Burnout Paradise
Chi lascia la strada vecchia per quella nuova… c’ha le corna. Non è poi tanto difficile immaginare la fatale riunione che ha partorito questo inusuale seguito. Con tanta voglia di fare i fighi e le bandiere rosse al cielo per gridare rivoluzione, Criterion sgombera il campo dalle accuse di immobilismo e reinventa il suo Burnout. In questo pazzo mondo dell’intrattenimento c’è chi lo definirebbe coraggio. Io guardo in faccia Paradise e gli sputo negli occhi, perché a lanciarsi contro un muro a centoventimila chilometri orari non si è solo coraggiosi: si è pure stronzi.
Il primo giro è una ventata d’aria fresca. Scegli la macchinina, vai dal carrozziere, raccogli punti al benzinaio. L’ingresso al paradiso è come una giornata di merda, ma con più incidenti. C’è un mondo di semafori là fuori, e, se è vero che ognuno reca del divertimento, è pure impossibile ritrovare in tempi brevi la via per un incrocio particolarmente attraente. Tra il disperso e il disperato, il giocatore cerca di montare i pezzi della prima tornata, perché è certo che lo smarrimento diverrà sicurezza e il disagio solo un brutto ricordo. Tra un milione di modalità e cento miliardi di cancelli, cartelloni e salti volanti, però, un uomo saggio sa già intuire dove finisce il mare. E trema spaventato.
Burnout Paradise è come la Nutella sui fiori di zucca fritti: sembra buono all’inizio, ma ha degli effetti collaterali. Al secondo giro, incastrati su una ferrovia che non lascia via d’uscita, i dubbi si son fatti difetti. Primo, è inumano ed amorale chiedere orientamento a chi sta evitando il traffico, contromano e a quinta inserita. E infatti in Paradise ci si schianta, come prima e più di prima, più mentre si cerca di arrivare a destinazione che quando si corre per vincere una gara. Secondo, è folle pretendere di raggiungere la partenza sulle proprie zampe, soprattutto se, per fare lo sborone, hai pensato ad un centro pulsante di vita e ad una montagna buona solo per le vacche. Terzo, e pure mi incazzo, non ha senso sostituire la maschia caccia al takedown con l’innocua e mortificante collezione di sfide di squadra. Quarto, e non ci si crede, ma come diavolo gli è saltato in mente di eliminare i maestosi e tattici incidenti simil flipper? Tra un salto in compagnia e un cartello da spiegare, il saggio somma il bene e sottrae il male e si ritrova in rosso con più di un conto da pagare.
Il terzo giro nella ricca e graficamente maestosa Paradise City non ha un futuro, perché le palle si sono fatte quadrate e la nostalgia ha già preso il sopravvento.
Offline manca la sfida. A pareggiare le difficoltà di un mondo troppo vasto e complesso, Criterion ha strategicamente rincoglionito gli avversari fino a renderli partecipanti senza pretese. L’effetto tira e molla, come prima e più di prima, trasforma la competizione in una ragionata e poco frenetica caccia all’ultimo sprint. Una passeggiata amichevole fino all’ultimo miglio, quello dove non è difficile sorpassare tutti per guadagnare un gettone.
Online manca la guerra, con metà degli amici persi da qualche parte a bestemmiare e l’altra metà assuefatta dalla raccolta di diabolici cancelli. Quello che importa è che, gare vere e proprie alla mano, l’incontro è raro, occasionale e quasi mai gustoso.
Il saggio sono io e quando conto pregi e difetti dell’ultimo takedown, non trovo nulla da raccontare alla famiglia. Tutto quello che in Paradise è nuovo, è pure la brutta copia dei fasti del passato. Tutto quello che in Paradise è vecchio, invece, è stato privato del piacere malato di un’esperienza mordi e fuggi. Come aggiungere le coccole al sesso a pagamento, senza un orgasmo e con un prezzo più alto.
C’è del divertimento sottopelle, ed è per questo che la critica si fa tanto feroce, perché è senz’altro peggio veder sprecata della buona meraviglia che assistere alla morte di un’ignobile nullità. La furia stradale non ha perso colpi, qualche gara ha ancora un buon sapore e di ciccia ce ne sarebbe abbastanza per accontentare un Homer Simpsons. Ma manca il maiale, quello buono, e manca la birra, quella buona, abbastanza per gridare allo scandalo. [6]
Genere: Guida
Piattaforma: 360
Softco: Criterion Games
Publisher: Electronic Arts
Versione: Pal




















