La scelta di introdurre la lettura del magazine anche online su Issuu, affiancata al classico download del PDF (sia lodato Paolo Franchini per l’hosting), si è rivelata vincente ed ha portato molti potenziali lettori a dare una pigra occhiata alla rivista. Pigra occhiata che, a quanto dicono le statistiche, si è trasformata in più di un caso in soggiorni reiterati presso i nostri lidi. Se pensate di esservi persi qualcosa, fate un salto su http://issuu.com/babel/docs/babel004.
É per questo motivo che credo sia ragionevole rispondere al feedback dei lettori, positivo o negativo che sia – e cerchiamo di farlo, giuro, sui forum e nei newsgroup – cercando di coinvolgere anche te, amico orsacchiotto, nel processo propositivo che ci porterà progressivamente a scrivere una rivista migliore.
L’assist in questo caso mi arriva da una discussione incendiatasi sul forum di Ars Ludica (http://arsludica.org/forum/index.php), relativa al muro di Berlino metaforico che da sempre divide lettori e recensori: i voti.
AIO (lo stesso di RadioGame, se siete pratici di podcast), ci dice “[recensioni] così brillanti, ma che poi sfoggiano il famigerato voto numerico? Almeno Ring tentò la via della valutazione in lettere per uscire dal banale. Ragazzi, avete la libertà di sperimentare: non sciupatela” e ancora, con ironia “Sì, infatti i videogiochi, che sono per gente in età scolare, hanno bisogno del voto. Il cinema, la musica o i libri, che sono per gente più adulta, invece no. Rendiamoci conto di quello che il voto numerico sta portando ignobilmente avanti a livello culturale”. Marco “Il Pupazzo Gnawd” Barbero, aggiuntosi recentemente alla redazione ma da anni fra le nostre conoscenze più fidate, ribatte con un “Potremmo ergerci a educatori delle masse ed eliminare il voto. Oppure potremmo confidare nell’intelligenza di chi ci segue e sperare che per lui il voto non sia il sacro Graal su cui far vertere l’intera discussone in merito a un dato articolo.”
La questione è indubbiamente delicata e complessa. Fiumi di parole – che neanche i Jalisse – sono stati spesi fin dal diciottesimo secolo cercando di venirne a capo senza risultati apprezzabili. Il problema, antico Giano Bifronte, ha due facce, e sfortunatamente una esclude l’altra: il voto, di qualsiasi tipo, numerico o altro, permette di farsi un’idea del gioco ancora prima di iniziare a leggere. Per contro, spesso si trasforma nell’unica cosa importante della recensione, diventa il fulcro della polemica e lascia i recensori confusi e infelici, mentre brancolano nel buio cercando di capire se qualcuno ha speso anche due minuti a leggere la loro opinione.
Il motivo per cui Babel ha iniziato il suo percorso ripiegando sulla classica scala da 1 a 10 (senza mezzi voti) è presto detto: è semplice da capire, è il sistema che adotta anche la più nota rivista anglosassone e, vista l’assenza dei mezzi voti, ben si presta a generare rumore attorno al progetto. Per contro, con l’innalzarsi della qualità media dei titoli (mai come quest’anno ne abbiamo infilzati tanti nello stesso spiedo) corriamo il rischio di ritrovarci, come è successo su Babel 003, con quattro recensioni su sette che si concludono con un 9. Non che sia un dramma recensire bei giochi, ma in prospettiva futura la cosa si fa preoccupante. Il medium inizia a diventare maturo e di giochi orribili ne vedremo – in proporzione – sempre meno. Ha quindi ancora senso fissarsi sul voto quando, tra l’altro, ci vantiamo di avere delle recensioni “diverse dagli altri”, approfondite e ben scritte?
Ai tempi di Ring un compromesso l’avevamo trovato. Il metodo SABCD (Super Alphabetic Blessing Code Deluxe) consentiva di categorizzare un gioco in maniera diversa da quella di una pagella scolastica. Una lettera indicava se il prodotto in questione spostasse in avanti l’intero settore, fosse “solo” ottimo, avesse dei buoni momenti accompagnati da alcune colpevoli mancanze, meritasse il cestone dell’usato o fosse proprio merda sciolta. Inoltre, il cosiddetto Ring Seal ci garantiva di “marchiare positivamente” anche brutti giochi che per un motivo o per l’altro erano assolutamente da provare per un qualche tipo di illuminazione che, pur non portata a compimento, rappresentava un’assoluta novità nel settore. Il SABCD (di cui potete leggere una descrizione estesa e meno semplicistica di quella appena esposta a questo indirizzo: http://issuu.com/babel/docs/ring09, pagina 12) non era esente da difetti ma in generale funzionava bene. Molto bene, oserei dire.
Nell’esperienza Babel, questo metro di giudizio fu inizialmente scartato per prendere le distanze da Ring, visto il nome nuovo, il ricambio redazionale e i rinnovati obiettivi della rivista. Ma forse, per così dire, siamo stati un po’ frettolosi nello spazzare la polvere sotto al tappeto. Magari nell’urna cineraria di Ring c’è ancora qualche osso in buono stato che vale la pena rosicchiare.
Prendetevi un attimo, riflettete sulla questione, visionate il SABCD ed, eventualmente, proponeteci le vostre idee sul blog o suoi forum: Babel ha bisogno di sapere se votare è un suo diritto oppure no.




















