Silent Hill Origins

2 feb 2008 di

Original Soundtrack

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Come il gioco di cui è colonna sonora, anche Silent Hill Origins OST è un ritorno al passato. Alle origini, come il titolo stesso dice, ma origini che più che essere riscoperte sono solo reintrerpretate dalla cima del percorso che Akira Yamaoka ha compiuto con i suoi celebri lavori, negli ultimi dieci anni. Ecco dunque la chitarra gitana che si affaccia fugace a richiamare il celebre mandolino del tema principale del primo Silent Hill; ecco il frastuono, lo sferragliare industrial ossessivo che riprende a rumoreggiare in musica in una buona parte dei nuovi pezzi; ecco l’ambient soffusa e inquietante, il piano diafano e carezzevole, ecco infine il sano e sanguigno rock che ha distinto le OST di Silent Hill dal secondo episodio in avanti. SHO OST è un nuovo, grande disco di Akira Yamaoka. Senza dubbio più coeso e ispirato del precedente Silent Hill 4 OST, privo dei discutibili esperimenti avant jazz di quest’ultimo, nuovamente teso a costruire l’atmosfera di un’esperienza avvolgente piuttosto che limitarsi a sussistere brancolante in funzione solo di se stesso. Eppure, nonostante tutto, sembra di ascoltare il “solito” bel disco del folle giapponese. Nonostante la mole – 26 brani avvolgenti e succosi – si ha l’impressione che in questo disco ci sia più mestiere che vena artistica, più stile consolidato che reale urgenza di esprimersi. Yamaoka non sembra essersi sforzato poi così tanto…

Not Tomorrow 4, brano che anticipa la chiusura del lavoro (sta alla posizione 24 in scaletta) è forse quello più indicato per descrivere, in poche parole, la caratura e il sound di questo lavoro. Tonfi e attriti metallici, pulegge di un gigantesco cuore meccanico scandiscono un ritmo angoscioso ma familiarissimo, che viene direttamente dal viaggio di non ritorno compiuto dieci anni fa da Harry Mason. In breve, al frastuono ritmato si aggiunge la leggiadria di una impalpabile cavalcata al pianoforte, un’eco di quella Forest che introduceva James Sunderland al suo destino. Pochi attimi appena per viaggiare in direzione di Heater/Alessa/Cheryl e del suo incubo, sulla scia del sorprendente tessuto di armonica coesione in cui elementi così diversi sono legati insieme, nuova testimonianza della maturità stilistica toccata da Yamaoka con SH3 OST e qui definitivamente conquistata. Not Tomorrow 4 appare come una sorta di sunto, che ci parla di una fortissima componente ambient elettronica, pilastro centrale del lavoro, variegata dall’industrial più angosciante e da aperture melodiche sopraffine, seppur meno in evidenza rispetto al passato.

Il viaggio regalato da Silent Hill Origins OST si snoda attraverso straniamento e tensione tramutata in ritmo, mai troppo rapido o troppo lento. I brani di stampo rock (cantanti dalla bravissima Mary Elizabeth McGlynn), decisamente in linea con quanto prodotto da Yamaoka per la sua precedente OST, sono stazioni di sosta tra una cavalcata e l’altra, tra un’inquietudine e la successiva. Ma anche qui, Yamaoka non rinuncia a sfumare e plasmare i tessuti sonori: O.R.T. riporta di forza alle note avvolgenti della Perdition City di ulveriana memoria, Blow Back si muove più sul territorio trip pop di Portishead e compagnia. Nuovi esempi di coesione, di una nascente simbiosi tra i tanti elementi stilistici cui Yamaoka ha sempre attinto, mai come adesso sapientemente dosati e legati insieme.

Un viaggio lungo 26 tappe di estraniante solitudine, un viaggio che culmina nelle note eteree di Theme of Sabre Dance prima e nello struggente gridare l’ineluttabile di Hole in the Sky, forse il migliore tra i brani cantati. Non ci sarebbe da lamentarsi, se non fosse che…

Se non fosse che, a mente fredda e a conti fatti, Silent Hill Origins OST è nient’altro che il nuovo, ottimo lavoro di Akira Yamaoka. Grande musica ma nulla che rimanga impresso in modo particolare, grande maturità artistica ma nessun guizzo particolarmente ispirato. Il lavoro di produttore di videogiochi sembra, in sostanza, aver in qualche modo stemperato la creatività del nostro, magari costringendolo più nel profondo nei meccanismi della logica del profitto. Ad ogni modo, questo disco rassicura sulla capacità del giapponese di saper creare ancora ottima musica: sperando in un pizzico di ispirazione più autentica, possiamo attenderci dal futuro Silent Hill 5 una nuova OST da brividi.

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