Crysis

2 feb 2008 di

L’isola che c’è

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Crysis non te lo aspetti. Il mondo sarebbe profondamente ingiusto se Scarlett Johansson fosse anche dannatamente simpatica e intelligente. Eppure, dietro quell’arrapante cosmesi e quei rotondi e sensuali effetti grafici, c’è tanta di quella bontà da riempirci più di un Kinder Bueno. Non solo tette e culo, insomma, ma ormoni a sufficienza per portare il genere dal punto A al punto B. Qualunque sia la distanza che intercorre tra i due punti, spiegava Pitagora, qualcosa si è mosso.

La configurazione ottimale per vendere il mio corpo al presuntuoso mondo dei PC, però, non può prescindere dalla comodità di un salotto, dalla familiarità di un pad ben configurato e dalla grandezza di un quaranta pollici a prova di cieco, una spruzzata di milleequalcosa per setteequalcosa e un poderoso settaggio ad high di quasi tutti i dettagli. Solo qualche formalità per ricordare che Crysis vuole pure vendere schede video, tra un livello ed un altro, e per ribadire quanto non serva un pennello grande, ma un grande portafogli per guardare i Lakers in prima fila.

Pagato il biglietto, però, si viene ricompensati con quello che il grande basket definirebbe Show Time. L’isola di Crytek sorpassa le colonne d’Ercole ricordandoci che nati non fummo per giocare (solo) su console. Acqua, spiagge ed alberi inneggiano continuamente all’esistenza di Dio, perché mai si era visto di meglio. Mai erba tanto vera, mai ghiaccio tanto freddo, mai acqua tanto umida. Con l’alba sull’oceano a far dimenticare il fuoco incrociato dei proiettili, con il vento a muovere le foglie, una ad una, e con la polvere negli occhi a ricordare che tutto si muove…

E basterebbe questa virile dimostrazione di forza bruta ad annientare ogni resistenza, se non ci fosse una tuta speciale a rubarle il ruolo di protagonista. Lanciati a mille nell’azione dietro il pretesto di una trama abusata, si fatica a cogliere da subito l’essenza del frutto proibito offerto da Crysis. Affrontato come un FPS qualunque, il gioco ci scaraventa addosso una presenza nemica fin troppo robusta e massiccia per essere abbattuta. Si ha la brutta sensazione di non avere abbastanza polvere da sparo per cuocere le difese avversarie, e si arranca nella speranza di raccattare munizioni tra i pochi cadaveri affossati nella sabbia. Poi, piano piano, si comincia a ballare…

È quando si inizia a sperimentare con le capacità della tuta multiuso, che la confusione diviene sinfonia. Una melodia armoniosa che trasforma ogni passo in una mossa sulla scacchiera. Il giocatore si muove invisibile tra le foglie, guadagna metri preziosi e rapido spara al primo fante che cade a terra, senza vita. L’altro pedone è confuso, spara una raffica nel vuoto per uccidere il suo fantasma, ma una torre gli è già alle spalle e lo colpisce in pieno. E sono due. La troppa confusione allerta gli altri pedoni. Velocemente ci si lancia di fronte a loro, e, giunto il tempo di morire, si è di nuovo un fantasma. Tre, quattro, cinque, cadono tutti e non avranno mai un volto da portarsi all’inferno. Crysis permette di creare, studiare, perfezionare una tattica vincente, oppure buttare via tutto e ricominciare da capo, magari dall’alto sfruttando la meschina arte del diversivo. È possibile fare tutto questo o non fare assolutamente nulla: agire nell’ombra è un’opportunità consentita a chi sa calcolare con precisione tempi e distanze.

Con gli occhi di un bambino ancora timido, l’isola brutta e cattiva può trasformarsi, inoltre, in un sabbioso parco giochi. Conosciuto l’obiettivo non c’è mai una sola retta a congiungere i due punti. L’intero territorio può essere sfruttato a proprio vantaggio così come motorini, barche a vela e cingolati. Col favore della notte si può guadare un fiume, col calore di un sole di mezzogiorno, invece, è più saggio agire nel fangoso sottobosco della ricca vegetazione. Ancora tattiche, ancora scelte, ancora possibilità, infinite possibilità. Crysis è la libertà di un titolo Rockstar applicata alla missione principale. Sembrerebbe tanto, ma è di più.

Crysis non sarebbe lo stesso senza il miliardo di poligoni e le valigie di effetti circensi che ha legati sul portabagagli. Il gioco vive e si alimenta dello sballo procurato dallo stupore che è in grado di offrire. Incassa i profitti del duro muoversi di ogni fogliolina e non si vergogna di essere bello come Costantino di fronte alle telecamere. È narciso e presuntuoso, ma muove su schermo troppi testicoli per non poterselo permettere. Piace, diverte e veste alla moda. Complimenti alla mamma. [9]

Genere: FPS
Piattaforma: PC
Softco: Crytech Studios
Publisher: Electronic Arts
Versione: Pal

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